Takasa: “Portiamo all’ESC il nostro messaggio di unione e rispetto”


Takasa (@ EBU Simon Opladen)

Takasa (@ EBU Simon Opladen)

Se doveste trovarvi a Malmö nei  giorni dell’Eurovision Song Contest e per caso dovreste incrociare una vecchia Fiat 600 rossa parcheggiata fuori dall’arena, beh non preoccupatevi. Non c’è niente di strano, sono soltanto i Takasa che hanno concluso il viaggio cominciato nel loro video. La truppa svizzera si appresta a sbarcare  in Svezia con grande entusiasmo, sull’onda di una qualificazione conquistata con grande favore soprattutto da parte delle giurie e tutto il carico di curiosità che sta dietro alla loro storia.

Per chi ancora non li conoscesse, i Takasa non sono altro che sei militanti di quello che in tedesco si chiama Heilsarmee ovvero “L’Esercito della salvezza”, una associazione umanitaria di matrice cristiano-evangelica che si occupa dell’assistenza delle persone bisognose che opera in 121 paesi, conta circa 1 milione di membri ed usa circa 175 lingue affiancando alla predicazione della Parola di Dio, opere sociali di vario genere quali scuole, case per bambini, ostelli per senza fissa dimora, ospedali, programmi di emergenza per i disastri. Fanno tutti musica da sempre, perché soprattutto in Svizzera cantano per le strade in varie occasioni dell’anno, ma adesso per loro è arrivata la vera, sfida, quella di portare la loro musica, il loro messaggio di fratellanza davanti al pubblico di tutta Europa.

U'altra immagine della band (@ SRF/Oscar Alessio)

Un’altra immagine della band (@ SRF/Oscar Alessio)

Avrebbero voluto presentarsi col loro nome, quello con cui hanno vinto le selezioni svizzere e con le loro divise che ricordano quelle militari (ma l’organizzazione come un esercito è solo simbolica), ma il regolamento non lo consente (anche perché fra l’altro “Salvation Army” è un marchio registrato…) e quindi sono diventati i Takasa. Cambio d’abito e di nome ma stessa filosofia. Il racconto del loro avvicinamento all’ESC per noi di Eurofestival News comincia proprio da qui: “Siamo venuti a portare la nostra musica, non a provocare – spiegano  – per questo abbiamo accettato il cambio di nome e divise. Ci sentiamo ospiti sul palco dell’Eurovision e siamo rispettosi delle regole. Il nome Takasa  è una parola “swahili” che vuol dire purificare  e sintetizza bene la gioia di vivere e l’amore per la musica che ci caratterizza (e sintetizza anche il loro nome, visto che è l’acronimo di The Artist Known As Salvation Army ndr..). Ha una grande spiritualità, sprizza sentimenti positivi, un po’ come “Hakuna Matata” de Il Re Leone, se vogliamo. Le nostre divise? Anche in questo caso, abbiamo voluto scegliere un abbigliamento che ci identificasse come band ma che fosse rispettoso del palco dove andremo a suonare. Un classico outfit bianco e nero, con qualche variazione: noi più giovani abbiamo preferito jeans e scarpe bianche, mentre il nostro membro più anziano, Emil Ramsauer,  che ha 95 anni, ha voluto scarpe e calzoni neri”.

Ospiti, si, Ma non per questo in imbarazzo. Anche perché i sei componenti sono parte di un’associazione avvezza ai palchi. Di qualunque genere: “L’esercito della salvezza ha una lunga tradizione musicale – spiegano – ed ha suonato felicemente la propria musica dovunque: nelle strade, nelle chiese, nelle carceri o nel palazzo del Parlamento Federale. Ora suoneremo felicemente all’Eurovision Song Contest. L’unica cosa che per noi cambia è che le nostre performance sono più lunghe rispetto a quelle dell’Eurovision e quindi lavorare su soli tre minuti è per noi qualcosa di veramente nuovo. Ma ci stiamo lavorando sotto la supervisione di chi è più abituato all’industria dell’intrattenimento”.

 Nessuno di loro fa musical per professione, ma tutti hanno più o meno esperienze live di ottimo livello. Su quelle basi sono stati scelti i sei componenti della ensemble: “Abbiamo stili di vita e background differenti, ci unisce la musica– dicono- c’è stato un casting all’interno dell’associazione e ci hanno messo insieme. Veniamo da esperienze diverse, c’è ha studiato in scuole jazz, chi ha una carriera nei cori gospel, chi produce bear per band hip hop. Come gruppo, noi sei suoniamo insieme da un anno ed è molto divertente. Abbiamo un obiettivo ed è centrare la finale e su quello in questo momento siamo concentrati. E poi ovviamente vogliamo goderci questa straordinaria avventura culturale e musicale”.

I Takasa con il motto eurovisivo sulle divise (@SRF/Oscar Alessio)

I Takasa con il motto eurovisivo sulle divise (@SRF/Oscar Alessio)

Una canzone trascinante, “You and me”, che ha dietro una produzione di spessore, quella HitMill Record che fa capo a Roman Camenzind, coautore del brano e che è il punto di riferimento per tantissimi artisti del mainstream elvetico (fra questi anche i Lovebugs, già visti all’Eurovision). L’altro autore, Georg Schlunegger ha collaborato invece, per restare in tema eurovisivo, anche con Anna Rossinelli (“Bon voyage”) e Francine Jordi:  “Con Hitmill Records lavoriamo insieme da diversi anni – dicono – e quando ci è venuta l’idea di provare a partecipare all’Eurovision Song Contest, la canzone è venuta quasi da sola. HitMill produce canzono straordinarie ed è bastato uno scambio di idee con Schlunegger per creare questa divertente canzone, perfetto veicolo del messaggio che vogliamo trasmettere. Quanto al video, è stato quasi naturale farne un altro nel momento in cui abbiamo cambiato il nome: il primo era più strettamente musicale, quello nuovo rappresenta appieno il messaggio della canzone: essere amici con uno scopo comune”.

Musica e messaggio sociale, dunque. Mettendo da parte tutto il resto: “Non crediamo che la nostra storia possa avere un particolare peso nella nostra partecipazione – spiegano – abbiamo vinto una qualificazione come tanti altri, tutto qui.  Rappresentiamo la Svizzera e lo facciamo con grande piacere. Quanto alla differente visione culturale fra noi e una fetta importante della fanbase eurovisiva, ribadiamo quanto detto prima: ci sentiamo ospiti del palco e del mondo eurovisivo. Pensiamo che ci sia tantissimo pregiudizio nella società e che questo sta causando problemi ed incomprensioni. I gay e i Cristiani militanti sono entrambi tenuti ai margini della società, e questo potrebbe essere una chiave di lettura per una comprensione reciproca, in un certo senso, e questo aiuta a comprendersi reciprocamente. Il nostro gruppo rappresenta il rispetto ed è questo è anche quello che vogliamo portare con noi”.  Una cosa è sicura: l’esperienza eurovisiva non resterà per i Takasa fine a sé stessa: “Stiamo lavorando ad un album  e sarà sorprendente. E seguendo il nostro motto, non faremo le canzoni da soli, ma insieme con altri gruppi in giro per l’Europa. E’ così che noi interpretiamo il motto “Together we are one”.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

4 Risposte

  1. israelfurever ha detto:

    a proposito, sapete dirmi se da telefono fisso posso mandare sms? Poi volevo sapere se i voglio votare Austria che si esibisce per prima, come testo devo mettere il numero 1 o il numero 01? Thanks

  2. Mich ha detto:

    Non ho avuto il tempo di leggere l’intero articolo, certo che però una band facente parte di un’associazione omofobica che viene a parlare di unione e rispetto,da quel che leggo nel titolo, mi fa venire in mente certi pensieri che è meglio che io non esterni.