Eurovision Rewind/1981: trionfo “frizzante”, assente l’Italia


Con la vittoria irlandese, l’ESC torna nel 1981 a Dublino, per la prima volta al Royal Society’s Pavillion Simmonscourt, un antico teatro capace di ospitare circa 7000 persone e che in futuro ospiterà di nuovo la rassegna. Per la prima volta da quando esiste l’Eurovision, non vi prende parte la Rai. Ufficialmente l’Italia si distacca “per prendere le distanze dal basso livello delle canzoni”, ma c’è chi parla in quell’anno di uno scontento per non riuscire più a piazzarsi sul podio. In realtà, è l’inizio di un lento ma inesorabile processo di allontanamento della nostra tv dall’evento europeo.

Eurovision 1981

Il quale ancora una volta cambia volto. Dopo anni di performance esclusivamente canore vince un gruppo, i Bucks Fizz, costruito col chiaro intento di vincere, che punta più sull’avvenenza dei suoi componenti, sulla melodia accattivante e soprattutto su un balletto fatto di semplici mosse, che sulla canzone. Il Regno Unito si riporta a casa la coppa e i Bucks Fizz faranno cassa, perché “Making your mind  up” è primo in sei paesi e secondo in altri quattro e varca i confini europei, arrivando anche in Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. Pur in diversa formazione, il quartetto è ancora attivo e sostanzialmente vive di rendita, non avendo avuto altri importanti riscontri commerciali.

C’è ancora spazio per lo schlager: “Johnny Blue” porta la lituana Lena Valaitis, in quota Germania, al secondo posto (e in vetta alla chart) mentre Jean Gabilou rilancia la Francia con “Humanahum“, buona terza. L’unica traccia di Italia è rappresentata da Giuseppe Marchese, autore di “Samson” della belga Emly Starr; in compenso, un brano in italiano chiude al quarto posto. Si tratta di “Io, senza te” degli svizzeri Peter, Sue & Marc, i quali con questa partecipazione centrano un record tuttora da loro detenuto, quello di aver preso parte per quattro volte alla rassegna (1971, 1976, 1979, 1981) per lo stesso paese cantando in quattro lingue diverse. Il brano è quinto in patria e conferma l’ottimo appeal del gruppo, capace di vendere in carriera oltre 2 milioni di copie.

Il rientro di Israele (uscirà invece il Marocco, la cui presenza del 1980 resta tuttora l’unica) segna un buon settimo posto, mentre un precedente vincitore dell’ESC, il francese Jean Claude Pascal, di nuovo in gara per il Lussemburgo dopo il 1961,  finisce in un anonimo undicesimo posto, al pari di Tommy Seebach che tornava, stavolta con Debbie Cameron dopo il 1979, sempre in quota Danimarca. Quanto ai padroni di casa, le Sheeba sono ottime quinte con “Horoscopes” ed inoltre incassano anche un successo discografico in patria e la produzione dell’italiano Roberto Danova che varrà loro diverse hit europee.

Buio pesto per la Spagna: “Y solo tu” di Bacchelli è appena quattordicesima e non avrà riscontri importanti. Al contrario di “Aldri i livet” del norvegese Finn Kalvik, che in barba agli zero punti ha un enorme successo in tutta la Scandinavia, dove conquista la vetta. Il perché è facilmente spiegabile: l’arrangiamento della versione studio è di Benny Andersson degli ABBA e sempre su disco i cori sono delle due donne del quartetto svedese, Agnetha Faltskhog e Anni Frid Lyngstad. Se volete rileggere le retrospettive degli anni 60 e 70, potete andare qui. Se invece preferite approfondire l’argomento eurovisivo per intero c’è un volume tutto italiano.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa