Eurostorie/6: Le azioni di disturbo contro Tve


Nonostante i pessimi risultati ottenuti in concorso, la Spagna è uno dei paesi più fedeli alla manifestazione e che maggiormente si impegna nella sua promozione. Dall’anno del suo debutto, il 1961, Tve, la televisione nazionale spagnola, fa dell’Eurovision Song Contest uno dei programmi di punta, quasi sempre record di ascolto anche in tempi grami in termini di risultati ed anche dopo la riforma voluta dall’allora premier Josè Luis Zapatero che ha cancellato la pubblicità dalla tv l’impegno non è cambiato.

Quasi scontato che le emittenti concorrenti cerchino di contrastare come possono lo strapotere di Tve che nei giorni dell’Eurovision Song Contest fa sempre il massimo dell’ascolto. In anni recenti non sono mancate le operazioni di disturbo messe in atto dalle tv private concorrenti, tutte però naufragate ed anzi qualcuna di queste finite addirittura col diventare un beneficio per Tve stessa. Il primo episodio è il documentario “Yo vivì el Mayo español” (di cui abbiamo già parlato), trasmesso nel 2008 da La Sexta (emittente di proprietà in parte del gruppo Gamp e in parte dei messicani di Televisa) e realizzato sulla base di notizie diffuse da un giornalista del network radiofonico privato Cadena Ser, col quale si intendeva dimostrare come il generale Francisco Franco avesse “comprato” i voti della vittoria di Massiel nel 1968. Un documentario che faceva da traino al lancio di quella che nelle intenzioni di La Sexta doveva essere una clamorosa burla ai danni di Tve e delle selezioni spagnole per l’Eurofestival, “Salvemos Eurovision”, il cui galà finale è condotto da Raffaella Carrà.

httpv://www.youtube.com/watch?v=uRQhZtbm97I

La prima parte delle selezioni si svolge online su myspace, tramite il voto dei navigatori. A queste selezioni si presenta David Fernandez Ortiz, un attore spagnolo protagonista di “Buenafuente”, lo show di punta de La Sexta, che aveva organizzato la burla. L’attore spagnolo si era presentato in gara sotto le spoglie del bizzarro Rodolfo Chikilicuatre, parruccone alla Elvis in testa e finta chitarrina, col brano “Baila el chiki chiki”, un ballo di sole quattro mosse il cui testo fa largo uso del name-dropping citando personaggi del mondo latino e spagnolo come Josè Luis Zapatero, Mariano Rajoy, Hugo Chavez, ma anche Fernando Alonso, Pau Gasol; Javier Bardem, Antonio Banderas e Pedro Almodovar. Il brano viene presentato senza alcuna volontà di vittoria alla preselezione spagnola, come si evince anche dal fatto che il tutto dura appena un minuto e mezzo. L’unica intenzione era quella di “disturbare” le selezioni spagnole con un pezzo “trash”. Ed  invece stravince sul social network ed acquisisce il diritto di giocarsi Belgrado nella finale televisiva. Dove raccoglie qualcosa come il 56% dei voti  (su 10 brani in concorso: il secondo è fermo al 14%). La Sexta a questo punto è in evidente imbarazzo, ma di fronte alla volontà dell’attore di voler comunque andare a rappresentare il suo paese, concede il nulla osta. Il brano viene allungato a tre minuti, depurato dei riferimenti alla politica (diventano meno espliciti) e arricchito di una coreografia (Tve indice persino un concorso pubblico per selezionare le ballerine…). Arriva solo sedicesimo ma è il brano dell’estate in tutta Europa e quello di maggior successo dell’edizione: vince complessivamente sette dischi di platino (tre con la canzone e quattro con la suoneria originale), conquistando il primo posto in Spagna e Grecia ed entrando in classifica anche in Svezia e Francia e ne parlano persino i media italiani.

Il clamoroso fiasco della superfavorita Soraya del 2009, che arriva penultima per colpa della sua pessima esibizione live (una delle ospiti dello speciale Destino Eurovision di Tve darà la colpa al fiasco di Soraya per il calo di ascolti del programma nel 2009), dà il via all’ennesima operazione di ostruzione ai danni di Tve, datata 2010. Stavolta ad opera della principale concorrente Telecinco: l’obiettivo dichiarato è azzerare l’ascolto della manifestazione in Spagna attraverso l’invio ad Oslo di un pezzo da ultimo posto e da critica negativa a livello internazionale: da sempre infatti l’Eurofestival è il programma non sportivo più visto ed il cavallo di battaglia della tv di stato. Per fare questo, Telecinco costruisce a tavolino un brano supertrash (“Soy un tsunami”) e lo fa cantare a Kamele Marchante, volto noto dell’informazione di Telecinco, che per l’occasione di “trasforma” in  Popstar Queen. Complice un costante battage promozionale nel maggior programma dell’emittente (“Salvame”) Popstar Queen riesce a farsi votare sul web. A dieci giorni dalla fine delle selezioni, Popstar Queen è prima in classifica con quasi 150mila voti e il biglietto per Oslo sembra una formalità. Ma è a questo punto che c’è il colpo di scena: Ogae Spagna, insieme ad alcuni eurofans spagnoli pescano in rete alcuni frammenti di “Soy un tsunami”: con titolo diverso, sono stati diffusi ed incisi oltre la data massima prevista dal regolamento. Tve squalifica allora “Soy un tsunami”, come aveva fatto con altri brani per lo stesso motivo durante le selezioni. Telecinco va all’attacco (anzi, alla difesa…dell’artista), ma i problemi parevano risolti.

httpv://www.youtube.com/watch?v=_5mihBvHbnA

Invece succede che le selezioni sono vinte da un brano che prima della squalifica di Popstar Queen navigava  dentro e fuori dei dieci: lo canta il rapper Mario Vaquero, alias John Cobra, personaggio controverso, con due anni di prigione per violenza privata alle spalle. Durante la finale viene a galla chiaramente il brano, il cui testo è fortemente misogino ed incita alla violenza sulle donne (la domanda è: ma quelli di Tve, non se n’erano accorti prima?). L’esibizione di John Cobra è fischiatissima dal pubblico: lui risponde a insulti e gestacci, costringendo la conduttrice Ana Ingartiburu a congedarlo con la frase “esta es una esibicion vergüenzosa” (è una esibizione vergognosa). John Cobra arriva ultimo, punito con tutti voti “1” dai giudici (“perché non è prevista la possibilità di dare zero”). Ma il bello – il brutto, fate voi –  deve ancora venire: si scopre solo dopo che dietro a John Cobra c’è…di nuovo Telecinco. Che con ogni probabilità aveva fatto dirottare i voti previsti per Popstar Queen su di lui, sempre per fare ostruzione. Ma soprattutto: che John Cobra, al momento della finale, aveva già un contratto con la emittente per la successiva stagione televisiva….

Non paghi delle azioni di disturbo del 2010, quelli di Telecinco ci riprovano nel 2011. Cambia il meccanismo di selezione (casting separati per cantante e canzone), e l’emittente spedisce  ai casting il suo collaboratore ed ex concorrente del Gran Hermano Kiko Hernandez, che dopo essersi esibito, afferma di aver ricevuto in anteprima la comunicazione di essersi qualificato per la fase successiva, tentando così di screditare la regolarità della selezione. Tve  smentisce dicendo che  solo alla fine della prima fase sarebbero stati resi noti i qualificati. Ed Hernandez, naturalmente non è tra questi.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

Una risposta

  1. Ranma25783 ha detto:

    Bellissimo articolo. laSexta alla fine è riuscita a far di nuovo avvicinare gli spagnoli all’ESC. Su T5 lasciamo perdere

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