Ecco perché organizzare l’Eurovision Song Contest conviene


ARena

La Malmo Arena

Ricordate il solito ritornello degli anni ’90? “L’Eurovision Song Contest è carissimo e organizzarlo è un salasso in perdita, non vale la pena”. Bene, è un falso storico. E’ vero che negli ultimi anni, complice anche un aumento della tecnologia, c’è chi ha voluto strafare, ma le recenti esperienze in massima parte confermano che lo si può organizzare in maniera più che ottima senza fare follie e che avere la rassegna in casa vuol dire introiti notevoli a livello di indotto, di promozione del “marchio” del paese e anche  di immagine del medesimo.

Quanto alla semplice partecipazione, i costi non sono poi così alti: fra quota d’ingresso e spese varie (trasferta compresa), l’Eurovision da noi costa molto meno  di tantissimi altri programmi che hanno fatto flop. Non è possibile rendere pubblica la spesa complessiva, anche perché varia di anno in anno (quota d’ingresso compresa), ma i raffronti col tariffario Sipra hanno permesso di verificare come, i pochi spot messi in onda nel corso delle due serate, insieme a pochi altri seguenti abbiano quasi  interamente coperto le spese. Senza contare il contributo importante dell’etichetta discografica coinvolta. Le quote d’ingresso, come è noto, variano da paese a paese, a seconda del peso nell’Ebu e della grandezza dello stato.

L’edizione 2013 costerà fra i 12 ed i 15 milioni di euro, con un taglio di oltre due terzi rispetto alle spese passate. Pochi fronzoli sul palco (niente led), un solo presentatore invece di tre o quattro e niente investimenti inutili.  Con l’Ebu che contribuirà come sempre con 5-6 milioni e il comune di Malmo che ne metterà due. Poi  gli sponsor faranno la loro parte, abbassando dunque la spesa netta di SVT. Sobrietà, insomma.

Perché la crisi è crisi anche in Svezia e perché – soprattutto- le esagerazioni di qualche paese che recentemente ha ospitato la rassegna (russi ed azeri in particolare) ha ridotto il raggio delle possibili vincitrici. L’Ebu, l’ente delle tv pubbliche, che organizza l’evento, vuole che l’Eurovision sia alla portata di tutti: di paesi che non vincono da tanto e che pagano quote d’ingresso alte (come l’Italia, ma soprattutto come la Francia e la Spagna, che non vincono da 1977 e 1969 o Regno Unito, che non vince dal 1997) e dei paesi che non hanno vinto mai e che vorrebbero da tempo portarsi a casa la coppa.

IL TROPPO STROPPIA – Certo è che dal 2006 ad oggi, sono stati vari gli esempi di gestione dell’evento, non tutti positivi.  Gli stravizi, si diceva. La megalomania russa  nel 2009 portò  la tv nazionale a fare le cose sin troppo in grande, perché la spesa è stata più del doppio della media, ben 30 milioni di euro stanziati solo dal governo e 42 complessivi. Un palco mastodontico (1500 metri quadrati), riempito di luci, il tutto curato da professionisti americani ed inglesi. In compenso, gli albergatori russi, hanno fatto soldi a palate: una camera singola in un hotel vicino al Cremlino, nel periodo dell’Eurofestival costava 11500 rubli (356 euro) contro i 9200 abituali.

La Green Rome della Baku Crystal Hall

La Green Room della Baku Crystal Hall

A Baku hanno fatto peggio:  costruzione dell’arena ex novo a parte, il solo spettacolo è costato 49  milioni di euro, più altri 9 per gli eventi accessori.  E una squadra di tecnici interamente tedesca, come tutta la società di produzione dello show. Ma il Governo azero, oltreché per coprire alcune falle democratiche, ha usato al meglio l’evento anche a fini commerciali: musei aperti 24 ore su 24 nel periodo eurovisivo, corse speciali dei mezzi pubblici fino alle 5 del mattino, escursioni turistiche in città al costo di 50 euro l’una ma soprattutto 11000 visitatori nel periodo della rassegna, con 5000 prenotazioni in anticipo. Cifre mai viste prima dell’Esc da un paese  fuori dalle rotte europee.

FINLANDIA E GRECIA – Ma il meglio lo hanno ricavato i paesi che hanno saputo dosare le spese. Se infatti la Grecia (2006) è anche riuscita a guadagnarci sul fronte economico (si parla di 600mila euro), i finlandesi  (2007) hanno messo tutto per iscritto, in una pubblicazione diffusa dal comune di Helsinki nel quale costi e ricavi sono descritti in dettaglio. La spesa per l’ESC è stata di 13 milioni, con un aumento delle vendite  e dei ricavi rispettivamente fra lo 0,7 e l’1,1% (stima di 1,5 milioni di euro se si considerano anche trasporti e settori specializzati del commercio). Il turismo e l’ospitalità hanno visto un incremento del 2,5-3% contando la sola area metropolitana di Helsinki, con un aumento della richiesta di lavoratori temporanei. Helsinki ha accresciuto la propria immagine, diffondendo nel mondo il concetto di città moderna e capace di ospitare grandi eventi internazionali.

BELGRADO E OSLO – Belgrado voleva l’Eurovision per rilanciare la propria immagine dopo la guerra e nel 2008 ha sfruttato l’evento. Gli oltre 3000 giornalisti accreditati hanno riportato sulle proprie testate un’immagine positiva della capitale serba, che ha accolto circa 15000 turisti nella sola settimana dell’ESC. L’allora direttore della Tv Alexandar Tijanic ha sottolineato come l’evento abbia portato un aumento del business di alcune decine di milioni di euro. I norvegesi (2010), invece, hanno riempito gli alberghi soprattutto grazie agli stranieri, ma i loro 24 milioni di Euro spesi hanno dato buoni frutti. A manifestazione conclusa, l’ufficio turistico del Comune di Oslo ha pubblicato  i dati della ricettività e della pubblicità relativa alla città prima e durante la manifestazione: la città è stata oggetto di 108 documentari in tutta Europa e il ricavo in termini economici delle ricadute pubblicitarie è stato di 134 milioni di euro.

La Esprit Arena di Dusseldorf

La Esprit Arena di Dusseldorf

GERMANIA – Ma l’esempio più lampante di come si possa fare dell’ESC un motivo di sviluppo è la Germania, sede dell’evento nel 2011. I tedeschi hanno speso 24 milioni, dei quali 7,8 stanziati dal Comune di Dusseldorf e 6 dall’Ebu. Ma le cifre hanno ampiamente ripagato i costi, come spiegano i dati dell’ufficio federale di statistica. Oltre 370mila persone hanno visitato Dusseldorf nel mese di maggio 2011, con un aumento del 39,5 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente: oltre 162mila sono giunti dall’estero, con un aumento dell’84,2% rispetto all’anno prima. La presenza dell’evento in città ha avuto una ricaduta pubblicitaria di oltre 450milioni di euro, a fronte di un investimento complessivo per la città poco superiore ai 10.

Le strutture ricettive hanno visto una richiesta di oltre 40mila camere prenotate fuori stagione, con il 7% di aumento dei pernottamenti rispetto allo stesso periodo del 2011 e  un aumento dell’occupazione e del volume di affari della Camera di Commercio del 64% nel primo semestre del 2011, quando invece nel secondo, senza l’Eurovision è stato del 60%. I tour panoramici della città, a bordo di bus cabriolet, hanno fatto registrare nello stesso periodo, un aumento del 33%. I servizi nei soli grandi paesi (Francia, Gran Bretagna, Italia, Svezia, Russia), hanno portato a Dusseldorf circa 15 milioni di euro di ricaduta economica.

Numeri importanti, come si vede (ulteriori approfondimenti sulla nostra Guida all’Eurovision 2013 e sul volumeGood Evening Europe”), rafforzati dalla corsa incredibile che c’è stata in Germania fra le città (ben 8 in lizza, ma sembra che le richieste iniziali fossero addirittura 23) per avere la rassegna in casa. Cifre che mettono a tacere ogni illazione sul salasso a perdere dell’organizzazione dell’Eurovision. Ovviamente, se si fa una gestione oculata delle spese, sotto l’occhio vigile dell’Ebu, che mai come nel 2013, ha fatto insieme ad SVT la sua personalissima “spending review”.  E allora forse, ha ragione quel vecchio esperto eurovisivo, che parlando di costi e cifre sottolineava con malcelato sarcasmo come chi afferma che la rassegna costa troppo intenda forse dire che costa “troppo poco”. Almeno secondo certi standard…


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

31 Risposte

  1. Andrea ha detto:

    L’articolo è un approfondimento che ho trovato molto interessante. Uno di solito non va a pensare a tutte quelle cose influenzabili dall’Eurofestival.
    Per il resto sono d’accordo con chi dice che qui l’ESC non se lo fila nessuno, se non una ristretta cerchia di appassionati. A questo si aggiunga che la musica in TV non riscuote grandissimo successo (basti guardare anche gli ascolti del recentissimo The Voice), Sanremo a parte, che però c’è già. Per la Rai il ritorno economico non sarebbe affatto scontato. Anzi.

  2. Ornella ha detto:

    come avete già detto, in Italia non se lo filano l’Esc, nè il pubblico nè le tv che dovrebbero promuoverlo, al contrario ad esempio della Svezia dove è un cult. inoltre l’italia l’anno scorso ritirò la sua candidatura alle olimpiadi (le OLIMPIADI) perchè “in italia c’è la mafia, i soldi sono gestiti male, i costi reali saranno più alti di quelli stimati, costa troppo e non abbiamo soldi”, quindi io non mi faccio illusioni. l’articolo è interessante e fa chiarezza, quindi ben venga

    • DiabloRoma ha detto:

      Quello fu Monti che da non sportivo fece un errore di calcolo micidiale. Adesso tocca sperare in Tokyo e nel 2024…

  3. israel4ever ha detto:

    ma della concorrenza non si sa nulla? chi dovra’ affrontarsi sabato 18 maggio? amici una partita di calcio?

  4. isarael4ever ha detto:

    ecco benissimo perfetto l’esc a Bologna a due passi da casa mia e’ perfetto

  5. claudio ha detto:

    Calcolando circa 6 milioni dall’EBU, aggiungendone 2 di fondi regionali/comunali (farebbero a gara, facendo vedere i dati sul turismo), almeno altrettanti 2 da ticketing/merchandising/licensing (biglietti singoli, Skybox, pacchetti VIP, ecc.), più altri 3 da sponsor (Enel ha interessi in Spagna con Endesa, nell’Est con il suo brand… ma anche Fiat e/o Alitalia)/raccolta pubblicitaria… alla Rai costerebbe “appena” 2/5 milioni, qualora il budget oscillasse dai 15 ai 18 mln… ;) non è una cifra assurda, se ci pensiamo!

  6. Amir ha detto:

    A Pescara non mi risulta essere in programma nessuna arena da 16000 posti, ma un teatro da 1200 posti nell’area di risulta della vecchia stazione ferroviaria. L’ampliamento dell’attuale impianto coperto polifunzionale è previsto a Casalecchio di Reno (alle porte di Bologna). La nuova Unipol Arena dovrebbe diventare l’impianto coperto più capiente d’Italia, collegata a tre padiglioni polifunzionali e collegata direttamente via treno con la stazione di Bologna Centrale (il treno esiste anche ora). Il progetto, annunciato dai gestori dell’impianto congiuntamente alla Provincia di Bologna nel 2010, non è ancora però partito. Quando verrà alla luce, sembrerà fatto apposta per l’Eurovision Song Contest. http://www.unipolarena.it/index.php/component/content/article/19/672

  7. israel4ever ha detto:

    e che se ne fanno a pescara di un arena di 16 000 posti? tranquilli se la crisi continua ad andare avanti cosi’ per i prossimi esc andra’ bene anche il teatro parrochiale del mio paese, posti a sedere 300

  8. XxdanyxX ha detto:

    l’articolo non mi sembrava una punzecchiatura… anzi, mi ha fatto conoscere molte cose che non sapevo!
    il problema, come già detto da voi, è che la rai non sta pubblicizzando IN ALCUN MODO l’eurovision song contest.
    un promo? no… troppa roba…
    una citazione in qualche trasmissione? no… troppa roba ancora…
    se soltanto la rai decidesse di investire un po sull’eurovision song contest anche solo in casa ( quest’anno a sanremo praticamente non se ne è mai parlato…) la rai avrebbe ascolti massimi in quella serata.
    se vai in giro e chiedi ” lo guardi l’eurovision song contest?” sai cosa ti rispondono? ” CHE COS’E’????” … rendiamoci conto….
    ( in questo articolo critico io la rai… non lo staff di eurofestivalnews.com …)

  9. Cristian Scarpone ha detto:

    Io trovo che sia un’ottima analisi, non ci vedo nemmeno io un punzecchiamento alla Rai o la voglia matta di portare l’Eurovision in Italia al più presto. E’, come già detto, un’analisi che mira a chiarire certi aspetti ancora poco chiari specie per chi si è approcciato da poco alla manifestazione e ne sa poco.

  10. Ludo ha detto:

    Grande articolo. Io non l’ho letto come punzecchiatura alla Rai; piuttosto per zittire tutti quei fans che “piangono” sull’eventualità di organizzarlo. Che nessuno vuole organizzarlo, eccetera… come tutte le cose, se gestite bene, danno i loro frutti! Certo che se i dirigenti Rai vogliono tirarsi fuori un “ulteriore stipendio” dall’organizzare l’ESC… beh… questo è un altro discorso!

    • aLeX P ha detto:

      Finalmente qualcuno che ha capito il senso di questo articolo.. (grazie Luca) :-). Intanto abbiamo cercato di fare chiarezza, e mi sembra già molto..

    • aLeX P ha detto:

      Finalmente qualcuno che ha capito il senso di questo articolo.. (grazie Luca) :-). Intanto abbiamo cercato di fare chiarezza, e mi sembra già molto..

  11. Francesco ha detto:

    Tutto giusto, ma il grosso della spesa rimarrebbe comunque accollata alla Rai, alla quale, francamente, frega poco degli introiti turistici.
    La Rai spende 20 milioni di euro per un Sanremo che fa il 60% di share. Quando l’ascolto dell’ESC arriverà a quei livelli, la Rai sarà pronta a spendere altrettanto.
    Per quello che rende ora l’ESC in termini di ascolti, possiamo considerarci fortunati se continuano a trasmetterlo anzichè mandare l’ennesima replica di vecchi telefilm.
    Quest’anno, naturalmente, si spera che Mengoni faccia il miracolo e tenga incollate l’esercito di sue fan alla tv. ;)

  12. stefano (@PedSte) ha detto:

    Secondo voi quale luogo/venue è più adatta ad ospitare l’ESC in Italia?

    • aLeX P ha detto:

      Il problema ce lo potremo porre Stefano quando si vincerà, inutile fantasticare se è meglio una città che un’altra.. non servirebbe a niente :-)

    • Marcooo ha detto:

      So che sarà un problema che per ora non ci riguarda, ma credo che il Palasport Olimpico di Torino sia la cornice più adatta per un evento di questa portata. Anche se molte città come Milano, Roma, Genova e Bologna potrebbero ospitarlo. Ho sentito che anche a Pescara hanno intenzione di costruire un’arena di 16.000 posti.

  13. vivien ha detto:

    L’inesperienza si vince solo facendo esperienza ….come altrimenti?

    • GianlucaTomoe ha detto:

      Non certo facendo vincere l’ESC all’Italia al terzo anno di partecipazione dopo tanti anni di assenza… si deve partecipare e basta (che poi, non credo che anche se qualcuno darà alla RAI quest’articolo, a loro possa importare qualcosa, soprattutto se sono convinti in un modo… bisogna avere pazienza e aspettare qualche altro anno, non c’è altra scelta)

      • aLeX P ha detto:

        In Rai Gianluca chi ha voluto il nostro ritorno sa benissimo come funziona l’ESC, quindi se anche il tuo discorso avesse senso, alla fine non mi preoccuperei più di tanto. Se si vuole si può fare tutto. E cmq l’articolo in Rai l’hanno già letto a dire il vero (almeno chi di dovere) e non serviva a loro, ma anche ai tanti che continuano a ripetere che non dobbiamo vincere perchè l’ESC costa troppo e no ci sono ritorni ;).

      • Euromusica ha detto:

        Francamente non capisco perchè si debba vedere sempre lo spirito polemico in ogni cosa. L’articolo non è per punzecchiare la Rai e nemmeno scritto in previsione di una vittoria italiana, che non è nella testa di nessuno. E’ soltanto una inchiesta che mostra come l’Eurovision sia in questi anni diventato un vero kolossal del quale si è giovata in qualche modo anche l’economia, se non direttamente, anche attraverso l’indotto. La svolta decisa dell’Ebu nel senso di un risparmio è stata fatta per rendere nuovamente lo show appetibile anche dal punto di vista dell’organizzazione non perchè si voglia a tutti costi che vinca l’Italia, ma perchè altrimenti sarebbe stato un gioco solo per 3-4 paesi, presumibilmente fra il nord e l’Est. Gli svedesi, SVT, quest’anno sborseranno pochissimo rispetto ai 15 milioni di costo dell’operazione e dimostreranno che fare un’Esc di spessore ma low cost è possibile. Di questo ne trarranno beneficio tutti

  14. GianlucaTomoe ha detto:

    Sì, questo sì, però… c’è sempre la cosa: “non è vero che l’ESC costa assai, quindi è giusto che la RAI vinca e lo organizzi”. E io dico: sì, come costi non sarà vero tutto quello che si dice, ma è innegabile che in ogni caso ci sarebbero delle difficoltà logistiche di organizzazione dovute all’inesperienza data dalla mancata partecipazione in questi anni. Questo mi pare che tutti possono comprenderlo. Quindi, io direi di evitare di fare incavolare la RAI punzecchiandola sul tema costi.. Per il resto, quest’articolo è stato interessante

    • aLeX P ha detto:

      Il problema comunque non si pone.. non mi sembra che la Rai stia facendo di tutto per vincere (anzi), quindi quando avverrà ci si penserà.. per ora godiamoci questa partecipazione e vedremo cosa succederà nei prosismi anni, quando i tempi magari saranno + maturi.. L’articolo è per tutti, non per punzecchiare la Rai, visto che è una curiosità che può interessare a molti. ;)

  15. GianlucaTomoe ha detto:

    Ma perché tutta questa fretta affinché l’Italia vinca l’ESC? Non si può aspettare qualche anno in modo che prima si rimettono un po’ le cose a posto soprattutto fra la RAI e l’ESC? Perché dovete svegliare il cane che dorme? Mah…

    • aLeX P ha detto:

      Gianluca, nessuna fretta, nessuno dice che dobbiamo vincere per forza (semmai fosse possibile) e organizzare noi. Ma visto che il tema costi è sempre stato motivo di discussione (soprattutto in casa Rai), ne abbiamo parlato. Non ci vedo niente di male (anzi.. sfatare qualche “mito” fa sempre bene!).

  16. ale83_webmaster ha detto:

    L’avevo pensato anch’io… :D

  17. Simone ha detto:

    Twittatelo a Leone. XD

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