Eurovision Rewind/ 1982: Un po’ di pace… per tutta Europa


Where is Harrogate?“. La domanda risuona forte in tutto il periodo che intercorre fra la scelta della location per l’edizione 1982 e il 24 aprile dello stesso anno, giorno in cui va in scena l‘Eurovision Song Contest. In effetti la scelta della BBC, cui spetta l’organizzazione dopo il successo dei Bucks Fizz in quel di Dublino, è curiosa. L’ESC approda nel nord Yorkshire, in una città di 70mila abitanti, il più piccolo centro che abbia mai ospitato sino ad allora la manifestazione. L’EBU risponde alla domanda in apertura di show, mostrando una cartina in cui appunto compare il piccolo centro, poi rappresentato in video nei suoi luoghi più suggestivi.

L’Harrogate International Centre è piccolo ma dignitoso: 2000 posti a sedere, per uno show che è ancora un evento da teatri, anche se lo stile delle esibizioni stava gradualmente cambiando. L’Italia non c’è, per il secondo anno consecutivo, ed è un’edizione priva anche della Francia e della Grecia. I transalpini fanno leva sulla “mediocrità della canzoni e l’assenza di talento, la rassegna è un monumento alla stupidità“. I greci invece sono costretti al forfait perché dopo aver organizzato le selezioni si accorgono che tutti i brani in concorso sono per un motivo o per l’altro, fuori regolamento.

ESC 1982

Chi avesse più chance di portarsi a casa il trofeo era già chiaro alla fine delle 18 esibizioni. Il pubblico in sala non si spella le mani quasi mai, e a parte gli applausi forti a sostegno dei padroni di casa, i Bardo (settimi al traguardo), e per i vicini irlandesi (The Duskeys, undicesimi), c’è una sola artista che viene acclamata a fine esecuzione: è Nicole, la 17enne in rappresentanza della Germania, il cui schlager di pace “Ein Biβchen frieden” è salutato da un minuto di applausi.

La Germania vince (per la prima volta) con 61 (sessantuno!) punti di vantaggio su Hora” dell’israeliano Avi Toledano. Terza è Arlette Zola, in rappresentanza della Svizzera. La sua esibizione pulita, professionale, al servizio di una chanson estremamente orecchiabile, è il solo altro brano cui viene tributato un applauso consistente. La cantante di Friburgo, che arriva sul palco con una ventennale carriera alle spalle nobilita un’edizione con poche stelle e ancor meno canzoni degne di nota.

I successi discografici però non mancano: Nicole, che regala la prima (e unica) vittoria al duo autoriale Ralph Siegel-Bernd Meinunger, sale sul palco a ricantare la sua canzone e lo fa unendo al tedesco l’inglese, il francese e l’olandese. L’occasione è buona per gli autori per produrre il brano in 10 lingue diverse, fra cui l’italiano. “Ein Biβchen frieden” vende 3 milioni di copie nel mondo, conquistando la vetta in 7 paesi, fra cui il Regno Unito, dove la versione in inglese “A little peace” è ancora oggi inclusa nelle 500 canzoni “number one” più vendute della storia. Nicole è tuttora attiva con enorme successo nel circuito schlager.

One step further” dei Bardo tocca il numero 2 nel Regno Unito e il numero 5 in Irlanda ma anche in questo caso, come già per i Prima Donna (ESC 1980, di cui la componente femminile faceva parte) non lancia la carriera del duo, nonostante questo sia composto da due fidanzati. Buon successo anche perDag efter dag” delle Chips, duo scandinavo (svedese-norvegese) in quota Svezia: Elizabeth Andreassen, una delle componenti, è destinata non solo a vincere l’ESC da qui a poco (nel 1985), ma anche a diventare un nome di spicco del pop norvegese. L’altra coppia in gara (marito e moglie) è composta da Jahn Teigen e Anita Skorgan, per la Norvegia, rispettivamente alla seconda e terza partecipazione, la prima in duetto: “Adieu” è una delicata ballata, che avrebbe meritato più del dodicesimo posto.

E’ l’anno dei ritorni: seconda partecipazione (la prima per il natìo Cipro) per Anna Vissi, la terza per l’olandese Stella Maessen (in quota Belgio però, è la prima volta da solista, la seconda sotto bandiera belga) e la seconda per due componenti delle portoghesi Doce. La Spagna non riesce a riemergere: Él” di Lucia è appena decima, mentre ancora una volta il brano più centrato nel mainstream, finisce in fondo: “Video Video” dei danesi Brixx, piena new wave, è penultimo. Per rileggere le retrospettive degli anni 60 e 70, potete andare qui. Per approfondire l’argomento eurovisivo per intero, invece, c’è un volume tutto italiano.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. Antonio Salerni ha detto:

    Ho sempre amato i tuoi articoli sulle edizioni dei decenni scorsi :-P
    Complimenti

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