Eurostorie/4: Un concorso sempre “alla moda” (o quasi)…

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GLI ITALIANI SI DIFENDONO – Valentino, il nome più famoso della moda made in Italy nel mondo, nel 1974 vestì di uno splendido chiffon turchese Gigliola Cinquetti: l’abito costava 300 mila lire, una fortuna per quei tempi. Più recentemente, nel 2010, Dolce e Gabbana hanno vestito di rosso  la georgiana Sopho Nizharadze. Nell’edizione 2011, invece l’italiana Senit, in gara per San Marino, indossava un abito realizzato dall’inglese Elizabeth Emanuel, che in patria, fra le altre cose, ha vestito Carlo d’Inghilterra e la compianta principessa Diana Spencer nel giorno del loro matrimonio.

SPAGNOLI SUPER – La Spagna non è da meno. Nel 1969 Salomè, una delle quattro vincitrici – tutte donne – della rassegna, si presenta sul palco di Madrid avvolta in un abito  disegnato dallo stilista Manuel Pertegaz: è composto interamente da schegge di porcellana turchesi più tre collane da un chilo l’una. Peso complessivo: quattordici chili. Lo indossa con naturalezza anche se il peso rende leggermente goffi i suoi movimenti. Agatha Ruiz de La Prada disegnò invece l’imbarazzante  vestito color arcobaleno che la spagnola Lydia indossò nel 1999.

QUELLI CHE BASTA POCO – C’è invece chi sul palco dell’Eurovision Song Contest ci è salito andando decisamente contro le mode, consciamente o meno. Il vestito “simil sacco di iuta” della  belga Barbara Dex del 1993 ha dato l’idea ai goliardi olandesi di eurovisionhouse.nl per l’istituzione del premio a lei intitolato (Barbara Dex Awards) e assegnato in ogni edizione al cantante o ai cantanti peggio vestiti. L’edizione 2011, invece ha visto il finlandese Paradise Oskar proporre un vestito in tema con la sua canzone ambientalista, realizzato con abiti che lui stesso definisce ecocompatibili. La camicia è stata infatti composta utilizzando materiali riciclabili, da pezzi di un paracadute a vecchi stracci e pezzi di abiti usati.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa