Non solo Emma: piccola storia dei grandi fiaschi all’Eurovision


Il ventunesimo posto di Emma all’ultimo Eurovision Song Contest ha lasciato il segno. I media italiani ne hanno parlato a lungo, quasi con toni di scandalo, anche in relazione al peso dell’artista salentina sul mercato nazionale. Una big italiana che stecca in Europa.Non solo: una big italiana che centra il peggior posizionamento italiano di sempre. Quasi un sacrilegio, per qualcuno. Eppure, come ben sanno gli appassionati eurovisivi di lungo corso, è tutt’altro che la sola.

E allora, soprattutto a beneficio dei fan della rassegna più giovani (anagraficamente e come conoscenza dell’evento), ecco un piccolo viaggio all’interno di chi è entrato all’Eurovision “da Papa” e non ne è uscito nemmeno “Cardinale”. Anzitutto, va detto che quello di Emma è il peggior risultato in termini numerici. Mai infatti un artista italiano era sceso sotto la sedicesima posizione.  Ma tecnicamente è proprio il sedicesimo posto il peggiore italiano, perché rappresentava l’ultimo posto: quello del 1966 di Domenico Modugno, con “Dio come ti amo”. Il quale detiene anche il record negativo italiano di punti, ovvero zero. Un risultato che come raccontammo nella nostra retrospettiva, fu frutto di un litigio con le giurie e l’organizzazione. L’Italia ha incassato altri due risultati negativi, in relazione al valore dell’artista, quello di Claudio Villa nel 1967 (11. con “Non andare più lontano”)  e quello di Mia Martini nel 1977 con “Libera” (13. poi si rifarà nel 1992 col quarto posto).

Anggun

FRANCESI E BRITANNICI – Ci lamentiamo noi. E cosa dovrebbe dire allora la Francia? I cugini d’Oltralpe non vincono dal 1977 e non vanno sul podio dal 1991. In compenso, a parte Patricia Kaas, ogni volta che in tempi recenti hanno schierato un big hanno clamorosamente fatto fiasco. Per informazioni chiedere a Sebastien Tellier (18. Nel 2008), Amaury Vassili (15. nel 2011 quando partiva addirittura per vincere) e Anggun (22. Posto nel 2012 con zero punti al televoto). I Twin Twin sono molto meno famosi, ma l’ultimo posto è una primizia francese: entreranno loro malgrado nella storia. Quanto al Regno Unito, dopo il fiasco di Molly, non sanno più che pesci prendere. I tempi dei successi sono lontani: Kathrina & The Waves vinsero nel 1997, il podio di Jessica Garlick nel 2002 sembra preistoria. L’anno dopo, nel 2003, incassarono il primo e unico zero della loro storia, con Cry Baby” dei Jemini, preludio ad una lunga serie di disastri interrotti solo dal quinto posto di Jade nel 2009.  Giganti come Engelbert Humperdinck e Bonnie Tyler sono finiti nelle retrovie (rispettivamente in posizione 25 e 19) e i Blue che nel 2011 partivano per vincere chiusero appena 11 con “I can”: è  il miglior risultato nelle ultime cinque edizioni.

GERMANIA, SPAGNA E RILANCI FALLITI – La Germania ha raccolto molte delusioni da alcuni artisti partiti con grandi ambizioni. Le Silver Convention sono stati uno dei gruppi di riferimento della disco dance anni 70 con oltre 2 milioni di copie vendute eppure nel 1977 la loro “Telegram fu appena ottava. Ancora peggio (15.) fecero l’anno prima “Les Humpries Singers”. In tempi recenti, come non ricordare il 20. posto di Alex Christensen (come Alex Swings Oscar Sings insieme ad Oscar Loya): per oltre 15 anni padrone della dance europea, il dj tedesco nel 2009 una sonora sconfitta (20. posto), al pari dei Cascada, cui non sono bastati i 30 milioni di dischi ad evitare il 21. posto nel 2013. Ma tecnicamente, il peggior risultato tedesco è il mancato passaggio della preselezione per “Planet of Blue” di Leon nel 1996: dall’anno dopo cominciò l’epoca dei “big four”.

Alla Spagna non riuscì l’operazione rilancio delle Las Ketchup, appena ventunesime nel 2006 nonostante i 12 milioni di copie di “Asereje” di quattro anni prima. Da allora, le quattro sorelle sono ferme. Altre spagnole, le Baccara, gareggiarono nel 1978 sotto le insegne del Lussemburgo col chiaro intento di vincere, sull’onda del successo discografico di “Yes sir, I Can Boogie” dell’anno prima: chiusero invece solo ottave. In tema di rilanci che si sono tramutati in tonfi, il più celebre è quello di Plastic Bertrand nel 1987, sempre in quota Lussemburgo, che dopo un inizio di decennio alla grande cercava nuova visibilità: “Amour amour” è penultima ed evita lo zero di un soffio.

Las Ketchup

ALTRI FIASCHI CELEBRI – In tema di big che hanno fallito, va senz’altro ricordato DJ Bobo, che nel 2007 non riuscì  a portare la Svizzera in finale (e anzi fu ventesimo in semifinale), cosa che non riuscì l’anno dopo nemmeno a Paolo Meneguzzi con “Era stupendo”. Quattro anni prima, Piero Esteriore aveva consegnato agli annali uno zero in semifinale che è tuttora il peggior risultato eurovisivo assoluto della storia considerando il rapporto fra paesi in gara e paesi votanti (i 22 della semifinale più 11 finalisti su 14, visto che Francia, Polonia ed Estonia non trasmettevano la semifinale e per il regolamento di allora furono esentati dal voto: mai nessun altro, nemmeno nelle finali con più di 33 paesi in gara sinora ha fatto peggio).  I belgi Telex sono stati i padroni della scena elettropop e new wave del nord Europa negli anni 70 e 80, eppure la loro ruffianissima “Euro-Vision”, fu appena terzultima nell’edizione de L’Aia, nel 1980.

La grandissima Alla Pugacheva, regina della musica russa, non fu compresa da un’Eurovision che nel 1997 la piazzò appena quindicesima. I De Toppers, tre big della musica olandese uniti insieme, nel 2009 non passarono le semifinali. Cosa che successe persino ad una passata vincitrice dell’ESC, l’israeliana Dana International, la cui “Ding Dong” nel 2011 si fermò in posizione 15 in semifinale. In finale ci arrivò Noa, insieme a Mira Awad nel 2009, fermandosi poi al 16. posto. Ma il fiasco epico, quello che lasciò davvero il segno, lo fece registrare nel 2010 Anna Bergendahl, la cui ballata “This is my life” chiuse undicesima in semifinale, lasciando la Svezia (già provata da  tre piazzamenti  di fila sotto il 15 posto, fra cui quello dei The Ark nel 2007) per la prima e unica volta fuori dalla finale del “suo” show. Fu una sorta di lutto nazionale.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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