Eurovision, Francesca Michielin: “Il mio albero è l’Europa, noi i suoi frutti”


Francesca Michielin è sempre più pronta e carica per la performance di sabato sera (in diretta su Rai1 dalle 20.30). Abbiamo avuto il piacere di incontrare e intervistare la nostra rappresentante a Stoccolma e ci ha raccontato tutto il progetto che sta dietro all’esibizione che porterà sul palco.

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Francesca, innanzitutto, si trova a ricoprire il ruolo non solo di rappresentante ma anche fan dell’evento: “Adoro l’Eurovision. Ho sempre sentito parlare dell’Eurovision anche se in Italia era sentito poco. Dal 2011, con l’entrata di Gualazzi, l’attenzione è stata maggiore. Da allora non mi sono persa un’edizione con mia madre sul divano, mandavamo via tutti gli uomini di casa per guardarlo. Due fan accanite!”.

L’Eurovision è sempre stato un forte desiderio coltivato negli anni: “Quando canto sul palco, anche durante le prove, a me vien da piangere. Mi sento come se stessi realizzando un sogno. Infatti ieri ho scritto a mia mamma: “Fra due giorni l’Eurovision è finito, cosa mi resta da sognare?”. Volevo venirci e adesso sono qua, in quei tre minuti cercherò di dare tutto”.

Michielin

Come nasce la performance? “C’è un grande albero sul palco, tanti oggetti. Siamo andati per gradi. La mia performance infatti non dura solo quei tre minuti sul palco, posso dire che è già partita due settimane fa quando da Bassano del Grappa, la mia città natale, ho percorso i sei gradi di separazione passando per Vienna, Varsavia, Berlino, Copenaghen e Stoccolma. Ad ogni persona, che fosse il rappresentante del paese o un fan dell’Eurovision, ho distribuito dei semi perché per me rappresentano qualcosa che germoglia e affonda le radici in profondità, può elevarsi in alto e crescere sempre più rigoglioso”.

E la filosofia artistica e di vita della Michielin è ben riprodotta in scena: “Il mio seme germoglia sul palco dell’Eurovision e diventa un albero, ovvero la metafora dell’Europa e tutti i vari frutti e gli oggetti che sono sull’albero rappresentano le diversità. I colori, i nostri modi di essere, una ricchezza per tutti. Il seme che dono alla fine è qualcosa che non è solo in noi ma che si dà agli altri. Non bisogna solo dare dei semi ma farsi semi. Dobbiamo avere una missione nel nostro quotidiano, di felicità, condivisione e comunione con chi ci sta vicino senza avere paura del diverso, abbracciandolo e azzerando i gradi di separazione”.

Michielin

Sul palco indosserà un jumpsuit dorato e una maglia bianca: “Già a Sanremo indossavo un jumpsuit, una tuta. Per mantenere un tratto caratteristico ho deciso di indossarla anche qui. Mi sento comoda così, ho 21 anni, non potrei vestirmi in maniera diversa. Quella nera che ho indossato nella seconda prova può apparire più raffinata ma allo stesso tempo è molto seria e tende anche a perdersi con tutto il verde che c’è. Ho pensato di tenere quella dorata perché è molto luminosa. Semplice ma brillante, con tanti fiori e foglie disegnati. Credo sia la migliore”.

Perché sull’asta del microfono ha un nastro arcobaleno? “Ho parlato prima di diversità e la diversità non sta solo nell’orientamento sessuale, ma può essere un orientamento di qualsiasi tipo, religioso ad esempio. Ognuno sceglie come esprimere se stesso. La diversità non è da intendere come una cosa brutta ma una ricchezza. Ho deciso di mettere tantissimi colori su quel microfono perché anche se sono diversi stanno bene insieme e sono bellissimi. Il mio è un messaggio d’amore, di positività”.

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