Eurovision Rewind- Gli anni sessanta/ Il 1963


ESC_1963_logoIl destino vuole che le vittorie danesi all’Eurovision Song Contest siano tutte particolari. La prima delle tre del paese scandinavo arriva nel 1963. La rassegna non si svolge in Francia, sebbene sia stata la tv transalpina a vincere l’anno prima. I francesi, che troppe volte avevano organizzato in questi primi anni di concorso, si tirano indietro, così come anche Monaco e Lussemburgo, secondi e terzi. Così la palla ripassa nuovamente alla BBC. Gli inglesi confermano in blocco il team di tre anni prima, ma portano il concorso nel più tranquillo centro televisivo di Sheperd’s Bush a Londra.

I quattro zeri dell’anno prima convincono di nuovo ad un cambio nel regolamento: i giurati diventano 20 per paese e i voti sono da 5 ad 1 per i primi cinque brani. Ci sarà più battaglia, ma ancora una volta quattro paesi finiscono senza punti: Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia, Svezia. La Danimarca vince grazie ai primi coniugi della storia eurovisiva: Grethe e Jorgen Ingemann si impongono con “Dansevise”, con due soli punti di vantaggio. Ma la vittoria è contestatissima, perché la Norvegia prima sbaglia la procedura di comunicazione dei voti e quando viene successivamente richiamata (alla fine di tutti i collegamenti telefonici), comunica una classifica diversa. La Svizzera, seconda con “T’en va pas” di Esther Ofarim, prima israeliana sul palco eurovisivo, protesta ufficialmente, ma senza esito.

L’Italia si regala il secondo podio della sua storia col divertente motivetto “Una per tutte” di Emilio Pericoli. Il cantante marchigiano, recentemente scomparso, aveva vinto Sanremo in doppia esecuzione con Tony Renis, che gli aveva poi lasciato la partecipazione europea. Per lui applausi anche per la bella esibizione (ad ogni donna citata c’è un pannello con un volto che lui scopre di volta in volta) e un ulteriore slancio ad una carriera che già dall’anno prima l’aveva visto protagonista oltreconfine, Stati Uniti compresi, con la riproposizione di successi italiani.

Ma l’edizione 1963 è davvero grandi firme. A cominciare  dalla citata Esther Ofarim, che era già attiva da quasi tre lustri e che dopo l’ESC incrementerà la lunga carriera ricca di successi in giro per il mondo. Solo quinta Francoise Hardy, che arriva all’Eurovision sull’onda del milione e mezzo di copie del singolo “Tous les garçons et les filles” hit mondiale (arriva anche in Italia, in versione sia francese che italiana): “L’amour s’en va”, in gara sotto le insegne di Monaco, non intacca la sua carriera che sarà ancora lunga e ricca di successi. Il brano, ha enorme successo anche da noi, dove esce in italiano col titolo di “L’amore va”. La tv francese risponde con Alain Barriére, gigante della chanson anni 60: “Elle etait si jolie”, anch’essa quinta:  sarà il suo maggior successo, conquistando la vetta in Francia e uscendo in varie lingue nel mondo, compreso l’italiano (“Era troppo carina”).

Ma la big più big di tutte si chiama Nana Moskouri. Greca sotto bandiera lussemburghese, già attiva da sette anni con enorme successo in Europa, propone “A force de prier”: nonostante l’ottavo posto, vince tutto quello che c’è da vincere in Francia (canzone dell’anno e disco d’oro) ed in Europa (anche in questo caso esce una versione italiana, “La notte non lo sa”). Ma soprattutto, dà lo slancio definitivo ad una carriera che è attiva ancora: ad oggi ha venduto 300 milioni di dischi nel mondo vincendo 230 dischi di platino.

Non sfondano la Germania, che pure presenta un altro pezzo grosso, Heidi Bruhl (solo nona) e la Spagna, con Josè Guardiola che evita d’un soffio lo zero, mentre alla seconda partecipazione di fila, Ronnie Carroll è quarto con “Say wonderful things” che dopo il successo in patria ed Irlanda, conquista la chart di Billboard e le classifiche di diversi paesi europei e non (Usa compresi) grazie alla versione che ne farà Patti Paige.  Il concorso completo, in inglese, lo potete rivedere a questo link. Per approfondimenti, vi rimandiamo al libro “Good Evening Europe”. Se volete rileggervi la rubrica dell’anno scorso sugli anni 70, potete andare qui.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

Una risposta

  1. LEONARDO CODIRENZI ha detto:

    bel motivo

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