Eurovision Rewind/1983: l’ultimo trionfo del Lussemburgo


La prima volta della Germania (allora per la precisione Germania Occidentale) come paese organizzatore dell’Eurovision Song Contest da campione in carica (l’edizione di Francoforte 1957 fu assegnata dall’EBU ai tedeschi dopo la volontà della Svizzera di passare la mano: non c’era ancora l’obbligo di ospitare) porta la rassegna in Baviera, alla Rudi Sedlmayer Halle di Monaco, ovvero il palazzetto dello sport che nel 1972 aveva ospitato le gare di pallacanestro dell’Olimpiade ed è tuttora sede, col nome di Audi Dome, delle partite interne del Bayern.

La protesta francese dura un anno soltanto e nel 1983 i transalpini sono di nuovo al via, rilanciando quel Guy Bonnet già in concorso tredici anni prima: “Vivre” sarà ottava e il cantante, nativo di Avignone, ne farà anche una versione in lingua provenzale, unico brano eurovisivo della storia. Torna anche la Grecia e, dopo due anni di silenzio, ritorna anche l’Italia, schierando al via quel Riccardo Fogli che l’anno prima aveva vinto Sanremo con “Storie di tutti i giorni” e che era al tempo uno degli artisti di punta del nostro mainstream, dopo la separazione dai Pooh, e al centro anche delle cronache rosa per la sua relazione con la collega Viola Valentino.

ESC 1983

Per Lucia” è una ballata d’amore tipicamente italiana che porta la firma di Maurizio Fabrizio, che dirige anche l’orchestra, e Vincenzo Spampinato. I giornali italiani puntano l’indice sui vent’anni di sconfitte, Fogli invece guarda dichiaratamente al mercato estero. Ben cantata ed orecchiabile, “Per Lucia” è immeritatamente appena undicesima e non avrà grosso riscontro commerciale. Magra consolazione, la vittoria nel derby tricolore con Gabriella Filomeno, in arte Mariella Farré, la giovane svizzera di origini italiane, tredicesima con “Io così non ci sto“, pur gradevole brano firmato dalla ticinese Nella Martinetti. Per la prima volta da quando è in gara, la Rai trasmette l’evento in differita, mantenendo la diretta solo in radio.

La vittoria va alla carneade francese in quota Lussemburgo Corinne Hermès, la cui “Si la vie est cadeau” è aiutata, oltreché dall’essere l’ultima in ordine di uscita, anche da una notevole performance vocale dell’artista, che alla fine strappa un applauso ben maggiore di quello che meriterebbe un pezzo medio, sostanzialmente ignorato poi dal mercato. È l’ultima vittoria per il Granducato. Le protagoniste vere dell’edizione sono altre due donne, un nome celebre e una emergente destinata a sfondare.

La big si chiama Ofra Haza e in patria ha già una solida carriera piena di successi. L’Europa ancora non la conosce, ma lo farà presto. La sua “Chai” sfiora la vittoria, coinvolge l’arena ma soprattutto è un tuffo al cuore: le parole “Israele è vivo”, pronunciate nella stessa città dove 11 anni prima, proprio durante i Giochi, i terroristi di Settembre Nero avevano massacrato undici atleti della delegazione israeliana, non passano inosservate. “Chai” è il disco più venduto in patria nel 1983, trascina anche l’album ed è il preludio al lancio internazionale dell’artista israeliana. L’emergente è la allora diciassettenne Carola Haggvist, terza per la Svezia con lo schlager “Framling“: il singolo è primo in Norvegia e quinto in Svezia, l’album omonimo sbanca in patria e in tutto il Nord Europa patria superando il milione di copie. Dal 1983 ad oggi Carola ha venduto qualcosa come 25 milioni di copie, diventando una sorta di icona dello schlager svedese.

La vera sorpresa è “Dzuli” del montenegrino Danijel, in gara per la Jugoslavia, il cui pezzo sbarazzino manca il podio per un punto e conquista la vetta in patria (l’album addirittura supera le 700mila copie). Se la cavano altre due big: il gradevolissimo numero dei britannici Sweet Dreams, “I’m never giving up“, dato fra i favoriti, è ottimo sesto (ma la loro è forse la performance migliore in assoluto), giusto dietro ai padroni di casa Hoffmann & Hoffmann con “Rucksicht“, il loro maggior successo. Migliora il suo risultato (nono) il norvegese Jahn Teigen, che torna dopo un anno, e per la terza volta in totale, stavolta con lo schlager “Do re mi” (con la moglie Anita Skorgan, in duetto nel 1982, nelle vesti di “capocorista”). Carrie Grant, una delle componenti degli Sweet Dreams era quest’anno nella giuria britannica dell’ESC.

Quanto alla Spagna, nel 1983 tocca il fondo: “¿Quién maneja mi barca?” dell’andalusa Remedios Amaya, sospesa fra il flamenco e la copla, è ultima a zero punti (il terzo spagnolo dopo 1962 e 1965), assieme ad “Opera” del turco Cetin Alp con i The Short Waves, malriuscito e confusionario omaggio ai grandi della lirica.  Per rileggere le retrospettive degli anni ’60 e ’70, potete andare qui. Per approfondire l’argomento eurovisivo per intero, invece, c’è un volume tutto italiano.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. Franck ha detto:

    La canzone vincitrice ha avuto molto successo in Francia, dove si e venduta benissimo. E considerata una delle migliori canzoni in francese negli anni 80, e figura tra le ultime canzoni eurovisive che si sono bene vendute qui allora.Poi e bisognato aspettare il 1990 perche Joelle Ursull conoscesse un incredibile successo nelle chart francesi con la canzone di Gainsbourg.

    • Euromusica ha detto:

      Il dato non è quantificabile precisamente perchè nel 1983 la chart non era ancora attiva, in Francia. Il brano vendette in Francia abbastanza bene, ma solo lì

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