Eurovision Rewind/1989: Jugoslavia, la (de)Riva del successo


Alla vigilia dell’edizione 1989 dell’Eurovision Song Contest, in pochi avrebbero scommesso sulla vittoria della Jugoslavia.  Perché il paese era si in grande crescita, eurovisivamente parlando, ma la canzone in concorso non sembrava abbastanza forte. E soprattutto, mai la rassegna era andata oltrecortina, meno che mai si pensava potesse arrivarci in quegli anni, in cui i primi sommovimenti  politici stavano cambiando l’assetto geopolitico del continente.

ESC 1989

E invece al Palais des Beaulieu di  Losanna, nel secondo e ultimo Eurovision in terra svizzera, si impongono i Riva. Semiesordiente, il quintetto di Zara è sorteggiato a chiudere le esibizioni e il suo brano “Rock me” spicca abbastanza agevolmente in una edizione media. Grandi sconfitti della serata i britannici Live Report: “Why do I always get wrong è seconda per soli 7 punti, nonostante l’ottima performance del frontman, il maltese Ray Caruana.

Ma soprattutto, chi ci resta male è la Spagna: Nacida para amar della catalana Nina, entra in concorso come una delle favorite ed è solo sesta, ripagata poi in parte dal buon successo discografico del singolo e del  primo album dell’artista, cosa che non accade per i Live Report. Il podio è completato dalla più anziana solista in gara, la 41enne  danese Birthe Kjaer: “Vi maler byen rodriporta indietro direttamente alle edizioni degli anni 60, ma è divertentissimo e corredato da una notevole performance dell’artista, che del resto arriva all’ESC con oltre 20 anni di carriera alle spalle.

In gara le canzoni sono 22, col rientro di Cipro. L’Italia c’è, ma per un pelo. Anzi, per una deroga, perché la Rai si iscrive fuori tempo massimo. L’EBU la accetta senza multarla, ma la obbliga a saltare il sorteggio e ad esibirsi per prima. Niente di peggio per Anna Oxa e Fausto Leali, freschi di vittoria sanremese: “Avrei voluto” è già un pezzo di non facile presa, la distanza dal voting lo penalizza ancora di più. Il nono posto è più che onorevole, anche considerando che dopo 8 votazioni l’Italia era ancora a zero punti e che solo nel finale scala posizioni, dopo essere stata a lungo penultima. La Rai manda l’evento in differita, fingendo che sia in diretta: nel programma di prima serata, viene infatti proposto un collegamento “in diretta” con i due interpreti “in attesa di esibirsi”, in realtà registrato nel pomeriggio.

Penalizzato dalla presenza in classifica del brano sanremese “Ti lascerò”, quello eurovisivo non sfonda, ma fanno peggio i Riva: “Rock me” è la canzone vincitrice col peggior esito discografico di sempre e dopo aver venduto poche migliaia di copie del singolo, la band si scioglierà nel giro di due anni.  Canzoni medie, si diceva, qualcuna migliore. Detto della Danimarca e della Spagna, c’è da sottolineare come i paesi di lingua tedesca giochino tutti forte.  Austria e Germania hanno due brani simili, firmati dallo stesso autore: Dieter Bohlen, l’ex leader dei Modern Talking: “Flieger” conferma il successo per Nino De Angelo, il tedesco di origini calabresi idolo delle teenager e con già diverse cose di successo alle spalle in patria, ma in concorso è appena quattordicesima, mentre “Nur ein lied” di Thomas Forstner (prima in patria) rilancia l’Austria, quinta dietro allo svedese Tommy Nilsson (“En dag” è anch’essa prima). Chi meriterebbe il podio sono i padroni di casa: i Furbaz presentano “Viver senza tei”, un delicato schlager, prima e unica canzone in lingua romancia dell’ESC ma sono appena tredicesimi.

 I vincitori assoluti, dal punto di vista delle vendite sono i portoghesi Da Vinci. La loro “Conquistador”, che esalta le potenzialità coloniali lusitane citando  Brasile, Praia, Bissau, Angola, Mozambico, Goa, Macao e Timor Est diventa un successo in tutta Europa vince il disco di platino ed è pubblicato con successo in mezza Europa. L’album omonimo è prima disco d’oro e poi di platino.La band comincia un tour che tocca Francia, Svizzera, Suda Africa,Canada, l’intero Portogallo e i paesi di lingua lusofona.

Notevole la performance dei commentatori, sopratutto di Lolita Morena, nata a Cantiano, in provincia di Pesaro (oggi Pesaro Urbino), già Miss Svizzera e seconda a Miss Mondo e Miss Universo, che due anni dopo condurrà con Baudo Domenica In e cinque anni dopo l’ESC diverrà famosa per il matrimonio col fantasista dell’Inter Lothar Matthaeus. Si destreggia agevolmente con quattro lingue, compresi ovviamente l’italiano e lo spagnolo, nelle quali presenta le canzoni dei rispettivi paesi e non sfigura con il romancio. Unico neo: le canzoni sono annunciate, tranne poche eccezioni, col titolo tradotto in francese.

L’ESC finisce nel ciclone delle polemiche per la partecipazione di due bambini: Nathalie Paque (in gara per la Francia, ottavo posto) e Gili Natanael (Israele, dodicesimo in coppia con Galit) hanno rispettivamente undici e dodici anni. Dall’anno seguente, l’EBU fisserà il limite di età minimo di 16 anni per poter prendere parte al concorso. Per tornare indietro ai racconti sulle edizioni degli anni ’60 e ’70, potete andare qui. Per approfondire l’argomento eurovisivo per intero, invece,  vi proponiamo un volume tutto italiano.

httpv://www.youtube.com/watch?v=owbdQZxJ_8Y

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa