Sony e Warner contro l’EBU: “Boicotteremo l’Eurovision”


Lo strapotere delle major colpisce anche all‘Eurovision Song Contest ed i concorsi di selezione nazionale. In questi giorni sta montando una clamorosa protesta in Svezia e Norvegia, paesi dove il concorso musicale europeo e la sua selezione nazionale sono da sempre dei must. Ebbene, in Norvegia tre label hanno già annunciato che non manderanno più loro artisti al Melodi Gran Prix, il concorso di selezione norvegese e di conseguenza, all’Eurovision. Una protesta che pare essere solo all’inizio e rischia di espandersi a tutta Europa.

Carl Espen

L’attacco è rivolto principalmente all’EBU, che ha un accordo commerciale con la Universal, multinazionale la quale da diverso tempo edita la compilation attraverso le sue filiali nazionali. E che dal prossimo anno, sempre in accordo con l’EBU, editerà anche tutte le canzoni eurovisive come singolo al di fuori della compilation. Non solo: se gli artisti prima dell’ESC fossero sotto contratto con un’altra etichetta, quest’ultima perderebbe di fatto tutti gli incassi internazionali.

A guidare la protesta è la DaWorks, l’etichetta per la quale incide Ovi, quest’anno in gara per la Romania insieme con Paula Seling, ma è arrivato subito il supporto delle filiali norvegesi di Sony e Warner:Non parteciperemo all’Eurovision in Norvegia e quasi certamente a livello europeo – fanno sapere dalla filiale norvegese della Sony – se rimarranno le condizioni attuali

La Sony norvegese quest’anno era in gara con Carl Espen, ma il brano a livello internazionale è stato rilasciato sotto etichetta EBU/Universal, così come la vincitrice Conchita Wurst, editata direttamente dalla ORF, è stata distribuita dalla Universal (una cosa simile successe con Gualazzi nel 2011, che a livello internazionale uscì distribuito dalla Universal). “Siamo stati forzati ad accettare questo accordo per il fatto che si trattava del vincitore del Melodi Grand PrixNon c’erano alternative che potessero garantire la sua partecipazione all’ESC. Ma la promozione internazionale di Carl Espen ne è uscita penalizzata – fanno sapere dalla Sony – proprio perché in molti paesi le filiali della multinazionale si sono rifiutate di investire denaro sapendo che molti dei guadagni sarebbero andati all’etichetta concorrente”. Lo stesso discorso è successo con la DaWorks per il brano di Paula& Ovi la quale fa sapere che la percentuale dei ricavi era stata stabilita tramite accordo preliminare in 80% alla Universal e all’EBU e 20% all’etichetta originaria.

httpv://www.youtube.com/watch?v=rVTGnT3Bur0

Jan Ola Sand, supervisore dell’evento, peraltro di nazionalità norvegese, ha replicato che questo accordo con la Universal aiuterà l’Eurovision perché ci sarà  il modo di pubblicare tutte le canzoni del concorso anche fuori dalla compilation dato che alcuni pezzi non sono disponibili fuori da essa, creando un vero e proprio “brand Eurovision” . Sempre secondo Sand, l’accordo sarebbe stato sottoscritto da tutti i broadcaster, e che “probabilmente la tv norvegese si è dimenticata di avvisare la Sony dei cambiamenti”. Oltre a ciò, secondo Sand, non ci sarebbero state proteste al di fuori di Norvegia, Finlandia e Romania.

Non è del tutto così a quanto pare, visto che anche in Svezia, come detto, sta per partire la protesta, con la Sony fortemente decisa a boicottare il Melodifestivalen. Certo è che se dall’alto dovesse realmente partire l’ordine di un boicottaggio a livello internazionale (la Sony fa sapere di investire solo in Norvegia nell’ESC circa 22 milioni di euro), l’evento rischierebbe di risentirne. Anche in quei paesi come l’Italia, che invece in questi anni stanno facendo molto per promuovere l’evento verso le proprie filiali nazionali delle major, ancora in parte riottose alla partecipazione, paradossalmente per il motivo opposto, cioè perché investono poco sul mercato internazionale.

httpv://www.youtube.com/watch?v=2LBOjxBty8U


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

Una risposta

  1. israelfurever ha detto:

    Dopo i paesi ex sovietici e la Turchia, adesso anche le case discografiche boicottano l’esc.

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