Quando l’Eurovision riportò la democrazia in Portogallo nel 1974

“Mancano pochi minuti alle 23 e sarà con voi Paulo de Carvalho, che vi canterà il suo grande successo dell’Eurovision E depois do adeus“.

Così fu annunciato, da Rádio Renanesca il 24 aprile 1974, il primo segnale d’inizio della “Rivoluzione dei Garofani” chiamata così perché, il giorno seguente, quei fiori, in occasione di un matrimonio che si stava celebrando, furono distribuiti al popolo che insorse contro il lungo regime autoritario portoghese fondato da Salazar.

Quel segnale fu proprio la canzone “E depois do adeus” interpretata Paulo de Carvalho diciotto giorni dopo l’Eurovision che incoronò vincitori gli ABBA e che fu censurato dalla RAI perché Gigliola Cinquetti con il suo brano “Sì” avrebbe potuto influenzare il referendum sul divorzio.

Fu scelto quel brano come allarme non perché il testo presentasse un testo politico (parla infatti di un amore ormai finito con una donna che  lui definisce un “fiore che ho colto”e per questo di breve durata), ma perché, sebbene fosse arrivato ultimo all’Eurovision, si sentiva di frequente in radio e quindi non poteva destare troppi sospetti alle forze salazariste.

Paulo E Depois Do Adeus

Un’ora dopo, anche se per le strade di Lisbona ancora non si notava nulla, i militari erano prontissimi a sferrare l’attacco: erano in combutta con il giornalista Carlos Albino e con il responsabile della programmazione della radio Manuel Tomas che in quel momento si stava sbracciando  per attirare l’attenzione di un annunciatore di pubblicità che, essendo del tutto ignaro di quello che stava accadendo, non aveva alcuna intenzione di fermarsi.

In ritardo di 19 secondi dall’ora accordata, Tomas riuscì a far partire il secondo e ultimo segnale, ovvero il nastro dov’era registrata la canzone di José Afonso “Grandola vila morena”, che fu disperatamente recuperata giusto in tempo perché era stata proibita dal regime per i suoi messaggi che invocavano pace, uguaglianza e fraternità.

Il dittatore Marcelo Caetano si riparò nella stazione di polizia principale di Lisbona che fu circondata dalle forze armate che lo fecero ritirare e restaurarono la democrazia dopo quasi cinquant’anni.

Il Portogallo quindi, che ha vinto solo quest’anno per la prima volta l’Eurovision, ne era già legato indissolubilmente per una storia purtroppo quasi dimenticata e iniziata con l’unica canzone della rassegna che, come dice John Kennedy O’Connor, “abbia davvero segnato una rivoluzione”.


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