Eurovision Rewind-Gli anni sessanta/2 – Il 1961


1961Con la vittoria della Francia, come due anni prima si torna a Cannes, sulla Croisette, in quello che da sempre è il tempio del cinema. Formula sperimentata e team confermato per i francesi, compreso l’enorme sfarzo, dentro e fuori la location d’eccezione: nasce anche quella che poi diventerà la Green Room. A Cannes è un terrazzino sulle cui panchine trovano posto i cantanti.

Debuttano in tre: la Finlandia, la Spagna e la Jugoslavia, con quest’ultimo che è il primo paese dell’Europa orientale ad accedere al concorso. La prima partecipazione di questi ultimi due paesi è alquanto contestata: in molti infatti, ritengono dissonante con il clima della manifestazione, la presenza di due nazioni con governi non democratici: in Jugoslavia è infatti al potere il maresciallo Josip Broz, detto Tito, in Spagna si è instaurato un regime dittatoriale con a capo il generale Francisco Franco. Come l’anno prima, ciascun paese vota con dieci giurati a testa, che esprimono ciascuno  una preferenza secca.

E’ di nuovo il festival della chanson: il raffinato francese Jean Claude Pascal con “Nous les amoureux” riporta la rassegna a Lussemburgo e al terzo posto si piazza un’altra canzone in francese nello stesso stile, sia pur un pò più ritmata, “Nous aurons demain“: la canta in rappresentanza della Svizzera una ragazza di Borgosesia, nel novarese: Franca Di Rienzo. In mezzo, c’è uno dei due brani di maggior successo dell’edizione: l’uptempo “Are you sure?” dei britannici The Allisons: un milione di copie vendute e siamo nel 1961.

L’Italia schiera “Al di là” di Betty Curtis, fresca di vittoria al Festival di Sanremo nella doppia versione in coppia con Achille Togliani: il quinto posto non rende giustizia ad un motivo che partendo dall’Eurovision farà il giro del mondo grazie a diverse cover di successo. Cantata da Emilio Pericoli diventa un must  negli Stati Uniti dove raggiunge la posizione 6 della chart americana di Billboard. Ma anche il numero 14 in Canada, il numero 25 in Brasile ed il numero 8 in Nuova Zelanda. In Europa, entra  nella top 30 in Gran Bretagna. Le versioni in italiano ed in inglese di Connie Francis conquistano le vette della classifica in Stati Uniti, Messico, Sud America e gran parte dell’Asia. E la canterà persino Ray Charles.

Peraltro, Betty Curtis si esibisce per ultima, cosa che ovviamente dovrebbe teoricamente favorirla con un sistema di voto che obbliga a sentire tutti i motivi prima di scegliere. Ma i giornali italiani, sempre lungimiranti quando si parla di ESC, non lo capiscono e anzi criticano il sorteggio: “Il pubblico in sala, i critici, giuria e 40 milioni di spettatori – scrivono – sono stati costretti a sorbirsi parecchie ore di chiacchiere e motivi sempliciotti prima di poter udire e giudicare la creazione di un paese che diffonde in tutto il mondo i dischi delle sue originali canzoni”. Ha origini italiane anche Dario Campeotto, figlio di torinesi emigrati in Danimarca. Gli italiani in sala lo scambiano per il portacolori azzurro e applaudono al solo sentire il nome, prima di rendersi conto che in realtà batte bandiera scandinava.

I padroni di casa piazzano il divertente carillon di primavera d’aprile di Jean Paul Mauric al quarto posto, mentre per la prima volta, complice anche lo scenario cinematografico, la gara di canzoni si trasforma anche in una gara di bellezza: gli occhi del pubblico maschile sono divisi fra Conchita Baustista, la prima rappresentante spagnola, in gara con “Estando Contigo” (nono posto) e la svedese Lil Babs, poi eletta reginetta. E se l’Italia non apprezza il quinto posto di Betty Curtis, ci resta ancora peggio la Germania.

Lale Andersen ha 55 anni ed è da tutti ricordata come “Lili Marleen“, dal titolo della canzone antibellica del 1939, di cui lei è stata la prima interprete. Tratta da un poema del 1915 scritto prima di partire per la campagna di Russia e che in Italia è celebre per l’incipit “Tutte le sere, sotto quel fanal…”,  narrava di una giovane donna fidanzata di un soldato che l’attendeva appoggiata ad un lampione. Un brano di cui si contano 185 versioni in varie lingue, che fece il giro del mondo, resa celebre prima dal fatto che veniva suonata dalla radio che accompagnava le truppe tedesche e poi dall’interpretazione che ne fece Marlene Dietrich. Grande favorita, benchè sul viale del tramonto, la sua “Einmal sehen wir uns  wieder” è invece appena quartultima. L’edizione completa, in francese, è a questo link. Per approfondimenti, vi rimandiamo al libro “Good Evening Europe”. Se volete rileggervi la rubrica dell’anno scorso sugli anni 70, potete andare qui.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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