A colloquio con Lisa Angell, l’italiana di Francia

Abbiamo il piacere di ospitare su queste colonne una intervista con Lisa Angell, che sarà in gara sotto la bandiera francese il prossimo 23 maggio nella finale dell’Eurovision Song Contest 2015 a Vienna con l’intensa N’oubliez pas. Eseguita per la prima volta lo scorso Novembre nell’ambito della rievocazione della Prima Guerra Mondiale, il testo del brano fa riferimento a quel periodo ma ovviamente guarda più lontano, alla brutalità dei conflitti in generale. Parigina cresciuta musicalmente a Nizza, 47 anni, l’artista transalpina allunga la serie di cantanti che hanno più di qualcosa a che fare con il nostro Paese.

Lisa Angell

EN: Lei ha sangue italiano nelle vene. Di dove è originaria e qual è il suo rapporto con l’Italia. Ci torna spesso?

LA: Sono per metà italiana, mio padre è di Baiano, in provincia di Avellino e tutta la mia famiglia da parte paterna vive ancora in Italia. Io torno sempre da loro per le vacanze.

EN: Come ha scelto il suo nome d’arte?

LA: Non ha una origine specifica, lo trovò una persona che lavorava con me nel 2001.

EN: Lei ha lavorato al fianco di giganti della chanson  e della varieté française come Didier Barbeliven (fra l’altro autore anche di quattro canzoni eurovisive per Francia, Monaco e Belgio fra il 1978 e il 2005 ndr) e Patrick Sebastien. Quanto sono stati importanti per la sua carriera?

LA: Ho incontrato Barbeliven nel 2001, scrisse per me una bellissima canzone (“Des années aprés“). Poi ho incontrato Patrick Sebastien nel 2011 grazie a Dani Lary, poichè ho cantato nel suo spettacolo.  Dani Lary faceva televisione da più di dieci anni e mi propose di fare un programma con lui: è così che ho incontrato  Sebastien, che poi ha prodotto il mio primo album.

EN: Lei è arrivata al grande pubblico solo da qualche anno, dopo una lunga carriera live sui palchi francesi, da sola o al fianco di altri artisti. Il suo primo album è del 2011. Pensa che questo abbia influenzato la sua carriera? Come mai ha scelto di pubblicare il primo album così tardi?

LA: Mi sono avvicinata alla chanson a 11 anni e il mestiere di cantante a 16 anni e mezzo con i piano bar. Ho dovuto faticare molto per farmi conoscere e questo è il motivo per cui ho pubblicato il primo album solo nel 2011: effettivamente è un pò tardi, ma adesso mi sto godendo tutto quello che mi sta succedendo da allora.

EN: Lei ha una popolarità anche televisiva, grazie ad un programma di grande seguito come La Chanson d’abord su France 3, dove tra l’altro l’Eurovision è stato spesso di casa. Qual è il vostro rapporto con la rassegna e come è cominciato l’approccio con la tv per la partecipazione alla rassegna?

LA: La Chanson d’abord  sicuramente mi ha permesso di accrescere la mia notorietà. Sono stata contattata quando France Télévisions ha deciso di selezionare l’artista e la canzone. E’ stata Nathalie Andrè, direttrice del settore intrattenimento a farmi la proposta ed io ho accettato.

EN: L’anno scorso la Francia ha toccato il fondo della sua storia eurovisiva, in tutti i sensi. Inoltre non vince dal 1977 e non fa un risultato dal 2005, quando Il était temps di Sandrine François chiuse quinta. A suo dire, qual è il problema? Perchè adesso la Francia fatica nella rassegna dopo esserne stata a lungo protagonista?

LA: Non è mai facile fare risultato all’Eurovision, i motivi possono essere tanti e diversi, onestamente preferisco non giudicare.

EN: Parliamo di N’oubliez pas. Il brano porta la firma di Robert Goldman, fratello di Jean Jacques (qui compare con lo pseudonimo di M.Albert) ma anche lui nome importante della scena francese. Ha un testo profondo e una melodia intensa. Non pensa che sia molto difficile per l’Eurovision?

LA: Voi dite che sia un brano difficile? Non credo, personalmente. E’ molto forte, potente soprattutto nel testo e io metterò tutto il mio cuore nell’interpretazione perché l’Europa capisca il messaggio che il brano veicola.

EN: Qual’è il suo obiettivo, cosa si aspetta dalla partecipazione?

LA: Vincere, naturalmente. L’obiettivo di qualunque artista….

EN: La storia francese dell’Eurovision è ricca di canzoni che hanno lasciato una impronta importante nel concorso e anche altre canzoni francofone che hanno rappresentato Svizzera, Monaco o Lussemburgo sono state spesso cantate da artisti francesi. Quali sono le vostre preferite?

LA: L’oiseau et l’enfant, che ha vinto nel 1977 cantata da Maye Myriam mi ha toccato il cuore, davvero. Sull’altro fronte mi piace molto Si la vie est cadeau, che vinse nel 1983 in quota Lussemburgo cantata da Corinne Hermés.

EN: Il vostro ultimo album “Frou Frou” contiene delle cover che rendono omaggio alle interpreti femminili degli anni ’30-40 e 50. Dopo l’Eurovision uscirà un lavoro di inediti?

LA: Certo! E’ già pronto ed è sublime! Uscirà l’11 maggio.

EN: Prima dell’Eurovision è previsto un tour per l’Europa (magari anche con tappe in Italia)?

LA: Sarò all’Eurovision in Concert ad Amsterdam il 18 aprile e in Italia… se m’invitate vengo certamente!

EN: Infine, date le sue origini italiane, conoscete la nostra musica? Quali artisti e canzoni le piacciono?

LA: Quando era bambina ho conosciuto alcune canzoni napoletane. Per quanto riguarda gli artisti e le canzoni italiane che apprezzo, certamente adoro Caruso e poi amo Eros Ramazzotti e Di sole e d’azzurro di Giorgia.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa