Bakker conferma: l’EBU sta lavorando per aiutare i paesi ritirati


sietse_bakkerI molteplici ritiri hanno spinto l’EBU ad avere maggior flessibilità riguardo le scadenze per entrare in gara all’Eurovision 2014.

Come già scritto, sono 37 i paesi che hanno inviato la propria richiesta di partecipazione. Manca l’ufficialità da parte dell’Azerbaijan e con molta probabilità a breve arriverà l’annuncio del ritorno in gara della Polonia. Rimangono poi in bilico due paesi iscritti con riserva, Romania e Slovenia, che potrebbero servirsi della possibilità di ritirarsi senza pagare alcune penale entro il 15 dicembre.

L’emorragia che ha ridotto la presenza degli stati europei in concorso negli ultimi due anni (il record fu di 43 paesi in gara nel 2008 e nel 2011) e che potrebbe rendere l’edizione del 2014 la meno “corposa” da quando esistono le semifinali (se i paesi attualmente in gara dovessero decidere di ritirarsi) ha allarmato l’EBU, che ha deciso di abbracciare la politica della flessibilità per dare la possibilità a più nazioni di prendere parte alla manifestazione.

In un’intervista ad ESCDaily, Sietse Bakker, supervisore dell’Eurovision Song Contest, ha confermato che l’EBU sta usando tutto il tempo necessario fino a quando sarà svelato l’elenco completo dei partecipanti nei primi di gennaio per trovare soluzioni per i paesi ritiratisi. È quindi questo il motivo per cui c’è un gap di circa sei settimane fra la deadline per inviare l’iscrizione e l’annuncio definitivo dei paesi in gara.

Come già detto più volte, è la crisi a mettere in allerta gran parte delle emittenti europee. Bakker ne è consapevole: “Naturalmente siamo preoccupati quando le emittenti non possono prendere parte alla gara a causa di restrizioni finanziarie. Ma ci stiamo impegnando per far sì che rimangano con noi. Questo sforzo potrebbe non essere visibile all’esterno, ma dietro le quinte c’è un lavoro febbrile“.

Serbia, Bulgaria e Cipro, insomma, possono ancora sperare.

I fan eurovisivi hanno accolto con sgomento soprattutto il ritiro della Serbia, uno dei paesi più fortunati ed apprezzati all’Eurovision dal suo debutto, aprendo poco dopo l’annuncio, una petizione via Facebook per spingere la RTS a cambiare idea. “È bello vedere un ampio sostegno per la partecipazione della Serbia” – afferma Bakker. “Allo stesso tempo però, le emittenti in difficoltà economica devono fare i conti con la realtà, e così facciamo anche noi“.

La Bulgaria ha già confermato di essere aperta a qualsiasi opzione che possa garantire la partecipazione alla rassegna. La tv pubblica BNT ha dichiarato apertamente che il motivo del ritiro è il costo sempre maggiore della quota d’ammissione. Sono quindi in molti a chiedersi perché l’EBU non abbassi il costo di partecipazione così da spingere più nazioni a prendere parte al concorso.

Le quote d’ammissione, in molti paesi, sono solo una modesta parte del costo della partecipazione. Le spese di viaggio e i costi delle esibizioni sono spesso la parte più consistente della spesa totale” – ammette Bakker. “Abbassare le quote d’ammissione non risolverebbe il problema. Inoltre, questo metterebbe ancor di più sotto pressione l’ente organizzativo, che si fa già carico della maggior parte delle spese.“.

Bakker ha poi ricordato, come già fatto in un’intervista dello scorso settembre, che l’EBU è già andata incontro alle delegazioni snellendo il programma di prove, gli incontri ufficiali e puntando l’attenzione sulla negoziazione al fine di ottenere migliori sistemazioni negli hotel.

La semifinale con soli 15 paesi, che si prospetta il prossimo anno, non cambia però le regole della rassegna: “Nel caso in cui ci fossero meno di 14 nazioni in una semifinale, bisognerebbe considerare qualche modifica. Una decisione del genere andrebbe certamente discussa dal reference group“.

Tornando sulla questione Turchia, ritiratasi principalmente per manifestare il proprio dissenso contro il sistema di voto al 50/50 (giurie di qualità + televoto) e la possibilità per i Big 5 di entrare direttamente in finale, Bakker conclude dicendo che: “Al momento non c’è bisogno di ri-considerare la questione dei Big 5. Per il 2014 e il 2015 l’EBU si concentrerà piuttosto su come far entrare in gara più nazioni“.


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