Eurovision Rewind/1985: alla Norvegia l’ESC del trentennale


L’edizione del trentennale dell’Eurovision Song Contest approda per la seconda volta nella storia in Svezia, ma non nella capitale Stoccolma, bensì allo Scandinavium, il grande palasport di Goteborg, capace di ospitare circa 12mila persone e già sede di alcuni dei più importanti eventi sportivi mondiali.

La passione per gli svedesi per la rassegna già allora era tangibile, come anche la capacità di organizzare uno spettacolo gradevole, che nonostante un decollo lento per la lunga introduzione della conduttrice, poi scivola via piacevole, ricco di emozioni e colpi di scena. Sono 600 milioni i telespettatori stimati, come annunciato sul palco. L’Italia è di nuovo in differita tv e in diretta radio.

ESC 1985

A rendere gustoso lo show è la spigliatezza della conduttrice Lill Lindfors, che arriva sul palco più importante d’Europa a 45 anni, dei quali 20 passati a cantare con ottimo successo in patria (fu seconda all’ESC 1966 in coppia con Svante Turesson): è lei a dare il via alla tradizione dei conduttori che cominceranno lo show cantando, sempre lei che movimenta lo spettacolo con alcune gag (su tutte quella del vestito che le scivola via nell’ingresso al momento del voting, cui “rimedia”, allungando quello che sembrava un abito corto) e che fa da contrappunto ai momenti più salienti della serata. La quale si apre peraltro, con la presentazione in platea di colei che l’ESC l’aveva vinto nella prima edizione del 1956, Lys Assia.

Tornano Grecia e Israele, escono i Paesi Bassi (si celebrano i caduti nella seconda guerra mondiale) e la Jugoslavia (è il quinto anniversario della morte del Maresciallo Tito, il dittatore che aveva governato il paese per 37 anni). È l’edizione dei ritorni: sono complessivamente 11 gli artisti che hanno già calcato il palco eurovisivo, divisi in 9 dei 19 paesi in concorso.

Per la Svezia è come avere due cantanti in gara: Kikki Danielsson, terza al traguardo con “Bra Vibrationer” era infatti già stata all’ESC nel 1982 nei Chips insieme ad una delle due componenti delle norvegesi Bobbysocks, ovvero Elisabeth Andreassen, anche lei svedese.

Il pubblico in sala non manca di far sentire ad entrambe il proprio sostegno. “La det swinge” regala il primo storico successo ad un paese, appunto la Norvegia, che sino ad allora era arrivato sei volte ultimo, delle quali tre a zero punti. È una vittoria in rimonta, al termine di uno dei voting più appassionanti della storia: a metà gara i favoritissimi tedeschi Wind (poi secondi) sono in testa con 87 punti, davanti a Svezia (86) e Norvegia (85).

Per lungo tempo è sul podio anche l’Italia: “Magic oh Magic” di Al Bano & Romina Power, scritta da Dario Farina, Cristiano Minellono e dal tedesco Michael Hoffmann, due anni prima in gara in casa, è una sorta di schlager italiano che funziona molto bene. Vincitori di Sanremo l’anno prima, di ritorno dopo il 1976, diretti da Fio Zanotti e accompagnati da coriste vestite (su ordine di Al Bano) tricolori, chiudono di nuovo settimi, facendo del brano un buon successo all’estero.

La det swinge” è un ottimo successo discografico, sia nella versione in norvegese che in quella inglese “Let it swing”: vendite importanti in tutta Europa e tre anni di fuoco, prima che il progetto Bobbysocks si fermi rilanciando le carriere soliste. “Fur alle“, compensa invece i Wind di una vittoria che alla vigilia pareva scontata (e in effetti il brano, un inno di speranza nei momenti bui, ha tutto per vincere, compreso un ritornello irresistibile): l’album omonimo è primo in mezza Europa e il singolo, pur essendo uno schlager, scala anche le chart generali (dopo aver conquistato quelle di settore). Ancora oggi i Wind sono fra i leader consacrati del genere e in prolifica attività.

Giù dal podio, ma molto applaudita c’è’ Vikki Watson, la cui “Love is“, in rappresentanza del Regno Unito, è un pop gradevole e molto bene interpretato, al pari della pop ballad “Wait until the weekend comes” della ventenne irlandese Mary Christian, sesta dietro a un altro dei favoriti, l’israeliano Izhar Cohen, che con “Olé, Olé” tornava dopo la vittoria del 1978.

Lussemburgo batte il record, tuttora detenuto, del più lungo nome per un performer in gara all’ESC ovvero i sei nomi completi dei componenti del gruppo (Margo, Franck Olivier, Diane Solomon, Ireen Sheer, Chris Roberts, Malcom Roberts) e la Spagna non riesce a sfruttare l’ottima performance vocale della soprano Paloma San Basilio, con sei album all’attivo prima dell’ESC, senz’altro la più famosa in gara insieme ai portacolori azzurri: “La fiesta terminó” chiude in posizione 14 battuta anche dalla modesta “Femme dans ses rêves aussi” del francese Roger Bens (decima).

C’è dell’altra Italia: i due portacolori svizzeri (di ritorno), Mariella Farré e Pino Gasparini sono entrambi di origine italiana e (forse inconsapevolmente) richiamano al nostro paese anche i turchi MFO (la loro “Didai didai dai” è uno dei pezzi più gradevoli), i cui completi con cappello e garofano rosso all’occhiello ricordano tremendamente quelle dei “padrini”… Per rileggere le retrospettive degli anni ’60 e ’70, potete andare qui. Per approfondire l’argomento eurovisivo per intero, invece, c’è un volume tutto italiano.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa