Intervista a Francesca Michielin: vi svelo il mio Eurovision

Periodo di grandi soddisfazioni e grandi impegni per Francesca Michielin che, dopo Sanremo, il tour in giro per l’Italia, l’Eurovision in Concert e il London Eurovision Party (e senza dimenticare il recente Disco di Platino!), non si ferma più e si prepara ad intraprendere un altro importante “viaggio”, quello che la porterà direttamente a Stoccolma, dove rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest.

L’abbiamo raggiunta telefonicamente in quel di Bassano del Grappa – sua città natia – e ci ha raccontato il “suo” Eurovision, l’emozione per questo sogno che diventa realtà e ci ha regalato qualche anticipazione…

Francesca Michielin

EN – Hai sempre sostenuto di essere una fan dell’Eurovision, da quanto segui l’evento?

Francesca – Ho sempre saputo cos’è l’Eurovision, ma l’ho seguito assiduamente da quando siamo tornati a partecipare nel 2011 con Raphael Gualazzi come nostro rappresentante e da allora non ne ho perso uno.

EN – C’è qualche esibizione o artista che ti è capitato di seguire nelle precedenti edizioni dell’Eurovision e che ti è piaciuto particolarmente? 

Francesca – Certo, diverse a dire il vero, ma in particolare quella di Conchita Wurst, che io adoro alla follia e infatti sono molto felice e onorata che la stessa creative director che ha lavorato alla sua performance (Nicoline Refsing, di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi) abbia deciso di lavorare con me. Sta facendo un grande lavoro e sono davvero felice di questa cosa. Oltre a Conchita, mi è piaciuto tantissimo anche il brano e la performance del vincitore dello scorso anno (Heroes di Mans Zelmerlow).

EN – Cosa ti piace dell’Eurovision Song Contest?

Francesca – Mi piace in generale per il fatto  che è una grande festa, dove c’è giustamente anche il lato della competizione, ma è comunque una grande festa, una condivisione di gioia…

EN – Sempre più brani in gara all’Eurovision sono in lingua inglese piuttosto che nella lingua madre, ti sei fatta un’opinione su questo? Cosa ne pensi?

Francesca – Me lo chiedo tutti i giorni.  Perché è da quando sono piccola che desidero andare all’Eurovision e mi chiedo: se mai riuscirò a realizzare questo sogno in che lingua andrò? Ho cambiato opinione tante volte, come l’ultima volta all’Eurovision In Concert ad Amsterdam, dove mi sono resa conto di una cosa: secondo me non c’è una regola precisa – poi nel caso dell’Italia tra l’altro i nostri rappresentanti sono stati molto diversi tra loro – e sarebbe sbagliato dire che ad esempio la Francia deve cantare in francese o in inglese, perché dipende molto dalla tipologia dell’artista. Però in linea di massima quello che ho notato è che gli unici a cui non piace l’Italia siamo noi italiani.

L’italiano è una lingua tanto tanto amata all’estero, con una grande storia, anche a livello musicale. C’è una grande attenzione e un grande amore per la lingua italiana e piace tanto e anche se sarebbe molto bello cantare tutti in inglese all’Eurovision, mi rendo conto che all’ESC è bello quando l’artista è se stesso e porta se stesso e lo condivide con gli altri. Io ho comunque deciso di cantare in italiano la stragrande maggioranza del brano per il motivo che ti stavo dicendo,  lasciando una parte in inglese perché c’è un messaggio di un certo tipo e  vorrei che tutti lo capiscano.

In merito agli altri Paesi non saprei, è un grande punto di domanda… dipende dal testo, dall’artista… Ad esempio Il Volo non poteva fare diversamente, rappresentavano la tradizione neomelodica italiana all’estero e hanno portato un brano in italiano, non potevano fare altrimenti, sarebbero stati proprio fuori luogo. Io sono un’artista completamente diversa, avrei potuto portare altri brani miei più internazionali (Battito di ciglia, Lontano…) però ho pensato no, all’Eurovision porto questo… con un messaggio chiaro.

Quando ho finito di registrare Nessun grado di separazione, erano appena successi gli attentati di Parigi e ho riflettuto tanto sul mio testo e sul fatto di come fosse attuale e importante, perché sembra che sollevare muri e chiudere le frontiere sia la soluzione, quando in realtà dobbiamo cercare l’integrazione, capire che siamo tutti umani, essere umani. Ho riflettuto tanto e ho deciso di portare questo brano, anche se può essere più rischioso dal punto di vista melodico, arrangiamentale, ho sentito di portare questo brano in bilingue proprio per questo, per far arrivare il messaggio a tutti.

Francesca Michielin

EN – Come ti stai preparando ad affrontare questa bella avventura, sul palco dell’evento musicale più seguito al mondo? 

Francesca – Te lo dico con grande sincerità: spesso si tende a comportarsi tutti da amici, poi però si è rivali sul palco. Io affronto l’Eurovision con uno spirito totalmente diverso dalla gara, quasi come una missione. Io sono Francesca Michielin, quest’anno l’Italia ha deciso che la rappresento io e cosa posso fare nel mio piccolo in Europa davanti a 100 milioni di telespettatori? Posso fare questo, in questo momento… magari potevo portare un’altra canzone, tipo Lontano, magari a livello melodico ero più affine agli altri, ma poi cosa avrei detto? E quindi in realtà ci vado con questo intento, sono consapevole che le variabili all’Eurovision sono tantissime e l’Italia non è mai iper-fortunata, ma ce la metterò tutta.

EN – Ci risulta che presto partirai per un mini-tour in alcune città europee, ci vuoi raccontare qualcosa in anteprima?

FrancescaNessun grado di separazione è ispirato ai 6 gradi di separazione e partiremo con un mini-tour in 6 città europee, partendo naturalmente dalla mia Bassano del Grappa con un bus e faremo questo percorso on the road in diverse tappe. Stiamo definendo 6 capitali europee, sicuramente Vienna (la tappa immediatamente successiva a Bassano) e Berlino, sulle altre stiamo ancora decidendo (quasi sicura anche una tappa in Danimarca).

Quando andremo in Austria ad esempio mi piacerebbe incontrare Zoë, fare delle attività con lei, sarà proprio un’avventura e tutto sarà legato al concetto di piantare un seme di pace, di amore, di condivisione e poi questo seme verrà anche piantato simbolicamente sul palco dell’Eurovision e quello che succederà lo vedrete il 14… Sulle altre città stiamo ancora decidendo.

EN – La scenografia sul palco dell’Eurovision sarà curata da una creative director che ha lavorato con Conchita Wurst e per molti grandi eventi. Puoi anticiparci qualcosa su cosa vedremo su quel palco il 14 maggio?

Francesca – Diciamo che ti ho già anticipato un po’ di cose e dato diversi indizi…  Te ne do un altro. Io ho un blog, che si chiama “nel cassetto” dove ogni mercoledi pubblico un pensiero: ho iniziato da due settimane, nella prima settimana ho scritto “Tesi: il seme“, nella seconda “Antitesi: il germoglio” e si concluderà settimana prossima con la “Sintesi”, che sarà strettamente correlato con quello che accadrà sul palco dell’Eurovision, ma non vi anticipo altro [ ride ].

Il concetto è quello di andare in Europa a piantare un seme che germoglierà poi sul palco dell’Eurovision. Sarà quello il tema che porterò, il seme si pianta nel terreno, fonda le proprie radici in profondità… il concetto è quello dell’unione, del piantare qualcosa di piccolo ma di significativo e che non solo le cose mastodontiche, ma anche una cosa piccola e semplice può diventare un qualcosa di grande, bello e positivo. Non posso dire di più, ma sarà sicuramente una performance molto emozionante, magari un po’ concettuale, ma sicuramente molto profonda e molto sentita.

EN – E’ la prima volta dal nostro ritorno del 2011 che si investe così tanto in una performance eurovisiva…

Francesca – Da quello che ho potuto vedere dalle precedenti partecipazioni italiane, ho notato che non c’è mai stata una grande scenografia da parte del nostro Paese, quindi quest’anno ho detto ragazzi, so che sono una rompi***** [ scoppia a ridere ], ma voglio la scenografia! Ho un brano che punta molto sulla comunicazione gestuale e porta un messaggio chiaro e vorrei che la scenografia mi aiuti a raccontare questo messaggio.

Ci stiamo impegnando molto su questo aspetto, mi sono già arrivate le prime foto, preparato il vestito che è totalmente in linea con questo… tutto molto caratteristico. Cioè, rimango me stessa ma contestualizzata in ottica Eurovision, senza snaturarmi. Voglio essere me stessa e lasciarmi immergere in questa comunità un po’ musicale di popoli. E se non costruiamo ponti con la musica in questi tempi, non so cos’altro potremmo fare.

EN – Parlaci delle tue coriste. Ci risulta che saranno due e ti supporteranno fuori dal palco

Francesca – Avrò due coriste fuori dal palco, nel senso che non saranno coinvolte nella scenografia. Sono molto felice di averle con me perché sono innanzitutto due mie amiche: una è più famosa, perché ha lavorato come corista per tanti anni con Elisa e anche con Marco Mengoni ed è Nicole Pellicani, mentre l’altra è Sabrina Fiorella, con cui abbiamo iniziato insieme ed è una cara amica. Sono felice di dividere questa esperienza con loro e visto che all’Eurovision non si possono avere cori su base, abbiamo chiamato loro.

EN – Ci anticipavi che è stato difficile ridurre a 3 minuti Nessun grado di separazione

Francesca – Sì è stata davvero dura ridurre la canzone a soli 3 minuti (come prevede il regolamento), ci sono rimasta male, perché pensa che il brano in origine era ancora più lungo di quello che poi è stato prodotto per Sanremo. Il fatto è che a Sanremo non sai mai chi vincerà e andrà all’Eurovision, mentre all’estero ci sono selezioni ad hoc  dove le canzoni sono già create con la giusta durata. Quando ho scritto la canzone tutto mi aspettavo tranne che avrei rappresentato l’Italia, perché tutto pensavo tranne che avrei vinto Sanremo, quindi non ho minimamente pensato al fatto di creare una canzone da 3 minuti, oltre al fatto che a Sanremo è raro trovare pezzi sotto i 3 minuti.

Il senso è che non prepari un pezzo ad hoc per l’Eurovision, a meno che non cambi il brano e ne porti uno diverso da quello sanremese. Comunque siamo riusciti a tagliarlo e ad adattarlo al meglio con i cori, trasformandolo in una versione molto diversa da quella che è la Radio Edit italiana.

EN – Cosa ti aspetti da questa partecipazione e pensi possa essere un preludio per un debutto internazionale?

Francesca –  Sicuramente ci abbiamo pensato e vedo un certo interesse anche in questa cosa, ma ancora non saprei dirti. L’Eurovision secondo me è un’opportunità di vari tipi, sia per la crescita personale che si fa viaggiando e conoscendo molti artisti giovani e di altri Paesi, per il fatto che fai una esperienza incredibile, sia perché hai possibilità di fare promozione e far conoscere la tua musica anche all’estero. E’ una cosa che mi piacerebbe molto, visto che è da quando avevo 9 anni che ho iniziato a scrivere canzoni in inglese e sogno una possibilità del genere.

Mi piacerebbe tanto, ho iniziato a lavorare anche con Marco Mengoni ad agosto, stiamo costruendo un bel progetto, sarebbe di sicuro bello farlo conoscere all’estero, ci stiamo lavorando, ma le cose si fanno pian piano, step by step, intanto il primo pensiero al momento è l’Eurovision.

EN – Sulla tua fanpage ogni domenica, con la rubrica #di20libri,  hai presentato al tuo pubblico un libro… qual è in assoluto il tuo preferito?

Francesca – Un libro che mi ha un po’ cambiato la vita è Il Profeta di Khalil Gibran. E’ uno di quei libri densi di significato e di verità in maniera incredibile. E anche quando lo hai terminato di leggere, se un giorno sei in crisi o hai voglia di espiarti, apri quel libro in qualsiasi pagina, a caso, lo leggi e ti da una mano, ti illumina, ti fa svoltare la giornata. Non dico che è un Vangelo, ma per me è come se lo fosse, una cosa incredibile.

EN – Tra i tanti strumenti che suoni ne hai uno preferito?

Francesca – Sai che in Nice To Meet You, il mio tour in “solitaria” suono sei strumenti,  che mi piacerebbe provare a proporre anche a Stoccolma in qualche localino, anche in pochi intimi, mi piacerebbe davvero tanto portarlo anche lì. In realtà ne suono più di sei, anche l’ocarina (strumento a fiato) e l’ukulele (simile ad una chitarra). Il mio primo grande amore con cui ho un grande legame, visto che lo uso anche per la scrittura dei brani, è il pianoforte, ma quello che comunque preferisco in assoluto, per come è fatto, è il basso. Mi piace perché è uno strumento pazzesco, mi piace perché quando senti il basso, vibra proprio nella pancia e mi piace tantissimo.

EN – Sei mai stata a Stoccolma prima d’ora? Hai in programma di visitare la città (impegni eurovisivi a parte)?

Francesca – La cosa che vi farà sorridere è che io con l’Eurovision mi sto girando l’Europa, visto che fino ad ora le uniche città che mi è capitato di visitare sono state Parigi e Lisbona e non ho mai visto nient’altro, nemmeno Londra, è gravissima questa cosa lo so [ ride ]. In passato ho fatto diversi viaggi, ma tutti fuori Europa, come a Los Angeles, Rio de Janeiro ad esempio. Quindi sono felicissima di questa cosa, perché andrò a Stoccolma per la prima volta e ho già preso una guida della città che mi sto studiando e un mini dizionario per imparare almeno le parole fondamentali, tipo “Ciao”, “Grazie”, “Prego”, “Arrivederci”, “Buona giornata”…

EN – Ma in Svezia parlano quasi tutti anche l’inglese, quindi vedrai che non avrai problemi…

Francesca – Sì però è carino andare in un bar e dire grazie nella loro lingua al cameriere, anche una dimostrazione di interculturalità. In questi giorni sto studiando l’inglese come una scema [ ride ] perché un pochino lo parlo, ma vorrei fare più pratica e poi vorrei anche imparare un po’ di francese.

EN – Come mai proprio il francese?

Francesca – Così… visto che Amir è un bel ragazzo, per parlargli un po’ e dirgli qualcosa, un pochino di francese devo saperlo no? [ scoppia a ridere ]

Amir e Michielin

E dopo questa lunga intervista alla nostra rappresentante al prossimo Eurovision Song Contest, non possiamo che augurarle tanta fortuna per questa esperienza che sicuramente le rimarrà nel cuore per tutta la vita. Francesca, noi tifiamo per te e ti facciamo un enorme in bocca al lupo!

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Una risposta

  1. Claudio ha detto:

    “quest’anno ho detto ragazzi, so che sono una rompi***** [ scoppia a ridere ], ma voglio la scenografia!” LA AMO, ALLA FOLLIA! :D