Eurovision 2018, regolamento più rigido per le tv dopo il caso Samoylova


Stretta dell’EBU nel regolamento dell’Eurovision Song Contest dopo i fatti dell’ultima edizione e la vicenda Yulia Samoylova, conclusasi con una multa per l’emittente nazionale ucraina UA:PBC e un avvertimento per quella russa Channel One.

Tre le finalità principali: accentuare il concetto di contest non politico, con la tv ospitante che di fatto diventa responsabile diretta della possibilità di far partecipare tutti i cantanti; responsabilità della tv ospitante per il rispetto dei tempi;  ancora maggiore trasparenza nelle giurie.

Inoltre, sono state apportate alcune modifiche  ai diritti sui servizi multimediali, con le riproduzione dell’intero spettacolo su Youtube che restano ad uso esclusivo dell’EBU ma con le tv che potranno utilizzare tutte le altre piattaforme, compresa Facebook. Vediamo nel dettaglio i maggiori cambiamenti:

Eurovision è un evento non-politico e tutte le emittenti partecipanti, compreso l’Host Broadcaster, deve assicurarsi che siano prese tutte le misure al loro interno e nelle delegazioni affinché nessuna organizzazione, istituzione, causa politica o di altra causa, società, marchio, prodotto o servizio siano promossi o menzionati durante l’evento.

Nessun messaggio che promuova qualsiasi organizzazione, istituzione, causa politica o altro, società, marchio, prodotti o servizi è autorizzato negli spettacoli e all’interno di qualsiasi evento e luogo ufficiale (vale a dire presso la sede, durante la cerimonia di apertura, l’Eurovision Village, il centro stampa, ecc). La violazione di questa regola può comportare la squalifica.

L’altra modifica sottolinea che le varie emittenti devono assicurarsi in ogni istante che venga rispettata la linea editoriale del concorso. Ma ancora più importante è la modifica indicata poco sotto:

Nessun artista selezionato, né alcun membro delle delegazioni deve avere precedenti che possano forzare le autorità nazionali del Paese della tv ospitante a negare l’accesso al Paese, in accordo con le leggi nazionali.

Sul fronte delle giurie, capitolo sempre caldo, è stato specificato ulteriormente un criterio già noto, ma che l’EBU ha inteso ribadire, visto il ripetersi di alcune situazioni, in particolare quelle relative al rapporto fra armeni e azeri:

Le emittenti partecipanti devono verificare e assicurare che nessun membro della giuria sia collegato in alcun modo con le canzoni e/o gli artisti in gara, così da poter assicurare un voto in completa indipendenza, imparzialità, limpidezza, oggettività e usando le loro capacità professionali, senza favorire alcun partecipante a seconda della nazionalità, del sesso o altro.

Non sarà facile tenere d’occhio questo fattore per l’EBU ma è indubbiamente una stretta chiara su questo fronte sulla quale c’è da scommettere sarà posta grandissima attenzione. Sarà invece più semplice farlo relativamente all’ultima modifica che mette in guardia i Paesi organizzatori sui tempi e sulle necessità televisive e soprattutto chiarisce che non sarà scontato che in caso di violazioni o ritardi (come quelli che hanno caratterizzato l’edizione 2017) i Paesi possano mantenere l’organizzazione:

L’emittente organizzatrice deve rispettare tutti i tempi e le deadline stabilite con l’EBU per una corretta, tempestiva e rapida attuazione dell’Eurovision e deve mettere in pratica tutte le istruzioni dell’EBU. Il mancato rispetto di queste regole comporta una rottura del patto stretto con l’Host Broadcaster e potrà dare facoltà all’EBU di terminare l’accordo unilateralmente e autorizzare il trasferimento in un altro paese membro (…). La tv ospitante deve assicurare a tutti i partecipanti di esibirsi dal vivo, di persona sul palco in tutte le fasi dello show, comprese le prove.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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