L’Eurovision Song Contest per la Rai è un servizio pubblico


Solo due anni fa sarebbe stata una cosa impensabile. Adesso è una certezza: l’Eurovision Song Contest è un programma considerato “di servizio pubblico”. Non è una congettura, non sono supposizioni (come qualcuno più volte bolla le cose scritte da questo blog…) ma è un dato vero. Il nome dello spettacolo televisivo più visto al mondo, dall’anno scorso tornato anche sugli schermi italiani, compare nella lista dei programmi inseriti nel contratto di servizio pubblico della Rai  – e dunque finanziati in tutto o in parte con il canone – del primo semestre 2011.

La notizia è stata resa nota  a Perugia, nel corso di Immaginario 2.0, il festival della comunicazione e dei nuovi linguaggi che si è svolto in varie location del capoluogo umbro. Si tratta di uno studio di Giorgio Scorsone, già analista di Tv Talk, animatore di Digital Sat e laureando in Linguaggi dei Media della Cattolica di Milano. Lo studio, ripreso e pubblicato dal quotidiano “Libero”, prende appunto in esame l’elenco dei programmi inclusi nel grande libro del Contratto di Servizio Pubblico della Rai. Fra questi, alla voce “Programmi e rubriche di promozione culturale”, accanto al Festival di Sanremo,  a La Storia siamo noi e ai programmi di Sgarbi e di Gigi D’Alessio (sic) c’è anche l’Eurovision Song Contest.

Ma cosa si intende per “Servizio Pubblico”. Ecco la definizione secondo il Contratto di Servizio in vigore approvato il 6 aprile 2011 e valido dal 2010 al 2012,  scritta nell’art. 1 comma 2: “La missione di servizio pubblico consiste nel garantire all’universalità dell’utenza un’ampia gamma di programmazione e un’offerta di trasmissioni equilibrate e varie, di tutti i generi, al fine di soddisfare, con riferimento al contesto nazionale ed europeo, le esigenze democratiche, culturali, e sociali della collettività, di assicurare qualità dell’informazione, pluralismo, inclusa la diversità culturale e linguistica intesa nel quadro della più ampia identità nazionale italiana e comunque ribadendo il valore indiscutibile della coesione nazionale”.

Il direttore generale Lorenza Lei sembra dunque voler proseguire su questa strada ed ecco che la partecipazione italiana all’Eurovision Song Contest del 2012, che a giorni sarà confermata dalla Ebu insieme probabilmente a quella di San Marino rientra in quest’ambito. Con buona pace di tutti quelli – direttori di rete in testa, che stanno facendo a gara per evitare di avere nel proprio palinsesto il programma, dopo il flop di ascolti del 2011 – che ne fanno ancora una questione di audience.

Il fatto che nella lunga lista del Contratto di Servizio Pubblico della Rai non ci sia alcun programma fra quelli sospesi per scarsi ascolti (come ad esempio Star Academy o X Factor, per dire),mentre invece oltre all’Esc ci siano programmi decisamente “fuori” dal sistema degli ascolti come “Palco e retropalco”, il Premio Tenco (che la Rai manda in differita di due mesi a mezzanotte però), o il talent show sulla lirica “Mettiamoci all’opera” (che riparte giusto oggi), conferma quanto avevamo anticipato e quanto andiamo dicendo da tempo: quella dell’audience è solo una scusa. E adesso che si gioca a carte scoperte, non ci sono più alibi. Ah, dimenticavamo. Nel 2012 il canone aumenterà di un euro e mezzo. Ma almeno pagheremo più contenti.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. SimoneMLK ha detto:

    Leggendo anche l’articolo su TvBlog, che prende la questione un po’ più alla larga, sembra tra l’altro che la RAI sia obbligata a trasmettere questi programmi di servizio pubblico obbligatoriamente su una delle tre reti generaliste.

    Questo vorrebbe dire che le semifinali dovrebbero andare in onda almeno su RaiTre. :-)

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