Eurovision Rewind/ 1980: vince Johnny Logan, Sorrenti sesto


Riprendiamo con l’estate la consueta retrospettiva dell’Eurovision Song Contest. Apriamo ovviamente con l’edizione 1980.

Una sola volta nella storia dell’ESC è successo che il paese campione in carica non solo non abbia ospitato, ma non abbia nemmeno preso parte alla rassegna: è capitato nel 1980. Israele, vincitore delle ultime due edizioni, si chiama fuori dall’organizzazione: tre volte di fila sono troppe per l’ente televisivo del paese mediorientale. L’EBU, dopo aver incassato il no anche della Spagna seconda e del Regno Unito, “ripiega” sui Paesi Bassi, che tornano così ad ospitare l’evento dopo l’edizione del 1976 che si tenne a L’Aia.

esc_logo_1980La tv olandese riporta l’evento nella “capitale amministrativa” del Paese, al Centro dei congressi. La data scelta è il 19 aprile ed è a quel punto che Israele si chiama fuori anche dalla partecipazione, perché coincide con la giornata di celebrazione delle vittime del terrorismo, lo Yom Hazikaron.

Esce di scena anche Monaco, che tornerà solo in tempi recenti in concorso. Rientra invece la Turchia e si registra la prima (e unica) partecipazione di un paese africano alla rassegna (19 quelli in gara), il Marocco: “Bitaqat Khub” di Samira Bensaid è penultima ed è la sola canzone interamente in arabo della storia del concorso. Dalla partecipazione europea, la cantante spiccherà il volo per una carriera luminosa che oggi ne fa una delle cantanti più celebrate e apprezzate del Nordafrica.

L’ESC fa la conoscenza di un personaggio destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del concorso, l’irlandese nato in Australia Johnny Logan. La sua ballata d’amore “What’s another year?” era pensata per Glenn Curtin e la sua Showband, poi però, una volta “saltata” la prima opzione passò riarrangiata a Johnny Logan. Il quale non solo la condusse alla vittoria (la seconda irlandese dopo il 1970), ma ne fece un successo conquistando la vetta in diversi paesi d’Europa e l’8° posto nella chart mondiale dell’anno. Vincerà altre due volte, di cui una come autore: l’unico nella storia della rassegna.

La Germania piazza Theater” di Katja Ebstein, estremamente scenografica, al secondo posto (uscirà anche in italiano), mentre il Regno Unito non metterà a frutto il terzo posto di Love enough for two”: benché gradevole, il brano non ha infatti alcun riscontro discografico nemmeno in patria e i componenti dei Prima Donna, messi insieme per l’occasione, daranno vita a modeste carriere soliste.

L’Italia fa una scelta alternativa e per la prima volta seleziona un artista che non aveva preso parte a Sanremo né l’anno stesso, né in quelli precedenti: Alan Sorrenti però è uno dei nomi di punta del mainstream dell’epoca, reduce da importanti successi discografici come “Figli delle stelle”  e soprattutto “Tu sei l’unica donna per me”, vera hit del 1979. Già da tempo vive negli Usa e la sua produzione strizza l’occhio agli americani.

Per la prima e unica volta l’Italia avrà anche un direttore d’orchestra straniero, Del Newman, con una lunga carriera internazionale al fianco di gente come Art Garfunkel, Cat Stevens, Charles Aznavour e Neil Sedaka: “Non so che darei” è ottima sesta e oltre a piazzarsi in vetta in Italia (dove a fine anno è il terzo singolo più venduto) esce con buon riscontro in inglese, all’estero.

Telex

Il successo dell’anno è però “Papa pingouin”, di Sophie & Magaly, in rappresentanza del Lussemburgo. Il duo Ralph Siegel-Bernd Meinunger, autore anche del brano tedesco costruisce una joke entry basata sulla storia di una famiglia di pinguini e l’effetto è virale: un milione di copie (più altre 300mila 26 anni dopo nel remake in Francia) nonostante il nono posto, ma anche una disputa sulle royalties che coinvolge gli autori e le due ragazze, appena maggiorenni ma minorenni all’atto della stipula del contratto. L’ESC fa poi la conoscenza di un’artista destinata a diventare uno dei nomi di maggior spicco del pop in lingua greca: Anna Vissi, nata a Cipro ma in gara sotto insegne greche.

Se la cava Maggie MacNeal, che tornava all’ESC da sola dopo il terzo posto del 1974 nel duo con Big Mouth: “Amsterdam” è quinta dietro a “Cinema” dell’italiana in gara per la Svizzera, Paola Del Medico. Non è invece l’annata per Francia e Spagna, rispettivamente undicesima e dodicesima con “He’ He’ M’sieurs dames” dei Profil “Quedate esta noche” dei Trigo Limpio. Ma il vero fiasco è quello dei più famosi in gara: il belga Marc Moulin e i suoi Telex sono uno dei nomi di spicco della new wave del nord Europa. Sull’onda dei successi discografici internazionali, vengono spediti all’ESC. A metà fra il ruffiano e il dissacrante, “Euro-Vision” è nettamente la canzone più inserita nel mainstream dei tempi, ma chiude solo terzultima. Per rileggere le retrospettive degli anni ’60 e ’70, potete andare qui. Per approfondire l’argomento eurovisivo per intero, invece, c’è un volume tutto italiano.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. israelfurever ha detto:

    Magaly, la cantante vestita di rosa dei papa Penguin e’ morta di aids nel 96, l’aveva contratta dal marito che aveva falsificato i certificati medici

  2. Franck ha detto:

    Papa Pingouin era sicuramente la prima canzone che conosci dal concorso. Ero un bambino e i miei genitori mi avevano comprato il disco ! ma a quell’epoca, non sapevo che si trattava dell’Eurovisione… Solo anni piu tardi, dal 1984, lo seppi.

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