ESC 2014, la disfatta francese: le reazioni dei media nazionali


Chi sa che cosa ne penserebbe il barone De Coubertin. Certo è che i francesi, anche stavolta, non l’hanno presa bene. Due anni fa Anggun, dopo il clamoroso flop, si scagliò contro l’Eurovision, definendolo un concorso politico e anche Amandine Bourgeois, pur con più stile, non lesinò le critiche. Se i Twin Twin, dal canto loro l’hanno invece presa a ridere (prima del concorso avevano definito l’ESC a Canal + come “La festa dei vicini”, sottolineando il fatto che sarebbe stato più che altro un divertimento e non l’avrebbero preso sul serio. “Il nostro scopo sarà fare festa“, avevano detto: sono stati di parola…), i giornali francesi, come sempre, ci vanno giù pesante. Va detto che alcuni di loro da sempre criticano la partecipazione della tv al concorso, ma certo il peggior risultato della storia eurovisiva transalpina ha lasciato il segno.

Twin Twin - Finale Eurovision 2014

Cappello d’asino per la Francia”, titola senza mezzi termini “Le Parisien”, ad oggi il primo quotidiano francese per vendite, che apre però con un tweet ironico dei Twin Twin: “Pensavamo ci mancassero i baffi, ma sembra che invece avessimo bisogno di una barba”. Il giornale  ospita poi le parole della responsabile del settore intrattenimento di France 3, Claire Merzerette, che difende la scelta dei Twin Twin: “Andiamo avanti a testa alta – dice – è un gruppo che sosteniamo, ha un universo artistico, dello humour, anche se non ha funzionato”. La scelta dell’umorismo, peraltro, non aveva pagato neanche in passato come ricorda allo stesso giornale Jean Marc Sauvargnargues, batterista de Les Fatals Picards (ESC 2007): “Funziona in Francia, ma non quando è trasportata su un piano internazionale”. E sulla lingua francese, il suggerimento è tornare ad obbligare ciascuno ad usare la propria, così da mettere tutti sullo stesso piano. Lo stesso articolo è curiosamente riportato anche sul settimanale L’Express, del gruppo Roularta (non lo stesso de Le Parisien, edito dal gruppo Amaury, quello che possiede anche L’Equipe ed organizza il Tour de France  e la Parigi-Dakar, per intenderci), ma va detto che il settimanale la sua idea su “Moustache” l’aveva già espressa in tempi non sospetti, ovvero il 3 marzo, il giorno dopo la scelta “La canzone che dovrà fare nuovamente perdere la Francia”, titolava…

Le Monde, quotidiano storico di Francia, tendenzialmente più abituato ad un grandangolo politico, affronta invece il tema eurovisivo sull’onda della vittoria di Conchita Wurst e dei suoi risvolti culturali, politici e sociali internazionali e sull’Austria del cambiamento, limitandosi a sottolineare, per quanto concerne i Twin Twin, come il loro incitare il pubblico abbia portato loro a ricevere solo “modesti applausi”. Libération gira il coltello nella piaga, puntando l’indice sul peggior risultato di sempre centrato dalla Francia in questa edizione.

Le Figaro, storica voce dei conservatori francesi, non usa mezze misure: “Perché la Francia si ostina a partecipare?”, è il titolo. Che dà voce ai lettori, i quali usano termini come “Disastro” e “Umiliazione”: “La Francia si ridicolizza a tutti i livelli”, scrivono. Fra i lettori del giornale, non mancano le critiche a France 3: “Capisco che questo è fatto espressamente per non dover organizzare questo show in Francia, ma c’è un limite alla stupidità”, è uno dei commenti più forti. E naturalmente non manca chi parla di spreco di denaro:. “C’è crisi e allora non partecipiamo più – scrive una lettrice – questa mascherata costa alla tv 500mila euro l’anno. E per quali risultati?”, sciorinando poi i dati impietosi del calo di ascolti. C’è però anche chi difende il concorso: “Dobbiamo prenderlo più a cuore – scrivono alcuni lettori – lo viviamo in maniera troppo dozzinale”.

Le Nouvel Observateur, il maggior settimanale francese, che già due anni fa criticò la scelta di Anggun, si avventura in un’analisi molto accurata spiegando “Perché la Francia non vince mai l’Eurovision” (l’ultimo successo è ormai datato 1977): “Perché le nostre canzoni non sono adeguate al concorso”. E riporta le parole rilasciate alla radio Europe 1 dal titolare del sito eurovisioninfo.fr: “In Francia si fanno canzoni troppo intellettuali, troppo seriose, con una ricerca di grande qualità della musica e delle parole” e il paragone immediato è col genere europop e con i precursori ABBA: “Uno stile musicale di enorme successo che però non si è mai riusciti a trasportare in Francia”. Seconda motivazione: “La mancanza di spirito eurovisivo”: “France Television non fa niente per mobilitare i telespettatori, che generalmente scoprono il loro rappresentante all’ultimo minuto – scrive il settimanale – Un bel giorno, si scopre alla radio che il tale cantante rappresenterà la Francia senza che si sappia realmente come è stato selezionato”. Il riferimento non è tanto ai Twin Twin quanto a gente come Ortal, Virginie Pouchain o Louisa Baileche, proiettati sul palco eurovisivo da perfetti sconosciuti: “Chi aveva mai sentito parlare di Virginie Pouchain prima della finale 2006?”.

Infine, terza motivazione: “Perché i paesi non ci votano”. Qui è il solito discorso delle alleanze, delle affinità culturali, sottolineando però come sia la Svizzera il paese che abbia dato più voti alla Francia dal 1975, da quando cioè c’è l’attuale sistema di voto e non sia stato invece un paese “latino” e dunque come la Francia non si sia giovata di queste situazioni. Sul fronte della concorrenza di France 3, Canal + già il 9 maggio, prima della finale, titolava sul sito “Cronaca di un sconfitta annunciata“, puntando l’indice sulla somiglianza con “Papaoutai” di Stromae, TF 1 (un tempo pubblica, oggi privata ma come Canal + aderente all’EBU grazie a particolari collaborazioni con la tv pubblica e con TF 1 e al fatto che trasmettono alcuni programmi di pubblico servizio) parla di “Francia umiliata” e punta l’indice ancora sui costi e sul lato a loro dire kitsch e trash della rassegna, “che musicalmente non corrisponde ai canoni della musica europea“.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

6 Risposte

  1. AlessandroAcq ha detto:

    Io non penso ci siano complotti a favore di paesi culturalmente simili, penso però che la Francia e l’Inghilterra non abbiano alcuna speranza di far bene perchè son considerate troppo snobbettose dal resto d’Europa, mentre Italia e Germania con canzoni ottime (come Satellite e Madness of Love) riescono comunque a ottenere buonji risultati

  2. Yu84 ha detto:

    La Francia ha perfettamente ragione a lamentarsi, guarda caso ke questo show se lo spartiscono le nazioni a turno, ora è il turno dell’europa del centro-nord, e se lo passano tra amici, Svezia, Danimarca, Austria….Come dargli torto.In tanti anni hanno visto ke questo non è un evento canoro,purtroppo è così,come dargli torto

    • Andrew ha detto:

      Eccolo, un altro che vede complotti pure qui. Da quando l’Austria è in Scandinavia e si scambia favori con Danesi svedesi e norvegesi? Ma fammi il piacere! Cerchiamo di essere un po’ più concreti e sparare meno cavolate. La Francia ha perso perchè ha portato degli sconosciuti che, simpatia a parte, avevano un brano debole, quando invece la Francia ha fior fiori di artisti e nomi noti che potrebbe portare. E’ semplicemente tra quelle nazioni che non ha la minima intenzione (e interesse) di rischiare una vittoria e ogni anno porta quel che porta all’Eurovision.

    • linomar ganz ha detto:

      ….Ah…!!!…Sì????….Lena, Loreen, Emelie De Forest la loro vittoria se la sono meritata enormemente!

  3. Franck ha detto:

    Grazie per questa rivista della stampa francese. Era molto interessante.
    Si potrebbe fare lo stesso per l’Italia e la Spagna, per paragonare i punti di vista delle nostre stampe nazionali ? Che cosa pensano i giornali spagnoli della classifica della loro canzone ? Soddisfatti ?

  4. israelfurever ha detto:

    Lo fanno apposta, mandano cantanti che hanno probabilita’ di vittoria pari a zero, non vogliono vincere, e poi dopo fanno finta di lamentarsi.

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