Eurovision Rewind- Gli anni sessanta/Il 1967


imagesLa prima e unica volta dell’Eurovision Song Contest in Austria, terra di grandi tradizioni musicali, è nel 1967, al salone delle feste Hofsburg di Vienna, con il pubblico delle grandi occasioni. Del resto, anche per l’ESC è una grande occasione. Sono gli anni del massimo fulgore dei Beatles e la rassegna deve assolutamente tenere il passo coi tempi musicali. E non è un caso, forse, che proprio quest’anno, per la prima volta da quando la rassegna esiste, sia la Gran Bretagna a portarsi a casa il trofeo.

Un segno dei tempi, che sposta in senso anglofono una rassegna che sino ad allora, con rare eccezioni, aveva sempre visto la chanson o i brani comunque in francese grandi protagonisti. Vince “Puppet on a string”, che sarà il maggior successo di una Sandie Shaw che si presenta sul palco scalza, con già diversi singoli da primato all’attivo e che nonostante vinca senza rivali, più volte dichiarerà (anche allora) di non aver mai amato il brano. Che è tuttora uno dei più coverizzati al mondo (200 versioni in 30 lingue compreso l’Italiano, “La danza delle note”), prima in sette paesi nel mondo, sul podio praticamente in tutta Europa.

httpv://www.youtube.com/watch?v=nrs8CgpH980

E’ l’anno delle novità. Cambia il voto:  dieci giurati per paese, ciascuno con a disposizione un voto secco alla canzone preferita.  Vengono introdotti i backstage degli artisti in gara, che accompagneranno per un po’ le canzoni, sino all’introduzione di vere e proprie cartoline e la traduzione dei titoli in inglese, francese e tedesco. Di tutte le canzoni, tranne una: “Ringe dinge  ding” dell’olandese Therese Steinmetz, evidentemente onomatopeico. E sempre per quello “zeigeist” musicale mai così presente, un altro pezzo anglofono è sul podio: è la prima volta dell’Irlanda con “If I could choose di Sean Dunphy.

La Francia deve accontentarsi del terzo posto con “Il doit faire beau là bas” di Noelle Cordier. Chi è lontana dal sound del tempo, come al solito, è l’Italia. Claudio Villa torna dopo cinque anni, ma invece di “Non pensare a me”, con cui aveva vinto Sanremo in doppia esecuzione con Iva Zanicchi è costretto a cambiare brano e sceglie “Non andare più lontano”:  non è chiaro se il cambio fosse motivato dall’impossibilità di tagliarlo a 3 minuti senza che il brano ne soffrisse o se la pubblicazione effettiva fosse antecedente alla regole eurovisive. Di sicuro, è la prima volta di un brano italiano non sanremese e quasi profeticamente, non va lontano, fermandosi in posizione 11.

Il Lussemburgo piazza un quarto posto che suona da riscaldamento per Vicky Leandros: “L’amour est bleu” è l’altro grande successo dell’edizione, anche questo coverizzato più volte in giro per il mondo e anche questo uscito anche in italiano (“L’amore è blu”). E soprattutto, da qui parte la carriera dell’artista, oggi l’interprete donna più famosa di Grecia e una delle migliori d’Europa: quando tornerà all’ESC nel 1972, si porterà via la coppa con uno dei brani in assoluto più belli della storia del concorso.

Lo spagnolo Raphael, alla seconda apparizione di fila, batte sé stesso e col sesto posto piazza il miglior risultato del suo paese  con “Hablemos del amor, mentre la tedesca Inge Bruck, l’altro nome noto, si ferma all’ottavo posto con “Anouschka. L’Austria padrona di casa, che schiera Peter Horten, un pianista cecoslovacco (primo artista dell’ESC identificabile come nativo di questo paese prima della dissoluzione) che ha lavorato anche col maestro von Karajan, evita lo zero per poco: non ci riesce la Svizzera, che piazza Géraldine Gaulier a fondo plotone.

Il portoghese Eduardo Nascimento, dell’Angola (allora colonia), è il primo solista uomo di colore a cantare al concorso: curioso che arrivi proprio da un paese in quegli anni alle prese con una dittatura di matrice fascista e accusata di razzismo. O forse no. Dicono le cronache che proprio la dittatura potrebbe aver favorito la  sua vittoria alle selezione per allontanare le critiche. Come sempre, nessuna conferma, ma anche nessuna smentita. A questo link trovate il concorso intero. Per approfondimenti, vi rimandiamo al libro “Good Evening Europe”. Se volete rileggervi la rubrica dell’anno scorso sugli anni 70, potete andare qui.

httpv://www.youtube.com/watch?v=-8avTTyJM0w


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. LEONARDO CODIRENZI ha detto:

    sanfy show da bambino era una delle mie cantanti straniere preferite assieme a francoise hardy, petula clark e sylvie vartan: tutte brave, e simpaticissime. Sapete se la sandy canta ancora? attendo notizie. La danza delle note e\ una canzone bellissima e divertentissima

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