Eurovision Rewind-Gli anni sessanta/1: il 1960


Riprendiamo con l’estate la nostra rubrica dedicata alla retrospettiva dell’Eurovision Song Contest. Stavolta è il turno degli anni 60. Cominciamo col 1961

ESC_1960_LogoIl decennio eurovisivo si apre a Londra, nonostante la vittoria olandese del 1959. L’ente radiotelevisivo orange infatti, aveva già organizzato nel 1958 e non si è resa disponibile ad una nuova organizzazione in tempi brevi. I britannici, come l’anno prima la Francia con Cannes, scelgono una location di gran classe: la Royal Festival Hall, il maggior teatro d’Europa.

La rassegna è soltanto alla quinta edizione e i paesi non sono ancora numerosi: qualcuno di importante non ha ancora esordito, come la Spagna. Ma lo scenario musicale disegna abbastanza bene lo “zeitgeist” (lo spirito dei tempi). Al timone della rassegna c’è una italiana. Katie Boyle si chiama infatti in realtà Caterina Maria Elena Imperiali di Francavilla, ha 34 anni, è fiorentina di origini napoletane e di sangue blu: figlia del marchese Demetrio Imperiali di Francavilla, ha sposato un inglese e ne ha assunto il cognome, diventando ben presto molto famosa nella terra d’Albione

Solo dopo la rassegna si scoprirà che la bionda e corteggiatissima presentatrice è anche una fan di Renato Rascel, il rappresentante azzurro, approdato all’Eurovision dopo la vittoria al Festival di Sanremo in doppia esecuzione con Tony Dallara  con la sua “Romantica”: è solo ottavo al traguardo (su 13) ma il suo brano fa il giro del mondo con la sua versione e anche attraverso diverse cover in varie lingue.

Dopo  cinque  edizioni nel segno della chanson o del retroschlager, vince per la prima volta una canzonetta. “Tom Pillibi” della giovane Jacqueline Boyer, ultima canzone in concorso, sbaraglia il campo, arrivando poi anche negli Usa grazie alla cover che ne farà Julie Andrews. Curiosamente, il padre della Boyer, Jacques Pills, era arrivato ultimo l’anno prima in quota Monaco. I padroni di casa piazzano la marcetta di Bryan Johnson Looking high high high”  al secondo posto mentre Francois Déguelt, il francese sotto bandiera monegasca porta la sua “Ce soir là” sul terzo gradino del podio. Esordio super per la Norvegia, quarta con Voi voi” della lappone Nora Brockstedt, (insieme al tedesco Wyn Hoop) in scena con un costume tipico, mentre Katy Boedtger, la cantante danese, indossa un abito da collegiale “fin de siécle”.

Le canzoni in italiano sono due: la Svizzera presenta infatti “Cielo e terra” di Anita Traversi, che gode già di buona  fama da noi grazie alla collaborazione con Celentano. Si segnalano Fud Leclerc, alla terza partecipazione per il Belgio in sei edizioni e Camillo Felgen, che presenta in concorso una delle poche canzoni in lingua lussemburghese passate dall’Eurovision. L’edizione completa è a questo link (commento inglese), mentre per approfondimenti, vi rimandiamo al libro “Good Evening Europe”. Se volete rileggervi la rubrica dell’anno scorso sugli anni 70, potete andare qui.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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