Peppi Franzelin ci racconta gli ESC 1990 e 1992. E la Cinquetti…


Franzelin“Unite Unite Europe”. Se c’è un ritornello rimasto impresso ai fan eurovisivi europei (meno a quelli italiani) è proprio quello  di “Insieme: 1992”, con cui il 5 maggio di 24 anni fa Toto Cutugno trionfò a sorpresa alla Vatroslav Lisinski Hall di Zagabria, regalando all’Italia la sua seconda e tuttora ultima vittoria eurovisiva.  Furbo quanto basta, orecchiabile ed estremamente attuale, il brano sulla nascente Unione Europea, che sarebbe stata sancita appunto due anni dopo a Maastricht nei Paesi Bassi, è ancora oggi uno dei più amati in assoluto. A confermarlo, in esclusiva per Eurofestival NEWS è colei che quel giorno era sul posto a commentare l’evento per la Rai (che però lo mandò in onda a tarda notte, perché ancora era consentita la differita), ovvero Peppi Franzelin:Quando passo dall’Austria e dalla Germania è ancora molto suonata nelle radio”, racconta.

La conduttrice e annunciatrice altoatesina, più volte anche spokesperson, a Zagabria commentò il primo dei suoi due Eurovision: “Mi chiamarono perché conoscevo bene l’inglese e devo dire che a me l’idea di commentare quell’evento divertiva, benchè non fossi così ferrata di musica ed accettai volentieri”, racconta. “Fu una bella esperienza, trovai davvero un’atmosfera molto calda, con tanti paesi che si confrontavano a colpi di note. E su tutte, spiccavano davvero quelle di Cutugno. Sin dalle prove era chiaro che corresse per vincere, perché tutti canticchiavano il ritornello. Lui poi era molto bravo a fare spettacolo anche in quel momento. E nella vittoria credeva molto, come ci credevo anche io e dunque non rimasi affatto sorpresa dell’esito finale”.

Chi ci credeva meno era la delegazione Rai: “Ricordo che mi dissero: ‘Appena finito il programma andiamo via subito perché sarà già tardi. Non c’è bisogno di fare l’intervista, neanche se dovessimo vincere, perché tanto non interessa a nessuno. Chiudiamo e andiamo via’. Invece non era possibile, perché da regolamento, il vincitore deve essere intervistato, perché quell’intervista va poi anche agli altri paesi. Così ricordo che indossai in fretta un paio di occhiali da sole e mi feci prestare un rossetto, perché non avevo previsto di farla, quell’intervista”.

Toto Cutugno raccontò della vittoria al libro Good Evening Europe: “Quando mi chiamarono per andare all’ESC perché i Pooh vincitori di Sanremo avevano rifiutato, io ero a Foggia col programma Piacere Rai Uno – spiega – io accettai ma non avevo la canzone pronta. Così mi misi al piano e la scrissi in un paio di giorni: cominciai con Unite Unite Europe e poi venne tutto il resto…”. Lunghe prove da lui stesso dirette, canzone ripetuta più volte, come se fosse l’orchestra a sbagliare. Il resto lo fanno il testo e l’arrangiamento quasi epico. E alla fine l’artista toscano festeggia ricantando il brano camminando in mezzo alla platea: “Chiesi il permesso all’organizzazione e loro mi aiutarono a mettere in pratica questa cosa”, racconta.

CutugnoPeppi Franzelin tornò a commentare l’Eurovision, sempre in differita a tarda notte, nel 1992, quando al palazzetto del Ghiaccio di Malmo, Mia Martini sfiorò il podio con “Rapsodia”: “Mimì era cordialissima con tutti noi – ricorda – una persona molto sensibile e fragile. Io non ero molto al corrente della sua storia, la venni a sapere dopo e devo dire che per lei partecipare a questa rassegna fu come una sorta di riscatto. Aveva una canzone bella e intensa, meritava il podio. Però fu bello lo stesso e alla fine si andava tutti a cena insieme”.

Delle due esperienze ricorda soprattutto il grande lavoro preparatorio: “Internet non c’era ancora e quindi bisognava andarsi a cercare i testi delle canzoni, se volevi raccontare qualcosa oltre a titolo e interprete. Per cui c’era tanto da fare. Per non parlare del commento chiusi nella cabina senza aria condizionata e dove quindi si soffriva molto il caldo. Però c’era anche il bello di confrontarsi con gli altri colleghi, scambiare esperienze e farsi un giro in città. Mi sono divertita tanto”.

 NIENTE GIGLIOLA – Toto Cutugno arrivò al trionfo 26 anni dopo Gigliola Cinquetti, che vinse il 21 marzo del 1964, proprio a Copenaghen, sede dell’ESC 2014. Nel 1964, la cantante veneta vinse però alla sala dei concerti “Tivoli” della tv danese, in un clima surreale, con la guardia reale a bordo palco. Renato Tagliani, voce storica dell’Eurovision italiano, non c’è più da tempo e la Cinquetti è la sola in Italia a poter raccontare dell’evento, di cui non esistono reperti filmati se non frammenti dell’esibizione italiana, perché i nastri sono andati distrutti: ufficialmente per un incendio, forse perché li distrusse la tv stessa, per occultare alla futura memoria l’invasione di palco antifranchista durante il concorso.

Avremmo voluto chiederle qualche ricordo diretto di quel giorno, ma a quanto pare la Cinquetti è ancora legata al vecchio modo di fare informazione, quella per cui esistono solo carta stampata (vedi Sorrisi e Canzoni o il Radiocorriere, giusto pochi mesi fa) o la tv, dove ogni ricordo è più vivo che mai, mentre su web non è ancora pervenuto… così come la sua memoria: “Non ho niente da dire sull’Eurofestival, sono passati troppi anni”. L’evoluzione dei tempi, come si suol dire, che per qualcuno sono rimasti quelli degli anni ’60.. “

Dell’intervista al Radiocorriere, ne riferimmo a suo tempo anche noi, parlando delle sue dichiarazioni relative al fatto che una radio scandinava le aveva “preannunciato un invito alla rassegna” per celebrare i 50 anni dalla vittoria. A questo proposito, c’è da dire che a meno di sorprese, sul palco danese lei non ci sarà: “Per ora non ho ricevuto alcun invito, se mi chiameranno valuterò”, ha risposto.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa