Eurovision Rewind/1986: niente Italia, ma Sandra Kim…


La prima volta dell’Eurovision Song Contest nelle terra dei Fiordi non è nella capitale Oslo, bensì a Bergen, seconda città della Norvegia, a due passi dal circolo polare artico, nel grande salone dei concerti intitolato al musicista Edvard Grieg. Dopo tanti anni di insuccessi, la tv norvegese vuole godersi l’evento in casa e dimostrare la grande capacità organizzativa, anche perché in platea, a seguire la rassegna, c’è  gran parte della famiglia reale.

ESC 1986

A condurre l’evento viene chiamata una icona della musica pop norvegese, quella Aase Kleveland che è anche presidente dell’azione nazionale dei musicisti e che giusto vent’anni prima, a Lussemburgo aveva chiuso al terzo posto la sua partecipazione eurovisiva.  Laureata in legge, a 37 anni  ha la grande occasione di presentarsi davanti al grande pubblico in un’altra veste e lo fa in grande stile, padroneggiando senza problemi inglese e francese (ma parla anche svedese e giapponese). I paesi in gara sono 20: l’Italia non c’è, senza nessuna particolare motivazione.  La Grecia invece, sorteggiata ad esibirsi per diciottesima, si sfila quando viene a sapere che l’evento è in programma la vigilia di Pasqua. Debutta l’Islanda.

Non c’è l’Italia, si diceva. Eppure vince proprio… l’Italia. Sotto la bandiera del Belgio, che porta a casa il suo primo (e tuttora unico) successo, concorre infatti la campano-abruzzese Sandra Caldarone, in arte Sandra Kim, nata nelle Fiandre da una famiglia di emigranti. Ha solo 13 anni, ma viene iscritta come quindicenne, in ossequio al testo della sua canzone “J’aime la vie”, uno schlager orecchiabile e leggero scritto fra gli altri anche da due autori di origine siciliana, Rosario Marino Atria e Angelo Crisci, entrambi ben noti in Belgio. Italia…prima e seconda, perché anche Daniela Simmons, in quota Svizzera con “Pas pour moi” ha origini del nostro paese e una lunga serie di collaborazioni con artisti italiani. Sandra Kim prende la testa della classifica ad inizio delle votazioni e non la molla più. Subito dopo la vittoria belga, la delegazione elvetica fa ricorso contro la falsa dichiarazione sull’età di Sandra Kim, senza ottenere soddisfazione. Col Lussemburgo al terzo posto (la canadese Sherisse Laurence con L’amour de ma vie”), ci sono tre canzoni francofone ai primi tre posti.

Non è una edizione brillante dal punto di vista delle canzoni. Quelle in grado di giocare per vincere si contano sulle dita di una mano e non è un caso che quattro di queste siano ai primi quattro posti: “You can count on me”, la gradevolissima ballata pop degli irlandesi Luv Bug  oltre a chiudere appena sotto il podio, è seconda in classifica in patria. Il vero successo dell’edizione, come prevedibile, è però la canzone vincitrice, che anche sull’onda della curiosità per la giovane interprete, vende 1 milione e 400 mila copie in Europa, vincendo 4 dischi di platino dei quali due europei, più altri due con l’album e raggiunge la vetta o i vertici   in diversi paesi europei. Anche il brano di Sherisse Laurence ha ottimo riscontro, pure fuori dal Continente: per entrambe le artiste è il lancio internazionale di una carriera tuttora attivissima, come per Daniela Simmons. “J’aime la vie” esce anche in italiano, con un testo forzato alla metrica francese e l’effetto è quello immaginabile.

Oltre alle prime quattro, si segnalaUber die brucke geh’n” della tedesca Ingrid Peters, nome pesante dello schlager tedesco già allora, come anche l’autore del brano (e direttore d’orchestra), Hans Blum, autore di quasi tutti i maggiori successi del genere dalla metà degli anni’60. L’ottavo posto non rende giustizia al brano, battuto anche da “Runner in the night”, il modesto pezzo dei britannici Ryder (che suonano senza l’ausilio dell’orchestra), buon settimo ma poi autore della peggior performance eurovisiva  nella classifica del Regno Unito dal 1964 (appena numero 94).

Se la cava la Spagna, il cui pur  debole  brano Valentino” dei Cadillac è decimo, mentre frana al quartultimo posto la Francia (“Europeénnes” delle Cocktail Chic, a lungo a quota zero), giusto dietro agli islandesi Icy. Svezia (con Lasse Holm e Monika Tornell) e Danimarca (con la norvegese Lise Haavix) sono rispettivamente quinta e sesta, mentre i padroni di casa, che schierano l’esperto Kjetil Stokkan sono dodicesimi con “Romeo”, dopo una risalita dal fondo classifica e portano per la prima volta il mondo en travesti sul palco eurovisivo. Fallisce invece il lancio internazionale delle adolescenti olandesi Frizzle Sizzle, lanciate in patria da bambine dall’equivalente nazionale del “Coro dell’Antoniano” e già protagoniste delle charts: “Alles heef ritme” è appena tredicesima, mai in gara.  Per tornare alle retrospettive degli anni 60 e 70, potete andare qui. Se invece preferite approfondire l’argomento eurovisivo per intero c’è un volume  italiano.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa