Ardemagni Solibello Lusenti, un trio per l’ESC della Rai: l’intervista tripla


Il duo di commentatori della finale dell’Eurovision Song Contest 2013 è diventato un trio e l’Italia schiera per la seconda volta una voce “straniera” accanto a quelle italiane: con Marco Ardemagni e Filippo Solibello, ci sarà anche l’elvetica Natascha Lusenti (per un curioso scambio di emittenti: un italiano al timone della tv svizzera, una svizzera con l’Italia), ricostituendo così il trio del mattino del popolare programma di Radio 2 Caterpillar AM. In attesa della diretta di sabato 18 maggio alle ore 21 su Rai2 hanno accettato di raccontarsi in una intervista tripla. Eccola.

Caterpillar AM

foto: Caterpillaram.blog.rai.it

EN – Marco Ardemagni e Filippo Solibello, partiamo riavvolgendo il nastro della vostra esperienza eurovisiva. L’anno scorso vi hanno chiamato a 7 giorni dal via. Qual è stata la vostra reazione (anche sapendo che lo show non è poi così seguito o conosciuto ancora in Italia)? Siete andati a riguardarvi i commenti degli altri paesi per prendere spunto o cos’altro, per prepararvi alla cosa?

ARDEMAGNI – No, tutto il tempo a nostra disposizione è stato impiegato per approfondire i temi e i protagonisti dell’edizione 2012. Per quanto riguarda il commento in senso stretto ci siamo basati su una consuetudine di oltre 12 anni di collaborazione e per quanto mi riguarda da una lunga tradizione di commenti di eventi televisivi con voce fuori campo, dai Festival di Sanremo ai match di Champions League, prima per Radio Popolare e poi per Radio2 RAI.

SOLIBELLO E’stata una piacevolissima sorpresa. Conoscevamo la rassegna, ma non quello che era diventata negli ultimi 15 anni, ovvero il più grande show musicale d’Europa, uno spettacolo straordinario. Sono rimasto favorevolmente colpito dal livello dello show, a livello televisivo ed artistico e credo non abbia nulla da invidiare ai grandi show americani. Abbiamo fatto quello che si fa in questi casi: ci siamo preparati informandoci con tutti i mezzi, compresa la vostra guida. Quest’anno abbiamo più tempo, speriamo di farlo al meglio.

EN – Natascha Lusenti, pronta per l’esordio? Come ti stai preparando?

NATASCHA – Pronta, certo. Mi sto preparando come faccio sempre. Studio l’argomento, faccio ricerche. In questo caso, è particolarmente piacevole farlo perché si tratta di musica e perché l’Eurovision mi riporta a quando ero piccola e vivevo in Svizzera e per noi in famiglia era un appuntamento fisso, da guardare in tv. E io mi emozionavo, perché per quella sera mi sentivo parte di un continente unito. Sono sempre stata un’europeista convinta, fin da piccola, anche se la tradizione di famiglia è un po’ diversa ed è più simile alla posizione politica della Svizzera.

EN – Voi commentate da Milano, mentre la gran parte degli altri commentatori, si trova sul posto? Questo vi penalizza? Come si fa a rendere all’ascoltatore sensazioni il più possibile simili a quelle che si proverebbero a commentare sul posto? Come si “evita” che un commento, per quanto brillante, possa comunque risultare un po’ meno emozionale?

ARDEMAGNI –  Rimanendo a Milano perdiamo qualcosa e guadagniamo qualcos’altro. Perdiamo in coinvolgimento ed entusiasmo, ma corriamo il rischio di farci travolgere dalla festa e fornire un commento “embedded”. Restando in Italia guadagniamo, potenzialmente, in distacco e in ironia e ci mettiamo quasi allo stesso livello dei nostri ascoltatori, anche se rispetto a loro abbiamo il vantaggio di vedere  l’anteprima del venerdì e di approfondire il discorso in precedenza.

SOLIBELLO E’vero che si percepisce meno quello che accade, però invece secondo me è quasi un vantaggio, perché abbiamo gli stessi palpiti, le stesse emozioni di chi sta a casa. Inoltre noi siamo abituati a fare le radiocronache ed in più, con i costanti contatti che abbiamo con chi è sul posto, la distanza è solo virtuale.

EN – Già l’anno scorso volevate una terza voce e con Arisa saltò tutto all’ultimo secondo. Come è nato il coinvolgimento della Lusenti per il trio? Ci sarà dunque un derby Italia-Svizzera al commento? (a proposito, ma secondo voi la canzone svizzera, in finale ci arriva?)

ARDEMAGNI Nessun derby Italia-Svizzera, avremo due conduttori che tifano Italia, una per Italia e Svizzera al tempo stesso e tutti e tre per i cantanti e i gruppi più meritevoli e divertenti. Il video della Svizzera finora è tra i più simpatici e divertenti, con questa seicento rossa carica di allegria. La melodia non è male, un rock leggero e orecchiabile, anche se io non amo i ritornelli cantati all’unisono, quasi come un coro da stadio. Ma è largamente sopra la sufficienza e dovrebbe farcela. Glielo auguro.  Perché in tre, anzi in quattro considerando la nostra Cinzia Poli che ci aiuterà su testi e gestione dei social network? Per riprodurre la situazione del nostro programma radiofonico dell’alba, Caterpillar AM: con Filippo più conduttore, Natascha più giornalista e io più battitore libero.

SOLIBELLO La Lusenti è stata una scelta naturale, visto che siamo insieme tutte le mattine, per 200 giorni l’anno. E’stata una scelta della rete, a loro piaceva il nostro modo di condurre su Radio 2 e siamo stati ben contenti che si unisca a noi. E poi Natasha Lusenti sarà la nostra arma segreta,  con lei ci giochiamo il jolly (per dirla con un termine caro a chi seguiva Giochi Senza Frontiere) per cercare di creare un asse Roma-Ginevra, per uno scambio di voti che porti Marco Mengoni alla vittoria… La Svizzera arriva in finale? Non lo so, sarebbe bello anche per loro… Però ho visto la loro storia, il cambio del nome con l’acronimo, sono già dei miti…

LUSENTI Mi è stato proposto di partecipare al commento insieme a Filippo e Marco. Porterò in più il mio punto di vista, come farebbe chiunque altro. E la erre arrotata, che raddoppierà quella di Ardemagni. Quanto al derby tra Italia e Svizzera, ci sono abituata. Nel calcio, per esempio, visto che vengo da una famiglia di calciatori professionisti e più volte ho visto partite tra la Svizzera e l’Italia, ma anche nella mia stessa vita, perché sono nata e cresciuta in Svizzera, ma sono per metà di origine italiana e più di vent’anni fa ho scelto di vivere in Italia. Nei derby sportivi me la cavo sempre dicendomi che deve vincere il migliore, e in questo caso conterà il favore del pubblico. La canzone dell’Esercito della salvezza ha vinto la finale Svizzera, quindi è giusto che rappresenti il Paese, sebbene il gruppo musicale abbia dovuto rinunciare alla divisa e al nome dell’organizzazione, per rispettare le regole della manifestazione. Spero che arrivi in finale, sì, ma non sono in grado di dire se succederà o meno. Quanto ai derby, come li chiami tu, tra Italia e Svizzera, ci sono abituata.

EN – Uno show con cantanti la maggior parte dei quali non sono noti al pubblico italiano, che è anche un pubblico piuttosto autoreferenziale a livello musicale. Qual è la chiave per attirare l’ascoltatore in questo caso e per far si che guardi con curiosità anche ad una canzone maltese piuttosto che ad una ungherese. Su cosa si punta maggiormente?  Sull’informazione o sul “colore”?

ARDEMAGNI Da parte nostra cercheremo di unire informazione e colore. Abbiamo sensibilità complementari capaci di coprire tutte le esigenze. Tutto questo in 30-40 secondi a pezzo, una bella sfida. Poi propongo di aumentare i ritorni. Se in ogni edizione ci fossero 5-6 concorrenti dell’anno precedente con cui il pubblico ha già familiarizzato, 5-6 grandi firme (come quest’anno la Tyler e Anouk), 3-4 grandi hit europee, anche i tormentoni dell’anno, vedi che avremmo già una base di una dozzina di nomi noti che aiuterebbero il pubblico a familiarizzare immediatamente. Un altro suggerimento è di far circolare il più possibile gli artisti, magari facendoli partecipare nei programmi televisivi e radiofonici degli altri paesi sia prima che dopo la competizione. Infine un po’ di sano marketing creativo potrebbe contribuire.

SOLIBELLO – Quando hai di fronte uno show del genere, con un solo artista del tuo paese e tanti cantanti a volte meno noti,  c’è una sola strada per tentare di far appassionare la gente e noi l’abbiamo presa: metterla sul piano del tifo, come se giocasse la Nazionale. Anche chi non è appassionato di calcio, quando ci sono i Mondiali o come in questo caso, gli Europei, si ritrova a seguire l’evento. Così dev’essere per l’ESC: se da un lato c’è tutto un pubblico di appassionati che segue l’evento per quello che è, altri altri diciamo che non c’è altro show del genere d’Europa, che possono godere di uno spettacolo straordinario che non ha eguali e che ovviamente ci si dà battaglia per provare a portare l’Italia alla vittoria”.

LUSENTI Forse mai come quest’anno potrebbe esserci la curiosità di guardarci tra tutti noi europei, anche i più distanti, anche i meno conosciuti, anche quelli che non ricordi che fanno parte dell’Europa. Lo dico perché è un momento difficile e anche grave per l’Unione Europea e quindi per il futuro del pensiero europeista che tra l’altro ha in alcuni italiani i padri fondatori, penso per esempio ad Altiero Spinelli. Fare e ascoltare musica unisce, più che parlare di Euro o di permessi di soggiorno, perciò l’Eurovision può essere un’occasione per guardarci e incuriosirci gli uni degli altri, anche al di là dell’Unione politica che non riguarda tutti i Paesi europei né tutti quelli che partecipano all’Eurovision

EN – Il formato del commento “radiofonico” fuori campo e quello della conduzione “minimale” sul palco rendono snello il programma. Perché secondo voi questo tipo di programma fatica ancora un po’ a fare breccia in Italia? Perché siamo abituati ad un altro tipo di conduzione, anche nei programmi con la musica? E (per Natasha Lusenti) il pubblico ticinese, come vive la rassegna?

ARDEMAGNI È solo questione di abitudine e anche di illuminazione degli altri media. Sanremo viene percepito subito come “qualcosa di grande”, come “da non perdere” perché attira di sé, anche grazie alle polemiche sui cantanti e sugli ospiti, l’attenzione di tutta l’informazione. Il commento fuori campo, o la conduzione minimale possono indurre la sensazione di trovarsi di fronte a un evento minore. Invitiamo tutti, dai giornalisti agli spettatori, ad uscire dagli stereotipi, ma so che in questo ci stanno già seguendo.

SOLIBELLO – In molti show si fa voice over, penso alla Notte degli Oscar, per esempio, con commentatori appositi per ciascun paese. Per l’Eurovision c’è la necessità di rendere lo show comprensibile a tutti, visto che sul palco si parla l’inglese e la conduzione minimale di chi sta sul palco è proprio finalizzata al fatto che comunque ciascun paese ha la possibilità di arricchire il commento. Questa sobrietà ci consente di poter raccontare quello che succede con le nostre parole. Purtroppo l’Italia in questo senso è un po’ refrattaria alle novità, alle cose che vengono dall’estero. Strano, perché tutti i format di successo attuali sono proprio stranieri…

LUSENTI – Sono molti anni che non vivo più in Svizzera, non ho una testimonianza diretta da offrire per rispondere a questa domanda. Posso ripetere quello che dicevo in apertura dell’intervista, e cioè che per me, quando ero piccola, l’Eurovision era una grande festa, per due motivi: perché potevo stare alzata fino a tardi a guardare la tv, e perché mi emozionava l’idea che il mio Paese partecipasse a una competizione europea, visto che la Svizzera non faceva parte di quella che si chiamava ancora Cee.

EN – L’anno scorso con l’Azerbaigian c’era la possibilità di scherzare con le cartoline e i diritti umani violati. Quest’anno le cartoline vedranno protagonisti gli artisti. E cosa dobbiamo invece aspettarci sulla Svezia? Dobbiamo aspettarci sorprese?

ARDEMAGNI Sottolineo che nel nostro commento dello scorso anno gli obiettivi dei nostri scherzi erano le cartoline stesse e non l’Azerbaigian. Sui diritti umani abbiamo sottolineato questi aspetti, perché il rischio di coprire la mancanza di democrazie con le feste è sempre dietro l’angolo dalle Olimpiadi di Berlino del 1936 ai Mondiali di Calcio in Argentina 1978, solo per citare due casi. In Azerbaigian la situazione non è a quei livelli e speriamo anzi, che l’evento sia servito a suscitare l’interesse del resto del mondo e non a nascondere i problemi sotto il tappeto. Per quanto riguarda la Svezia, sono stati dei grandi a rinunciare a un po’ di autopromozione turistica e a concentrarsi sugli artisti, e sono certo che non ci mancherà il materiale da sottolineare in senso ironico.

SOLIBELLO – Ah beh, anzitutto la Svezia è la patria di mobili, di certi mobili, dunque questo già basta. Poi sarà una vera sfida, siamo nella terra dove l’ESC è una religione, è una sorta di Sanremo moltiplicato per dieci, dove si ferma il Paese quando c’è la rassegna altrove, figuriamoci ora che ce l’hanno in casa. Non credo vorranno mollarlo facilmente, ma noi abbiamo Mengoni…

LUSENTI – La Svezia è un Paese da cui potremmo imparare qualcosa in termini di rispetto dei diritti delle donne, che sono diritti umani. Penso alle leggi per prevenire le violenze, ma anche al mondo del lavoro, dove la presenza delle donne è molto alta e dove è garantita una parità di diritti rispetto agli uomini, a cominciare dagli stipendi. La Svezia è ai primi posti tra le nazioni più felici al mondo. Potremmo studiarli un po’ e capire cosa possiamo importare del loro modello economico e sociale. E poi se parliamo di musica, per me Svezia significa Abba, che da piccola amavo tantissimo. Ancora adesso, a volte, ascolto alcuni loro pezzi a casa, da sola, a volume molto alto, e ballo. E la cosa mi diverte molto. E poi c’è il meraviglioso cinema di Ingmar Bergman. E il salmone, che è buonissimo.

EN – Ardemagni e Solibello, l’anno scorso i Jedward e le nonnine russe sono stati i protagonisti del vostro commento. Quest’anno avete già idea di coloro che prenderete di mira?

ARDEMAGNI Per ora non ho trovato nessuno che possa rivaleggiare con i Jedward o le nonnine russe. Certo, il rumeno Cezar, ha tutte le caratteristiche per colpire nel segno. Ma ho il sospetto che la sua sia tutta una messa in scena: nessuno può ragionevolmente prendersi così sul serio!

SOLIBELLO Devo ancora finire di sentire tutti i brani, sicuramente qualcuno troveremo, al livello dei Jedward….

EN – Nina Zilli a parte, c’è qualcuno che secondo voi l’anno scorso è arrivato più in alto o più in basso rispetto a dove avrebbe meritato?

ARDEMAGNI Iniziamo col dire che la canzone vincitrice era di gran lunga la migliore. Forse nel corso del commento non ce ne siamo resi conto subito, ma poi il motivo e l’esecuzione di Loreen sono lievitati anche dentro di noi. A distanza di un anno, a parte Loreen, i citati Jedward e le nonnine russe, ricordo con piacere il derby dell’egeo tra le avvenenti rappresentanti della Grecia Eleftheria Eleftheriou e di Cipro Ivi Adamou (mi aspettavo anche che le loro canzoni sarebbero diventate dei tormentoni), la brava spagnola Pastora Soler, arrivata solo decima. Era molto divertente anche il turco Can Bonomo che è arrivato settimo, una posizione direi corretta. Degli altri mi ricordo poco: vedi che non sarebbe una cattiva idea farli ritornare, in modo da consolidare i ricordi?

SOLIBELLO La vittoria di Loreen ci poteva stare, anche per il grande lavoro promozionale. Le nonnine secondo me sono state sopravvalutate, secondo me erano un fenomeno di colore ma poco altro. Zeljko Jokismovic molto bravo, incarnava un certo spirito dell’ESC. La Spagna e la Germania avrebbero meritato forse un piazzamento migliore e a me personalmente piaceva molto il brano di Anngun.  Poi i rumeni.. beh.. erano dei personaggi, soprattutto la loro cantante!

EN – Come giudichi la scelta di Marco Mengoni e quella di portare “L’essenziale” tutta in Italiano? E col brano di San Marino, ben messo fra il pubblico, potremmo anche avere due brani in italiano in finale…

ARDEMAGNI  Ottima idea quella di cantare in Italiano. Penso che in generale si debba cercare di cantare in lingua originale, salvo casi di lingue toste come l’olandese (loro stessi, anni fa avevano pensato di abbandonarlo per l’inglese, piuttosto simile, ma molto più musicale).  San Marino molto meglio dello scorso anno: la cantante è la stessa, ma il brano può incontrare maggior favore nelle giurie internazionali. Non il mio genere, ma io non voto per fortuna di Valentina Monetta.

SOLIBELLO Della scelta di Mengoni sono contentissimo, credo sia uno degli artisti italiani a maggiore vocazione internazionale che abbiamo: da una parte è molto italiano, ha tratti melodici nella voce, tipici della nostra tradizione, che rispecchiano ciò che gli stranieri si aspettano da un artista italiano; dall’altro ha tratti di modernità nel modo di cantare che lo pongono a livello internazionale.Il fatto di cantare tutta in italiano mi sembra altrettanto giusta, all’estero piace la nostra lingua. Poi Mengoni arriva da un successo di Sanremo, molto seguito all’estero, è il vincitore di Sanremo, è comunque un personaggio, il pezzo è forte, poi è chiaro ci sono anche gli avversari… Quanto a San Marino, il pezzo è bello, lei è brava, spero riesca a centrare la finale.

LUSENTI – Mengoni mi piace molto, l’avevo detto anche nei giorni del festival di Sanremo, quando ero molto lontana dal sapere o dall’immaginare che avrei partecipato all’avventura dell’Eurovision. Sì, credo che abbia fatto bene a decidere di cantarlo in italiano.

EN – C’è qualcosa che volete dire l’uno all’altro in vista dell’appuntamento del 18 maggio?

ARDEMAGNI A tutti dico: aiutiamo la gente a divertirsi e a tornare alla visione nel 2014. Viva l’Europa!

SOLIBELLO Preparate bibite e snack sarà una lunga serata.

LUSENTI – Sarò emozionata, ma lavoriamo insieme ormai da mesi, tutte le mattine all’alba per un paio d’ore in diretta, e abbiamo imparato a conoscerci. So che il loro commento dell’anno scorso è stato molto apprezzato. Io farò del mio meglio e soprattutto li ringrazio per avermi voluta con loro.

E noi ringraziamo naturalmente tutti e tre per il tempo dedicatoci (e per essersi affidati anche quest’anno alla nostra Guida all’Eurovision Song Contest). Un in bocca al lupo per questa avventura ormai vicina.. l’appuntamento è per le 21 del 18 Maggio su Rai2 e RaiHD!

Advertisements

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

6 Risposte

  1. Ang ha detto:

    parlavo di sara jovanovic, avevo dimenticato di scrivere il nome. :-P

  2. Ang ha detto:

    A proposito della guida, in essa viene detto che è nata a Belgrado, ma sembra (ho letto in giro) che sia nata a Roma dove è vissuta fino all’età di quasi 16 anni… e intoltre le moje 3 rilasceranno stasera una versione inglese ed italiana della canzone… forse queste cose le sapete già, ma per sicurezza ho preferito segnalarvele, anche per correggere eventuali errori sulla guida. :)

    • Ang ha detto:

      Anche perché sarebbe meglio se i quattro commentatori sbagliassero il meno possibile. ;-)

  3. Francesco ha detto:

    Sono sicuro che faranno un ottimo lavoro. Già l’anno scorso sono stati bravissimi.

  4. Cristian Scarpone ha detto:

    Mi piace moltissimo questo trio di commentatori! Ho apprezzato molto il lavoro di Solibello e Ardemagni l’anno scorso e credo fermamente che l’apporto di Natascha Lusenti sia di grande qualità, dalle risposte traspare professionalità.

    Ha inoltre espresso in poche parole la sensazione che provo guardando l’Eurovision, e quello che muove questa mia grande passione:

    “(…) mi emozionavo, perché per quella sera mi sentivo parte di un continente unito. Sono sempre stata un’europeista convinta, fin da piccola (…)”

    • aLeX P ha detto:

      E’ soprattutto questo lo spirito dell’Eurovision.. spero che tanti italiani possano tornare ad apprezzarlo, come fanno nel resto d’Europa..