Eurovision Rewind/1987: Johnny Logan fa il bis, Italia terza


Ci sono edizioni dell‘Eurovision Song Contest che restano nella storia. Quella di Bruxelles del 1987 in terra belga, al Palais du Centenaire, a due passi dallo stadio Heysel, scrive il primo e unico bis vincente di un artista in concorso: Johnny Logan, l’irlandese nato in Australia, aveva vinto sette anni prima. Ma “Hold me now”, una ballata di sua composizione, è uno dei brani migliori di un’edizione con canzoni medie ed è scritta apposta per accontentare il gusto eurovisivo del tempo. Vince largamente: l’unico a riuscirci per due volte e poi addirittura più avanti a fare tris come autore.

ESC 1987

Viktor Laszlo, cantante franco-belga di buona fama internazionale, fa da padrona di casa in un’edizione che ritrova Italia e Grecia, portando a 22 i paesi in gara, il massimo nella storia eurovisiva sino a quel momento, circostanza che fa prendere all’EBU la decisione di fissare in quella quota il numero massimo di paesi in gara, per evitare che il festival si allunghi troppo in durata.

Avrebbe potuto essere l’anno della Jugoslavia, che schierava i Novi Fosili, band croata popolarissima in tutto il mondo slavo che ha già cantato persino in Russia, Stati Uniti e Canada:Ja zam sa ples, col suo ritornello “Do you wanna dance?” è lungamente in testa, poi chiude quarta, alle spalle dei tedeschi Wind, secondi come due anni prima, stavolta con un pezzo più debole (“Laß die sonne in dein herz) e di Umberto Tozzi e Raf. L’Italia, peraltro, trasmette l’evento in leggera differita, cosa ancora consentita dal regolamento.

Gente di mare” segna il debutto in italiano di Raf, già noto in Europa per il successo di “Self Control”. Umberto Tozzi, fresco vincitore di Sanremo con “Si può dare di più” insieme a Morandi e Ruggeri, è anche lui già molto popolare all’estero. L’accoppiata non è casuale: Raf è coautore del brano sanremese e anche di quello eurovisivo.Il brano è destinato dopo l’ESC a diventare un successo internazionale in Europa e a restare lungamente ai vertici in Italia, è una delle canzoni più apprezzate in sala e anche dalle giurie, che cinque volte la premiano con “12 points” consentendole una rimonta che sembrava impossibile all’inizio. Ed è proprio la giuria slava a farla salire sul podio. Dietro alle prime quattro si piazza la Danimarca, con la gradevolissima En lille melodi” di Anne Catherine Herdorf & Banjo, a pari merito con Rechtop in de wind” dell’olandese Marcha.

Il successo dell’edizione è “Hold me now”, prima in Irlanda, seconda in Gran Bretagna, Svezia e Norvegia i in top 10 in molti altri paesi europei. Gli Wind, che incideranno la loro canzone anche in inglese, consolidano la loro fama nel pianeta schlager e per l’occasione si avvalgono come corista di Rob Pilatus, che qualche anno dopo diverrà tristemente celebre per il progetto Milli Vanilli.

La svedese Lotta Engberg vorrebbe cantare di “Quattro chewing gum e una Coca Cola”, ma non può, perchè quello della popolare bevanda è un marchio registrato. La canzone diventa “Boogaloo”ed è uno schlager estremamente cantabile, che però incredibilmente è appena dodicesimo con parziale risarcimento a livello di vendite (su disco la versione è quella originale).

Waterloo eurovisiva per le altre big. “Only the light” di Rikki è tredicesima, il peggior risultato del Regno Unito sino a quel momento e si piazza giusto davanti a “Les mots d’amour n’ont pas de dimanche della francese Christine Minier, forse un po’ sottovalutata. Solo la giuria greca salva la Spagna dallo zero, assegnando 10 punti a “No estas solo” di Patricia Kraus, figlia del popolare tenore Alfredo Kraus. A centro plotone Liliane Saint Pierre, per i padroni di casa: in una rassegna condotta principalmente in francese, il Belgio schiera un brano in fiammingo, unendo così il paese.

Ma il vero sconfitto dell’edizione, a testimonianza che il nome e la popolarità non funzionano all’ESC se non ha una buona canzone è Plastic Bertrand. Al secolo Roger Jouret, il cantante belga è al soldo del Lussemburgo. Nel 1989 è già a caccia di rilancio, dopo un decennio di successi europei enormi, cominciato nel 1977 con “Ca plane pour moi” e passato per brani come “Hula Hoop” e “Ping Pong” (quest’ultimo portato addirittura a Sanremo, benchè in francese), che sdognarono anche da noi la bubblegum music.

Amour amour”, di cui è coautore insieme ad Alec Mansion, ex componente del popolare gruppo pop belga Leopold Nord & Vous, debolissimo e raccoglie appena 4 punti, snobbato anche dai belgi. Solo gli zero punti della Turchia evitano all’artista l’onta dell’ultimo posto.  Per tornare alle retrospettive degli anni 60 e 70, potete andare qui. Se invece preferite approfondire l’argomento eurovisivo per intero c’è un volume  italiano.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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