Eurovision 2014, intervista a John Kennedy O’Connor e Jamarie Milkovic

John Kennedy O’Connor e Jamarie Milkovic saranno i commentatori anglofoni dell’Eurovision Song Contest 2014 per San Marino RTV, che quest’anno ha scelto di offrire un doppio commento agli appassionati della manifestazione. Il giornalista inglese, biografo ufficiale del contest nonché spokesperson per la piccola Repubblica nel 2013, e l’attrice e scrittrice americana, si preparano ad affrontare una vera e propria sfida.

John Kennedy O'Connor e Jamarie Milkovic

Per la prima volta una tv di lingua italiana opta anche per un commento in inglese e il tutto sarà trasmesso online sul sito della tv. Eurofestival NEWS ha raggiunto John e Jamarie per una bella video-intervista in inglese (la traduzione in italiano è disponibile sotto il video) in cui ci raccontano il loro legame con l’Eurovision, le aspettative e caratteristiche del loro commento e soprattutto come viene vissuto oltreoceano il programma musicale europeo.

EN – John, Lei è un grande esperto di Eurovision Song Contest, ha anche scritto la storia dell’evento (“The Eurovision Song Contest – The Official History“) ma la sua collega Jamarie è nuova al mondo del contest. In che modo glielo ha descritto e come lo illustrerebbe a qualcuno che non abbia idea di cosa sia?

JKO – È una cosa davvero difficile da spiegare, penso che sia necessario andare oltre le definizioni. Me lo hanno chiesto spesso e dico sempre la stessa cosa: nell’Eurovision si può trovare ciò che si vuole. Puoi guardarlo pensando che sia terribile e non rimarrai deluso, puoi guardarlo perché ami quel tipo di musica e allo stesso modo non rimarrai deluso. Fra questi antipodi c’è di tutto e ognuna di queste opinioni è perfettamente legittima, puoi guardare qualcosa anche se magari non la ami e puoi guardarla perché ti piace molto. L’Eurovision ti trasporta in ogni momento e in tutti i suoi aspetti, e questa è la sua forza. Penso che sia un evento magico, unico, non c’è nulla di simile, per questo motivo dovrebbe andare oltre le definizioni. È troppo speciale per descriverlo a parole.

EN – Jamarie, che idea si è fatta del contest e come si sta preparando al commento?

JM – Quando John Kennedy mi ha spiegato cosa fosse l’Eurovision, ha usato un paio di aggettivi: unico e stravagante. Questi due termini sono stati sufficienti per convincermi a prendere parte a qualcosa di conosciuto in tutto il mondo, ma non ancora “nel mio mondo”. Non avevo mai sentito parlare di Eurovision prima, mi sono sentita come una neonata a cui viene insegnata una nuova parola… Eurovision

JKO – È buffo il fatto che non abbia riconoscimento in America nonostante la prima hit globale dell’Eurovision, “Nel blu dipinto di blu (Volare)“, abbia spiccato il volo proprio da lì. Ma tutt’ora l’America non conosce questo concorso… insomma, non lo comprende, non facendone parte. Quindi perché dovrebbe avere importanza per loro?

JM – Ma adesso degli americani sono entrati a far parte di esso…

JKO – …E quindi dovremo parlare con accento americano! Ma come ti stai preparando al commento?

JM – Di base ho intenzione di ripetere quello che dirai tu! No, mi sono preparata facendo del duro training per irrobustirmi fisicamente… parlando seriamente, ho ascoltato tutte le canzoni, ho guardato i video e devo dire che sono davvero eccezionali, mi danno molta ispirazione! La regia in alcuni di essi è fantastica, molto divertente. Insomma, sto semplicemente cavalcando l’onda servendomi dei contributi media.

EN – Jamarie, com’è partita la collaborazione con San Marino RTV? E con John?

JM – Ho iniziato questo progetto con John perché presentiamo assieme un CreativeLive, ovvero un corso su una piattaforma d’insegnamento online internazionale. Lui mi ha parlato di Eurovision, e di questo progetto, e io per fortuna gli ho detto sì, tutto è partito così. (…) Sono entrata in contatto con San Marino RTV tramite John.

JKO – Avevo già fatto un commento di prova di una semifinale di Baku (Eurovision, 2012) e ho lanciato l’idea a San Marino RTV ma a quel tempo non erano ancora interessati ad un commento interamente in inglese. Quest’anno invece lo sono stati e mi hanno richiamato. La mia proposta iniziale è stata un commento bilingue in coppia con Lia Fiorio, San Marino RTV però ha escluso questa possibilità dicendomi che non era una buona idea in quanto avevano già i commentatori per il pubblico di lingua italiana e volevano qualcosa di diverso per il pubblico internazionale. Sono stati molto specifici, volevano una partner femminile e non ho avuto dubbi, ho chiesto subito a Jamarie. Penso che la sua “ingenuità” nei confronti dell’evento sarà il nostro punto di forza perché lo scoprirà per la prima volta. Non lavoriamo insieme tutti i giorni ma almeno una volta alla settimana collaboriamo per CreativeLive, quindi in questo modo si è creata sintonia fra noi.

EN – Ci sono vari tipi di commento: ironico (come nello stile di Terry Wogan ad esempio) o di tipo più istituzionale. In che modo imposterete il vostro e quale sarà il vostro stile? Su cosa vi concentrerete di più: solo sulla musica o anche sui costumi, le performance ecc.?

JM – Quello che a noi riesce meglio come persone è collaborare, quindi sarà molto importante l’elemento interattività. Siamo nell’era di internet, dei social media, perciò io e John Kennedy abbiamo deciso di infondere questi aspetti nel commento. Ci aspetteremo tweet, commenti sui social network, faremo principalmente questo, abbiamo intenzione di divertirci.

JKO – Fondamentalmente il pubblico vuole entrare nello show. Non ha bisogno di sapere da noi chi ha scritto la canzone lituana o chi ha composto la canzone della Lettonia, lo può scoprire da solo se ne ha voglia. Il pubblico vuole un commento che gli faccia capire cosa sta succedendo a Copenaghen e dietro le quinte dello spettacolo e noi vogliamo sapere dagli spettatori come stanno vivendo l’evento in diretta, cosa pensano della canzone lettone, del Belgio, questo è il nostro obiettivo. Speriamo sia divertente, quindi non sarà un commento istituzionale/giornalistico. Di certo non saremo cattivi, offensivi, non vogliamo questo, non sminuiremo come Terry Wogan ma diremo le cose come stanno. Non si può pretendere che qualcosa non venga recepito come ridicolo quando lo è ma allo stesso modo loderemo le esibizioni che funzioneranno bene.

EN – Avete avuto l’occasione di parlare con Lia Fiorio e Gigi Restivo, i commentatori sammarinesi, per scambiarvi sensazioni sull’Eurovision a San Marino? Vi hanno raccontato la percezione dell’evento da parte dei sammarinesi?

JKO – No, non è successo. Loro faranno un commento molto diverso, il loro scopo è raggiungere l’audience “domestica”, quindi commenteranno in italiano su RTV dando la loro impronta e gli spettatori di lingua italiana guarderanno quel prodotto. Noi faremo qualcosa di totalmente differente e complementare, quindi il pubblico avrà la facoltà di scegliere cosa guardare.

JM – Esatto, ci saranno un’opzione A e un’opzione B…

JKO – …ma l’opzione B sarà la migliore!!!

EN – Il vostro commento sarà più orientato al pubblico internazionale. È la prima volta che una tv di lingua italiana sceglie anche un commento in inglese, una sorta di sfida.

JKO – Sì, lo faremo proprio per il pubblico internazionale.

JM – Esatto, perché su internet, molti potranno connettersi al sito. Potranno partecipare con noi, come dicevamo prima, entrare nelle conversazioni, costruiranno con noi il commento.

JKO – Sarà assolutamente una sfida perché non ci riferiamo ad un pubblico specifico. Lia e Gigi sanno esattamente a quale pubblico rivolgersi, noi invece non lo sapremo fin quando non andremo in onda, potremmo essere in qualsiasi parte del mondo, che sia il Vietnam, gli Stati Uniti o il Sud Africa, dobbiamo attendere per scoprirlo. Indubbiamente raggiungeremo pubblici diversi.

JM – E poi, si spera, ci sarà del “multilinguismo” (nell’evento), e quindi noi dovremo tradurre per loro.

JKO – Ovviamente l’inglese è una lingua conosciuta in tutto il mondo quindi speriamo di raggiungere un pubblico vario e diverso da quello di Lia e Gigi.

EN – Entrambi vivete negli Stati Uniti. Qual è la percezione dell’Eurovision lì? Agli americani piace il contest, o meglio, cosa apprezzano e cosa no dell’evento?

JM – Io vengo dalla Georgia, lo stato nel sud-est degli Stati Uniti d’America…

JKO – …Non la nazione! Hai visto per caso dei riferimenti con il tuo stato nella entry della Georgia?

JM – Assolutamente! Ho notato che suonano uno strumento che nel nostro profondo sud è l’equivalente del banjo

JKO – È come se fosse un po’ la Georgia americana…

JM – Lo è, onestamente penso che siamo un tutt’uno, siamo più uniti di quanto si possa ammettere!

JKO – Quando sono arrivato negli Stati Uniti molti miei amici erano a conoscenza del mio legame con l’Eurovision ed erano curiosi di capire cosa fosse dato che avevano sentito termini come kitsch, orribile ad esso correlati e per questo motivo ho iniziato ad organizzare dei party a tema-Eurovision per guardare l’evento. Non avendo la possibilità di vederlo in diretta mi servivo dei dvd. La realtà è che quando hanno ascoltato le canzoni non le hanno gradite, avrebbero preferito non seguire tutta la serata e non hanno mai compreso il perché vincesse proprio quella canzone. Inoltre non capivano il meccanismo di votazione e il fatto che non si potesse votare per la propria nazione. Negli Stati Uniti sicuramente avrebbero dato la possibilità di votare anche per gli Stati Uniti.

JM – Penso che il punto di vista degli spettatori che ci seguiranno dagli Stati Uniti sarà molto prezioso perché l’evento sarà trasmesso durante l’ora di pranzo e noi americani durante il pranzo abbiamo bisogno di fare qualcosa, c’è molto potenziale!

EN – Jamarie, dato che ha ascoltato le canzoni in gara, escludendo San Marino e l’Italia, quali sono le sue preferite?

JM – Mi riservo di non esprimere un giudizio al momento poiché sto pian piano ascoltando il tutto. Non apprezzo molto la Georgia, nonostante io provenga dall’altra Georgia, quella americana. Per il resto voglio entrare nelle varie nazioni e godere passo dopo passo di questa nuova esperienza con l’Eurovision.

JKO – Trovo che questo sia un buon approccio perché ascoltare più volte il tutto può portarti ad essere sovraccarico, perdere il senso della percezione e il gusto dell’evento pensando magari a quanto è terribile un pezzo o diventando saturo con gli ascolti di un pezzo che ti piace.

EN – John, secondo Lei perché San Marino non è mai riuscita a passare in finale nelle sue quattro partecipazioni nonostante i commenti positivi dei fan?

JKO – Penso che la prima entry (Complice, ndr) avesse un sound un po’ troppo italo-centrico, se non ricordo male il nome della band era Miodio, il pezzo non andava da nessuna parte. Per quanto riguarda Senit, fui molto contrariato perché quella era la mia canzone (Stand by, ndr) preferita in quell’edizione, pensavo avesse davvero le possibilità di farcela e  mi convinse a collaborare con questo team. Poi è arrivata The social network song, che non era proprio fra le mie preferite, difficilmente poteva ottenere un buon risultato. Anche nel caso di Crisalide sono stato molto contrariato ma penso che vari fattori abbiano contribuito. Farla cantare per seconda è stato un grande svantaggio e penso sia stato davvero ingiusto ma devo essere onesto e penso che Valentina avrebbe dovuto semplicemente salire sul palco e cantarla. Non c’era bisogno di cantarla a terra con una lampada luminosa, la macchina del vento, le ballerine sullo sfondo. Questo ha tolto l’attenzione dalla canzone, doveva essere focalizzata su Valentina. Sono arrivati undicesimi (in semifinale), avevano solo bisogno di pochi punti in più. Suppongo, tuttavia, che San Marino non abbia molto supporto internazionale, questo può avere la sua influenza.

EN – John, pensa esista la canzone eurovisiva perfetta? Se sì, quali dovrebbero essere le sue caratteristiche? Qual è la sua canzone eurovisiva preferita?

JKO – Mi piace molto la canzone francese del 1969, Un jour, un enfant, di Frida Boccara. Penso sia una canzone bellissima perché classica, non è affatto una canzone pop, c’è sempre stupore quando scelgo questa canzone. È una canzone senza tempo, puoi ascoltarla adesso ed esclamare “Wow, che canzone meravigliosa!”

JM – Quindi l’essere senza tempo è una caratteristica…

JKO – Sì, penso sia importante, la bellezza inoltre è parte integrante. Penso che sia un gran peccato oggi aver perso l’internazionalità linguistica all’Eurovision, oggi quasi tutte le entry sono in inglese.

JM – L’ho notato! Posso capire tutto quello che dicono!

JKO – E questa è buona cosa! Dicevo, è un peccato aver perso questa particolarità. Beh quest’anno avremo una canzone in italiano, ma anche quella francese ha delle parti in inglese, non abbiamo il tedesco, il norvegese, lo svedese… il Portogallo ha una canzone in portoghese ma la canzone spagnola è per metà inglese.

JM – Può essere uno svantaggio (cantare nella propria lingua)? Perché ormai c’è un livello piuttosto equo di comprensione…

JKO – Sì, può esserlo, è per questo che cantano quasi tutti in inglese. Nell’Eurovision Song Contest odierno la canzone che può raggiungere la vetta è quella con la performance che cattura l’attenzione nella serata e può spingere la gente a sceglierla comparata alle altre. Questo è il motivo per cui la musica eurovisiva difficilmente riesce ad uscire dai confini dal contest. Ascolti la canzone vincitrice durante la diretta e pensi sia bella poi l’ascolti una settimana dopo in radio e a volte ti rendi conto che suona un po’ fuori contesto, è una sensazione molto strana.

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