Eurovision Song Contest 2013

Eurovision Song Contest 2013. Informazioni, dati e curiosità sulla cinquantottesima edizione dell’Eurovision Song Contest.

Data: 14 – 16 e 18 maggio 2013
Luogo: Malmö Arena, Malmö (Svezia)
Paesi in gara: 39
Paesi rientranti: Armenia
Emittente organizzatrice: SVT
Conduttore: Petra Mede
Votazioni: ogni Paese attribuisce alle migliori dieci canzoni i punteggi 12, 10, 8, e dal 7 all’1 (50% televoto e 50% giuria di esperti, sia nelle semifinali che nella finale).
Audience: oltre 171.3 milioni di telespettatori che hanno seguito per almeno 1 minuto l’evento | Per maggiori informazioni, consulta la nostra sezione Ascolti Eurovision anno per anno.
Ascolti in Italia. Prima Semifinale su Rai4: 149.292 telespettatori. Finale su Rai2: 1.878.000 telespettatori | Nella nostra sezione dedicata, tutti gli ascolti nel dettaglio e anno per anno, relativi alla trasmissione dell’Eurovision in Italia.
Vincitore: Emmelie De Forest con “Only teardrops” (Danimarca)

Eurovision Song Contest 2013

Logo ufficiale edizione 2013 dell’Eurovision Song Contest

L’Italia nell’edizione 2013. In gara Marco Mengoni con “L’essenziale” (settimo posto in finale). Leggi la nostra intervista esclusiva a Marco e guarda l’esibizione nella finale dell’Eurovision Song Contest.

Come seguire l’evento. Diretta della prima semifinale su Rai5 (ore 21), con commento di Federica Gentile e la finale su Rai2 (sempre dalle 21), con commento di Filippo Solibello, Marco Ardemagni e Natascha Lusenti. Entrambe le dirette sono disponibili anche in streaming web sulla piattaforma rai.tv. Disponibile commento in italiano anche su SAN MARINO RTV (su Digitale Terrestre nelle zone di Emilia Romagna, costa adriatica comprese Marche e Veneto): diretta delle tre serate (ore 21) con commento da studio di Lia Fiorio e Gigi Restivo. In questa edizione vengono trasmesse tutte e tre le serate anche su satellite e sul canale 73 della piattaforma TivùSat. Per conoscere tutti i dettagli su come seguire tutte le serate in diretta, consulta la nostra sezione dedicata.

Curiosità dell’edizione 2013. Si cambia direzione: niente spese folli come per l’organizzazione dell’edizione di Baku, in un periodo molto difficile per l’economia europea e con il calo di iscrizioni dell’anno precedente (dovuto quasi esclusivamente per motivazioni economiche). La Svezia, con sorpresa (tutti immaginavano come location la nuovissima Friends Arena di Stoccolma, capace di ospitare ben 60.000 persone) sceglie Malmo e la Malmo Arena (15.000 posti) per ospitare l’evento. Scelta che lascia di stucco, vista la vicinanza, la ricaduta turistica avrebbe coinvolto più la Danimarca che la Svezia stessa (collegate dal famoso ponte di Oresund). Ma con il tempo si è capito che le motivazioni erano tutte legate alla riduzione dei costi.

Eurovision “low cost”. Riduzione dei costi in tutto e per tutto: via i led dal palco, un solo presentatore (non accadeva dal 1995), le tre serate gestite direttamente da SVT e non da società esterne come avvenuto a Baku e Dusseldorf e uno stanziamento assai ridotto, appena 17.3 milioni di euro (127 milioni di corone) per tutto lo show compresi gli extra (dei quali 2 arrivano dal comune di Malmö e altri 6 come di consueto dal contributo dell’EBU). Il messaggio è chiaro: dimostrare che si può organizzare uno spettacolo straordinario anche senza spese folli.

Lo slogan scelto per questa edizione è “We are one” e alla conduzione viene chiamata Petra Mede, già vista al timone del Melodifestivalen (il concorso di selezione svedese): la sua spigliatezza convince tutti. Per l’occasione, viene realizzato anche un inno ufficiale: “We write the story” porta la firma di Benny Andersson degli Abba e del famoso dj Avicii. Su queste note gli artisti sfilano in passerella la serata finale: una novità molto televisiva voluta da SVT.

Escono di scena per un anno la Bosnia Erzegovina, il Portogallo e la Slovacchia per motivi economici e la Turchia in protesta con alcune norme del regolamento, su tutte quella della presenza di giurie che votano insieme al pubblico da casa, che a loro dire penalizzerebbero le loro canzoni.

Novità nel voting: per arginare il più possibile il prevedibile “block vote” fra paesi vicini e affini al televoto e rendere più equa la classifica, per arrivare a stilare la “top 10” della giuria, ciascun giurato di ciascun Paese dovrà classificare tutte le canzoni della serata e non più solo le prime 10. Altra novità: l’ordine d’uscita non è più sorteggiato (lo sarà solamente l’allocazione di ciascun Paese in una delle due semifinali e se ci si esibirà nella prima o nella seconda parte delle medesime). La collocazione di ciascun Paese viene deciso dall’organizzazione, secondo “criteri artistici e di spettacolo”, per non avere più pezzi simili di seguito e tenere alta l’attenzione. La scaletta della finale viene invece interamente decisa dall’organizzazione.

Tra i partecipanti troviamo anche un nome noto in Italia: Anouk (da noi e in Europa spopolò con “Nobody’s wife” nel 1997), che regala ai Paesi Bassi – con la sua “Birds” – un meritatissimo nono posto (il Paese non centrava la top 10 dal 1998…) e record di ascolti (4.900.000 telespettatori e il 65% di share. Qui tutti i dati). Ci sono anche i Cascada, progetto eurodance in gara per la Germania, che dal 2004 ad oggi ha venduto 30 milioni di dischi facendo ballare le giovani generazioni del Continente (Italia compresa).

Qualche sorpresa la regala la Svezia, dove al Melodifestivalen (in cui per la prima volta è presente una giuria italiana, di cui fa parte anche Alessandro Pigliavento di Eurofestival News) sembra tutto predisposto per la vittoria di Yohio, un diciottenne divenuto celebre per le fattezze estremamente androgine e per il suo look ispirato alla visual kei del pop giapponese. A trionfare è invece Robin Stjernberg (il più votato dalle giurie e secondo al televoto), la cui “You” si posiziona in quattordicesima posizione nella finale dell’Eurovision.

La selezione Svizzera viene vinta da una formazione denominata Heilsarmee, che è la denominazione tedesca per l’Esercito della Salvezza (i sei componenti sono appartenenti all’organizzazione umanitaria di matrice cristiano-evangelica). Da regolamento, essendo vietato ogni riferimento ad organizzazioni religiose o militari, l’EBU impone (pena la squalifica) un cambio di nome e il divieto di presentarsi sul palco dell’Eurovision con le loro divise. Si presenteranno come Takasa, una parola in swahili che vuol dire “pulito”, ma soprattutto – anche se non lo dicono esplicitamente – Takasa è anche l’acronimo di “The Artist Known As Salvation Army”. La loro presenza è motivo di polemica anche per un’altra situazione: la sezione svizzera dell’Esercito della salvezza era salita alle cronache qualche tempo prima per aver licenziato una dirigente poiché aveva rivelato la propria omosessualità, cosa che stride un po’ con i valori che la rassegna promuove. Il loro viaggio si fermerà nella seconda semifinale: pubblico e giurie smorzano ogni desiderio di finale, piazzandoli tredicesimi su 17.

Farà discutere il bacio saffico durante l’esibizione della Finlandia, rappresentata da Krista Siegfrids con la sua “Ding dong”. Sul palco interpreta una ironica richiesta di matrimonio e l’artista si presenta non a caso vestita in abito da sposa e bacia a fine esibizione una delle sue coriste. Il bacio va in onda regolarmente senza censure, ad eccezione di quella della tv cinese, che trasmetterà ad ottobre l’evento in differita con un taglio sul finale di esibizione.

Tanta “Italia” in questa edizione dell’Eurovision. Ha origini italiane (di Vico del Gargano) la famiglia di Roberto Bellarosa, il cantante selezionato internamente dal Belgio (leggi la nostra intervista). Andrius Pojavis, il vincitore della selezione lituana, vive a Milano con la famiglia – viale Zara per la precisione – ed ha registrato la sua canzone presso il Massive Studio, una delle maggiori strutture musicali italiane. A Roma è nata e ha vissuto sino a 16 anni Sara Jovanovic, una delle componenti del trio serbo Moje 3; in Italia per sei anni ha vissuto e lavorato Bledar Sejko, uno dei due cantanti albanesi e Gianluca Bezzina, il cantante maltese, ma soprattutto medico che nel suo periodo di tirocinio ha lavorato in Italia come volontario con le suore di Madre Teresa di Calcutta. C’è poi Cezar (per la Romania), che si è laureato al Conservatorio Giuseppe Verdi a Milano e ha vissuto a Lodi, come ha raccontato in una nostra intervista esclusiva, in cui ci svela di essere molto legato all’Italia da tanti punti di vista, sia musicale, professionale che umano (“ho tanti amici in Italia”).

A far visita al nostro Paese ci sono Dina Garipova (Russia) e Farid Mammadov (Azerbaigian). La prima per una esibizione privata, il secondo per un concerto al meeting internazionale degli studenti azeri nel mondo, che si svolge a Roma. Andrius Pojavis invece terrà un concerto a San Donato Milanese dopo l’Eurovision Song Contest, prima di rientrare in Lituania.

A soli vent’anni (è nata a Randers il 23 febbraio 1993) e di lontane origini nobili, Emmelie De Forest si aggiudica la vittoria di questa edizione dell’Eurovision Song Contest. Inizia a cantare a soli 10 anni di età nei cori in chiesa e nel coro gospel di Steve Cameron; a 14 comincia ad esibirsi con il musicista scozzere Neill Fraser; a 18 si iscrive ad una scuola di canto a Copenaghen, diplomandosi. La vittoria all’Eurovision è stata anche il preludio al suo primo album che l’ha lanciata in tutta Europa. Curiosamente, si impone esattamente 40 anni dopo la prima vittoria danese (Grethe e Jorgen Ingemann, nel 1963) ed esattamente nello stesso paese (la Svezia) in cui la Danimarca vinse l’ultima volta (nel 2000). Due anni dopo Emmelie De Forest arriverà in Italia, fra marzo e luglio del 2015, per girare in due tranche e cinque giorni totali il video di “Hopscotch”, che darà il lancio al suo secondo album. La cantante sceglie il centro di Roma e la suggestiva location di Calcata, paesino di 900 anime in provincia di Viterbo nel cuore della valle del fiume Treja e arroccato su una montagna di tufo. E’ l’artista stessa ad informare i fan mettendo le foto del borgo su Facebook e non lesinando apprezzamenti per il nostro Paese e per quelle due località. In Italia a dare per primi la notizia e ad identificare le due località è il nostro newsblog (qui l’articolo dettagliato). Pochi giorni dopo ne parlerà, dedicando alla vicenda e all’Eurovision un’intera pagina, il quotidiano locale “Corriere di Viterbo”. Una bella pubblicità per l’Italia in Europa.


Per consultare l’indice con le schede dedicate ad ogni singola edizione dell’Eurovision Song Contest, clicca qui. Ulteriori approfondimenti sono disponibili su Good Evening Europe, il libro sull’Eurovision Song Contest (una vera e propria enciclopedia dedicata all’evento).

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