Roman Lob si racconta in occasione dell’uscita dell’album “Changes”


Proiettato dal nulla al tempio della musica europea a soli 21 anni. Roman Lob spera che l’Eurovision Song Contest gli cambi la vita, come è successo due anni fa a Lena. Intanto però, già la sua presenza alla rassegna, “premio” per la  sua vittoria ad Unser Star Fur Baku, il concorso di selezione tedesco, ne hanno fatto quello che ha sempre voluto essere nella vita, ovvero un cantante professionista. Il suo percorso di avvicinamento alla rassegna è professionale ma leggero.

Se ne sta sulla porta in attesa di entrare, con tutta l’umiltà di chi sa di avere per le mani una occasione unica, ma che allo stesso tempo ha saputo far tesoro di tutte le esperienze della sua carriera. A cominciare dal primo talent show, Deutschland sucht den Superstar, cui aveva preso parte nel 2007 e che gli era valso gli apprezzamenti di uno dei giurati, l’ex leader dei Modern Talking Dieter Bohlen: “Avevo dovuto abbandonare quella edizione per via di problemi di salute – racconta – e lui mi offrì la possibilità di tornare l’anno dopo ma io dissi di no perchè volevo tentare una strada diversa E’ stata una bella avventura. E anche Unser star fur Baku per me è stata una bella esperienza. La presenza di giudici importanti è stata per me una grande fonte di consigli ed credo di aver imparato molto anche dagli altri partecipanti”. 

Antidivo fino in fondo. Anche adesso che in Germania e non solo è già un personaggio e che la sua canzone “Standing still” ha già toccato il terzo posto della charts tedesca. Non a caso ha voluto chiamare il suo primo album appena uscito “Changes”, ovvero “Cambiamenti”: “Sono successe tante cose in questi mesi – dice – e ho vissuto tanti cambiamenti, ma io non voglio farmi sopraffare dall’ondata di facile successo che queste occasioni ti danno. Prendo le cose come vengono e voglio continuare a vivere giorno per giorno. Mi interessa soprattutto che la gente sia coinvolta quotidianamente dalle mie canzoni, che possa farsi accompagnare da ciascuna e da tutte durante i vari momenti della giornata”.

Nell’album ci saranno tutte tracce inedite fra le quali anche “Alone” e “Conflicted”, le altre due canzoni cantate nella finale nazionale e ovviamente il brano eurofestivaliero, scritto dal cantautore e polistrumentista inglese Jamie Cullum: “Era la mia favorita sin dall’inizio – racconta – anche se il tema è un po’ triste: parla di un ragazzo che non riesce a farsi una ragione del fatto che la ragazza l’ha mollato…”.

Nell’album c’è soprattutto tanto pop moderno e radiofonico. Uno stile che sembra calzare a pennello a questo giovane di Dusseldorf, che tuttavia annovera fra i suoi modelli musicali anche artisti di stili molto diversi: “Adoro i Paramore e Xavier Naidoo (un famoso rapper tedesco ndr)”, spiega. Anche fra le canzoni della rassegna non ha dubbi: “Satellite di Lena è la mia preferita. Ma mi piace tantissimo anche “Hard Rock Hallelujah” dei Lordi, li ho trovati davvero molto forti”.

L’Eurovision come trampolino di lancio e come modello di riferimento. Una scelta che sta tornando di moda fra i giovani tedeschi. Perché se è vero che la Germania è presente sin dalla prima edizione, non aveva raccolto soddisfazioni fino alla prima vittoria di Nicole nel 1982. “Ein bißchen frieden” è stato un successo talmente planetario da essere impresso nella mente anche di quelli come Roman Lob che sono nati soltanto nel 1990: “Ricordo che quando avevo otto anni me la fece conoscere mia sorella maggiore – racconta- Per me è stato quello il mio approccio con l’Eurovision. Poi ho apprezzato Guido Horn, e Stefan Raab. E Max Mutke. E ovviamente poi Lena. Sono diventato un vero specialista dell’Eurovision”.

E adesso si appresta a vivere la rassegna con tutta la baldanza dell’esordiente: “Credo che sarà davvero una grande occasione per farmi conoscere da tutta Europa. Cosa provo? Non so dirlo bene. Dopo la vittoria al concorso di selezione la mia mente era completamente vuota, adesso sto realizzando che sarà bellissimo fare musica in un altro paese, confrontandosi con altri artisti di varia provenienza. Sono eccitato all’idea di conoscere altri popoli ed altre culture. Le canzoni? Ne ho ascoltate alcune, ne ho sentite di belle ma non ne ho una favorita al momento. Quanto a me, aspettatevi una performance lineare, senza fronzoli. Ma al massimo della mia potenzialità”. E da buon ventunenne, ha intenzione di vivere al massimo la sua esperienza europea ed il suo soggiorno in Azerbaigian, anche al di là dell’appuntamento con la gara: “Voglio conoscere bene quella nazione e la sua gente –conclude – e poi, beh, vorrei anche andare un po’ al mare!”.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa