Chiusa la tv pubblica greca (ERT). Tutti i dettagli e l’intervento dell’EBU


La televisione di stato della Grecia (ERT) ha chiuso i battenti e, dalla mezzanotte, ha smesso di trasmettere, fino a data da stabilirsi. Questo è quanto è accaduto a mezzanotte dopo l’annuncio a sorpresa del governo di Atene, che ha deciso di oscurare tutti i canali della ERT (ET1, NET, ET3, ERT HD, ERT WORLD) oltre a 7 radio ad Atene, 3 a Salonicco e altre 19 stazioni locali in tutta la Grecia (più la parte web, sito ert.gr compreso, web tv e archivio digitale).

Chiusura ERT

La decisione ha alimentato forti tensioni all’interno della coalizione di governo guidata dal primo ministro conservatore Antonis Samaras: due dei tre partiti della coalizione si sono infatti dichiarati contrari alla mossa di chiudere la televisione pubblica della Grecia e hanno già reso noto che voteranno contro quando il decreto arriverà in Parlamento per la sua approvazione (segno dunque che la chiusura potrebbe essere sospesa a breve). Con l’intervento di ieri del governo greco,

Le motivazioni. Quella data dal governo di Atene è una sola: di natura economica. Il portavoce del governo greco Simos Kedikoglou ha definito la tv statale greca come “il paradiso degli sprechi” e ha motivato così la chiusura: “In un momento in cui il popolo greco sta facendo sacrifici non c’è spazio per ritardi o esitazioni, come non ci sono tolleranze di vacche grasse quando vengono ovunque applicati tagli – ha proseguito Kedikoglou – ERT riceve dal popolo greco, attraverso le bollette elettriche, circa 300 milioni di euro l’anno (290 milioni per la precisione, circa 50 euro a famiglia) e ha da tre a otto volte il personale necessario. Al posto di ERT appena possibile tornerà un servizio moderno”.

Sempre per il governo che ha preso questa decisione, la tv pubblica greca era un serbatoio clientelare per i partiti, con una audience ridicola, di circa il 10%, nonostante i circa 300 milioni trasferiti dallo stato ogni anno (soldi, ricordiamolo, dei cittadini greci).

EPTCosa sarà di ERT. Nei piani del governo greco c’è la volontà di riaprire una “nuova” ERT, con una struttura più snella e meno frequenze (parte di queste verranno vendute per fare cassa), ma non è ancora chiaro se sempre a controllo statale o se privatizzata (la seconda ipotesi è quella che sta prendendo piede nelle ultime ore). I 2.656 attuali dipendenti dell’ERT (2.656 assunti a tempo indeterminato + 246 a tempo determinato) riceveranno una buonuscita (in alcuni casi – si dice circa 700 – un prepensionamento) e potranno inviare la propria candidatura per essere selezionati nella nuova struttura che nascerà (che ovviamente non potrà reintegrarli tutti).

EUROVISION_logoL’EBU e la partecipazione all’Eurovision Song Contest. L’ EBU e molti eurodeputati hanno chiesto già ieri chiarimenti, su una decisione che è esclusivamente del governo ed in merito alla quale il parlamento di Atene non ha potuto dire neanche una parola. L’European Broadcasting Union ha anche inviato una lettera al Primo Ministro greco, in cui chiede che venga revocata la decisione di chiudere ERT sottolineando che “eventuali cambiamenti radicali nel sistema dei media pubblici devono essere decisi solo dopo un dibattito democratico in Parlamento – e non attraverso un semplice accordo tra i due ministri del governo”. L’EBU ha espresso profonda delusione, a nome di tutte le emittenti pubbliche europee, sulla decisione presa per ERT – membro fondatore dell’EBU nel 1950.

Vista la mancanza di notizie certe (e la possibilità che nel parlamento greco venga bocciata la decisione presa dal Primo Ministro), ad oggi non è ancora possibile sapere se e quanto sia a rischio la partecipazione della Grecia al prossimo Eurovision Song Contest. Le tempistiche di adesione ci sono tutte (se verrà confermato che entro fine estate la tv tornerà a trasmettere), ma nel caso, andrebbero sciolti alcuni nodi fondamentali: il nuovo “ente” (privato?) sarà interessato a partecipare? E soprattutto, la nuova ERT (sempre che mantenga questo nome) farà ancora parte dell’EBU?

L’intervento della Commissione Europea. “Non è stata la Commissione UE a chiedere la chiusura della tv pubblica greca ERT, una decisione pienamente autonoma che va vista nel contesto di modernizzazione dell’economia greca per rendere efficiente il settore pubblico”. Questa la nota della Commissione UE resa pubblica oggi, 12 giugno. “La decisione deve essere vista nel contesto dei grandi e necessari sforzi delle autorità greche per modernizzare l’economia, che comprendono l’efficienza e l’efficacia del settore pubblico”, scrive la Commissione che “non mette in discussione il mandato del governo di gestire il settore”. “La Commissione comprende la difficile situazione dello staff ERT e si aspetta che i licenziamenti vengano fatti rispettando le leggi”, prosegue la nota. Bruxelles “sostiene il ruolo della tv pubblica come parte integrante della democrazia europea”, ma “il Trattato chiarisce che le scelte strategiche sulle tv pubbliche stanno agli Stati membri”.

Quindi “mentre la Commissione non può prescrivere agli Stati come organizzare le loro emittenti, ci tiene a sottolineare il ruolo di un canale pubblico in tutte le circostanze economiche per il bene del pluralismo, della libertà dei media e dell’espressione della diversità”. Perciò “accoglie con favore l’impegno del governo a lanciare un altro mezzo che sia economicamente sostenibile e si faccia carico del ruolo importante del servizio pubblico”.

UPDATE. Con l’intervento di ieri, ERT come ente giuridico non esiste più, motivo per il quale sono stati messi i sigilli ai ripetitori della tv pubblica greca. Secondo indiscrezioni di stampa, ERT sarà rinominato in  NERIT SA, acronimo di Nuova Radio, Televisione e Internet ellenica. La nuova entità giuridica è definita dal disegno di legge, come una società di proprietà dello Stato i cui ricavi continueranno a provenire da prelievi riscossi attraverso le bollette dell’energia elettrica, anche se l’importo non è stato specificato. I dipendenti della nuova tv pubblica vengono stimati in un numero tra i 400 e 1.000, con un risparmio della spesa annuale quantificata (sempre secondo il governo greco) in circa 100 milioni di euro.

13 Giugno 2013 – Autobus e metropolitane sono fermi oggi in Grecia per lo sciopero nazionale dei lavoratori contro l’improvvisa chiusura della tv di Stato Ert, decisa dal governo nei giorni scorsi. Dopo l’incontro di ieri sera tra Venizelos (Pasok) e Kouvelis (Sinistra Democratica), la tensione tra i partiti del governo sembra essere diminuita. Il leader del Pasok alla fine dell’incontro ha voluto sottolineare l’enorme impegno del governo che deve essere portato avanti con lealtà tra i partner ed ha ammesso che in effetti la Ert deve essere ristrutturata: l’operazione va però approvata dal Parlamento mentre Ert deve continuare a trasmettere. Da parte sua, Kouvelis ha ribadito che il governo deve continuare il suo lavoro con la sostanziale intesa tra i partiti che lo reggono.

– Lo sciopero dei giornalisti dei media ellenici è stato prorogato fino alle prime ore di martedi, a sostegno delle migliaia di licenziamenti annunciati per ERT e in attesa di conoscere l’esito dell’incontro della coalizione di Governo, previsto per lunedi 17 giugno. Nel frattempo l’EBU sta garantendo la trasmissione via satellite (sulle frequenze di ERT World)  del segnale della tv pubblica, grazie alla collaborazione dei giornalisti e dello staff ancora presente all’interno della sede della tv pubblica.

17 Giugno 2013 – La tv pubblica greca, deve riprendere subito le trasmissioni e rimanere “on air” fino a quando il governo ellenico non avvierà la riforma delle comunicazioni nazionali, varando la nuova versione (più snella) della televisione di Stato. E’ quanto ha deciso la Corte suprema di Atene, definendo la chiusura della tv pubblica da parte del Governo una decisione non conforme alla Costituzione. Prima della sentenza, lo stesso premier Samaras aveva proposto in giornata una riapertura parziale.


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11 Risposte

  1. lele ha detto:

    insomma tornerà pubblica fino ad un certo punto perchè sarà una spa pronta per la privatizzazione

  2. LEONARDO CODIRENZI ha detto:

    via libera alle tivu private e ai loro interessi.alla faccia del servizio pubblico. Poi ci lamentiamo della rai

  3. isarael4ever ha detto:

    beh abbiamo gia’ il primo ritiro per l’esc 2014, il secondo sara’ Cipro? l’anno prossimo all’esc avremo solo tre paesi mediterranei.

  4. Bozzy ha detto:

    Ieri sera quando ho sentito la notizia sono rimasto di stucco, considero tale decisione molto pericolosa quantomeno per come è stata attuata. Intendendiamoci personalmente sono favorevolissimo a qualsiasi intervento anche drastico per mettere fine agli sprechi della pubblica amministrazione e società annesse. Ma c’erano sicuramente altri metodi più trasparenti per risanare un’azienda pubblica. Poi (e qui chiedo conferma a chi ne sa di più) ho letto che di fatto l’ERT negli ultimi due anni era in utile. Se ciò corrisponde alla verità e i bilanci non sono stati truccati, tale decisione è ancor più grave. Sono molto perplesso …

  5. teo ha detto:

    Fatto solo per mandare a casa 2000 dipendenti!!!

  6. aLeX P ha detto:

    Continua ad esserci qualcosa che non mi torna.. dagli ultimi aggiornamenti la tv sembra che rimarrà pubblica, con nuovo nome (per forza di cose, visto che hanno “cancellato” ERT come ente giuridico) e struttura più snella. Ma quindi tutto questo solo per avere un modo veloce per mandare a casa circa 2mila persone, ovvero quei 2mila dipendenti pubblici che rientravano nel piano di “snellimento” richiesto dall’UE?? :|

  7. Stefania ha detto:

    E intanto Libero non si smentisce mai e coglie la palla al balzo per la sua campagna contro la RAI.. http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1260195/Chiude-la-tv-pubblica-greca–Perche-non-li-copiamo—Serrata-della-Rai–subito.html

    Anche se c’è da dire che anche da noi con tutte le assunzioni politiche che han fatto in RAI, una bella snellita non guasterebbe (soprattutto di certi dirigenti e dei loro stipendi).

  8. Andrea T. ha detto:

    Dall’ultimo update che vedo, sembra che cambierà nome e rimarrà pubblica, ma con numero di dipendenti ridotto. Non mi sembra una brutta notizia, anzi. Magari ha realmente fatto pulizia totale di tutti quei dipendenti pubblici assunti (leggo che la nuova struttura andrà avanti con circa 400 dipendenti contro i quasi 2.700 che ha avuto fino ad roa) dai vari politici e non indispensabili per fare andare avanti la tv di Stato.

  9. claudio ha detto:

    Beh, con la bocciatura del decreto, potrebbe essere salvata, annullando appunto il decreto di Samaras…

  10. Andrea T. ha detto:

    Condivisibile il tuo pensiero, ma solo in parte. Nelle tirannie le tv di Stato non vengono chiuse ma se ne assume il controllo totale, per farlo diventare il mezzo di propaganda del regime di turno. Non mi sembra quindi questo il caso. A parte questo, sono contrarissimo alla chiusura e di modi di intervenire ce ne erano e anche diversi, secondo me. Tra l’altro se ne deve ancora discutere in Parlamento, con la maggio parte (mi sembra di capire) dei partiti contrari, quindi non è detto che si riparta. Quello che trovo grave è che comunque vada, con l’intervento di ieri, hanno cancellato ERT come entità giuridica, quindi dovrà praticamente essere “rifondata”.. assurdo. :(

  11. claudio ha detto:

    La realtà è che stiamo parlando di un Golpe senza se e senza ma. Un vero e proprio Colpo di Stato, che, come “prassi”, ha nella chiusura della tv pubblica il primo decisivo passo. Un Colpo di Stato, stavolta, andato in onda in diretta tv mondiale, con gli occhi del mondo addosso. Un attacco alla democrazia, pugnalata alle spalle proprio dove è nata; un colpo impossibile da digerire, nemmeno in parte, perché in questo momento lo scenario è una totale privatizzazione, che allineerebbe il pensiero generale alla lobby. La chiusura di ERT è politica, un bavaglio insensato a guardare i conti (è una delle prime 20 aziende a controllo pubblico che fa utili nel Paese), ma estremamente sensato nell’ottica di svendita delle notizie, a favore di una lobby che intende, quanto prima, prendere il controllo totale con ogni mezzo e azione.

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