Eurovision Song Contest 2014

Eurovision Song Contest 2014. Informazioni, dati e curiosità sulla cinquantanovesima edizione dell’Eurovision Song Contest.

Data: 6 – 8 e 10 maggio 2014
Luogo: B&W Hallerne di Copenaghen (Danimarca)
Paesi in gara: 37
Paesi rientranti: Polonia e Portogallo
Emittente organizzatrice: DR
Conduttori: Nikolaj Koppel, Lise Rønne, Pilou Asbaek
Votazioni: ogni Paese attribuisce alle migliori dieci canzoni i punteggi 12, 10, 8, e dal 7 all’1 (50% televoto e 50% giuria di esperti, sia nelle semifinali che nella finale).
Audience: oltre 195 milioni di telespettatori che hanno seguito per almeno 1 minuto l’evento | Per maggiori informazioni, consulta la nostra sezione Ascolti Eurovision anno per anno.
Ascolti in Italia. Prima Semifinale su Rai4: 285mila telespettatori. Seconda Semifinale su Rai4: 343mila telespettatori. Finale su Rai2: 1.747.000 telespettatori | Nella nostra sezione dedicata, tutti gli ascolti nel dettaglio e anno per anno, relativi alla trasmissione dell’Eurovision in Italia.
Vincitore: Conchita Wurst con “Rise like a Phoenix” (Austria)

Eurovision 2014

Logo ufficiale edizione 2014 dell’Eurovision Song Contest

L’Italia nell’edizione 2014. In gara Emma Marrone con “La mia città” (21° posto in finale). Leggi la nostra intervista esclusiva ad Emma e guarda l’esibizione nella finale dell’Eurovision Song Contest.

Come seguire l’evento. Diretta delle due semifinali su Rai4 (ore 21), con commento di Filippo Solibello e Marco Ardemagni. Diretta della finale su Rai2 e Rai HD (ore 21) con commento di Linus e Nicola Savino. Entrambe le dirette sono disponibili anche in streaming web sulla piattaforma rai.tv. Disponibile commento in italiano anche su SMtv San Marino (su Digitale Terrestre nelle zone di Emilia Romagna, costa adriatica comprese Marche e Veneto e su satellite): diretta delle tre serate (ore 21) con commento da studio di Lia Fiorio e Gigi Restivo. Per conoscere tutti i dettagli su come seguire tutte le serate in diretta, consulta la nostra sezione dedicata.

Curiosità dell’edizione 2014. La Danimarca, che aveva già tratto un notevole vantaggio economico dall’edizione svedese, vista la vicinanza col paese ospitante e la facilità di collegamenti anche su rotaia (i due Paesi sono collegati dal famoso ponte di Olesund), una volta alzata la coppa e ringraziati i vicini di casa, si è messa subito in moto per la nuova edizione. Si sceglie Copenaghen (la città che ospitò l’evento anche nel 2001, ricevendo anche allora il “testimone” dalla Svezia) e la B&W Hallerne, un ex cantiere navale oggi riqualificato a sede di eventi culturali e parco giochi. Quest’anno la Danimarca festeggia anche i 50 anni dalla prima volta che ha ospitato la rassegna.

La DR, la tv danese, sull’onda dei successi dell’edizione 2001 (che fruttò l’equivalente di 85 milioni di euro di introiti), mette a punto un progetto imponente: l’operazione costa infatti 41 milioni di euro, invece dei poco più di 10 milioni previsti, cifra ripartita fra la tv danese, la Città di Copenaghen, l’agenzia di promozione turistica della città e la regione dell’Hovestaden).

L’EBU e gli sponsor fanno la loro parte (9 milioni rientrano fra contributo e vendita dei biglietti), ma la spesa alla fine come detto risulta ben più alta, per via di alcuni errori nel calcolo dei costi per la messa a punto dell’arena. Per questo errore, il project manager, a fine rassegna si è dimesso.

Nonostante lo sbilancio anche per la Danimarca l’evento eurovisivo è stato un successo. Il ricavo per il settore turistico ammonta infatti a 17,3 milioni di euro (123 milioni di corone danesi), cifra che comprende anche il cibo e lo shopping nell’ultima settimana. Il dato è dell’ufficio per il turismo danese che ha diffuso nell’agosto 2014 un rapporto completo sulle ricadute economiche dell’aver avuto l’evento in casa.

Join Us” –  colleghiamoci – è lo slogan scelto per questa edizione, slogan che vuole unire idealmente musica, cantanti, fan, danesi ed europei. A Copenaghen si respira un clima di festa, i simboli e gli eventi legati all’Eurovision invadono la città e, per l’occasione, i ristoranti organizzano menù eurovisivi e persino la nave di proprietà della famiglia reale è attraccata al molo nei pressi della location.

L’area intorno all’arena è il luogo di ritrovo per i circa 4.000 giornalisti accreditati da tutto il mondo e per i delegati, mentre il backstage viene allestito in un maxi tendone immediatamente dietro l’ingresso del palco. Il palco è uno dei più grandi della storia eurovisiva, secondo solo a quello di Mosca 2009, col più grande circuito di luci mai realizzato in Danimarca (su cui lavorano ben 46 persone): 3000 fari dei quali 730 LED e oltre 2000 punti luce. Unica criticità, riferiscono i cronisti sul posto, sono i collegamenti con l’isola su cui è posta l’arena, spesso lenti.

Una delle idee che la città di Copenaghen vuole trasmettere al mondo attraverso l’Eurovision è quella di accoglienza, rispetto e tolleranza. Ed è così che viene lanciata una iniziativa accolta con successo: venire a sposarsi (con rito civile) a Copenaghen, nella settimana eurovisiva. Invito naturalmente aperto a tutte le coppie di tutto il mondo, eterosessuali o omosessuali, senza distinzioni. Saranno alla fine una trentina le coppie che si sposeranno, nessuna delle quali italiane.

Inoltre, per festeggiare i 25 anni dalla prima “civil partnership” fra persone dello stesso sesso al mondo, Copenaghen inaugura la Regnbuepladsen (la piazza Arcobaleno), situata proprio di fianco al Municipio. Oggi gli omosessuali hanno il diritto di sposarsi in chiesa e di adottare bambini. Un chiaro segnale dell’immagine che la città vuole dare di sé: “Diversa e tollerante, dove la comunità LGBT svolge un ruolo importante”.

Contestazioni alla Russia. E’ l’anno dell’invasione della Crimea (regione Ucraina a maggioranza russa) da parte delle truppe militari di Putin e della presenza di una drag queen in gara a questa edizione dell’Eurovision (Conchita Wurst, in rappresentanza dell’Austria). Quest’ultima diventa un caso (anche politico) in Russia e Bielorussia, dove si pensa di boicottare l’evento. L’EBU invia una lettera di ammonimento ai due canali della tv russa che ad anni alterni trasmettono l’Eurovision (su insistenza di diversi Paesi, Germania e Svezia in testa, e di una comunità gay allarmata da certe prese di posizione), a cui non segue nessuna risposta. Il clima è teso (molti Paesi in caso di vittoria della Russia, che andrebbe ad organizzare l’evento l’anno successivo, potrebbero boicottarlo e non parteciparvi). Il risultato è una serie di fischi ad inizio e fine esibizione delle rappresentanti russe (le Tolmachevy Sisters), gelo in sala stampa e un settimo posto in finale.

Da quest’anno, per rendere ancora più trasparente il voting, i nomi dei giurati di ciascun paese vengono resi noti qualche giorno prima della rassegna e subito dopo la rassegna l’EBU diramerà come avrà votato ciascun giurato in ciascun Paese. Ciò non basterà per evitare del tutto gli scandali: la giuria georgiana viene infatti squalificata perché tutti e cinque i giurati hanno piazzato gli stessi artisti nello stesso ordine, nelle prime 8 posizioni. Per la Georgia dunque verrà reso valido il solo risultato del televoto.

L’Italia si deve accontentare di un 21° posto, il peggior risultato dal nostro ritorno in gara avvenuto nel 2011. Nonostante questo, l’Eurovision cattura sempre più appassionati, aumentano le interazioni sui social e, per la prima volta, grazie alla collaborazione tra lo Staff di Eurofestival News e l’ente del turismo danese, a Milano viene organizzata la prima Eurovision Night: un maxischermo allestito all’interno del Palazzo Giureconsulti (a due passi dal Duomo, in piazza Mercanti) raccoglierà oltre 120 persone, di diverse nazionalità, tutte intente a seguire la finale dell’evento e a tifare per il proprio paese/artista preferito.

Conchita Wurst, impeccabile sul palco con la sua Rise Like a Phoenix convince tutti, pubblico in Arena (in delirio), telespettatori e giurie e si aggiudica la vittoria di questa edizione dell’Eurovision Song Contest. Anche l’Italia contribuisce con il massimo del punteggio (12 points). Da questo momento tutto il mondo conoscerà la “drag queen barbuta”: milioni le ricerche che vengono effettuate su Google in tutto il mondo dopo la proclamazione della Wurst come vincitrice dell’Eurovision Song Contest 2014. In Austria la finale ottiene uno share record del 73% e a fine anno si scopre che Conchita Wurst ha dominato anche le ricerche globali dell’intero anno sempre su Google (vedi il dettaglio). Sarà chiamata ad esibirsi al Parlamento Europeo, si incontrerà con il segretario generale delle Nazioni Unite, finirà anche ai Golden Globe Awards 2015 e su Rai1, prima intervistata da Giletti ne la sua L’Arena (con ascolti altissimi) e successivamente ospite del Festival di Sanremo (con oltre 8 milioni di telespettatori che hanno visto la sua esibizione).

Non è stato però tutto rose e fiori per lei: diversi gli attacchi e le offese arrivate da più parti (dalla Russia e da alcuni suoi politici, così come da quelli di casa nostra) e la stessa Wurst racconta di aver ricevuto anche diverse minacce di morte. Per mesi si parlerà della vincitrice dell’Eurovision 2014 sui media internazionali e italiani e, in buona parte anche grazie a lei, alle sue ospitate tv e non solo, la rassegna finirà sulla bocca di tutti, con la Rai che raddoppierà gli ascolti dell’edizione 2015.


Per consultare l’indice con le schede dedicate ad ogni singola edizione dell’Eurovision Song Contest, clicca qui. Ulteriori approfondimenti sono disponibili su Good Evening Europe, il libro sull’Eurovision Song Contest (una vera e propria enciclopedia dedicata all’evento).

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