Tutti gli australiani in gara sul palco dell’Eurovision


Guy Sebastian è il primo australiano a rappresentare il suo paese in concorso all’Eurovision Song Contest. Un partecipazione storica perchè con ogni probabilità resterà l’unica per il Paese oceanico, invitato dall’EBU in occasione dei 60 anni del concorso, come riconoscimento ai grandi ascolti che il programma fa da sempre in Australia sebbene finora l’evento sia andato sempre in differita.

Mary-Jean-O’Doherty-Vasmatzian

Al successo crescente hanno contribuito senza dubbio anche gli australiani che sotto varie insegne hanno calcato il palco eurovisivo. L’ultima, prima dell’annuncio della SBS di Guy Sebastian, era stata presentata giusto pochi giorni fa: la soprano australiano-armena (benchè americana di nascita) Mary Jean O’Doherty, che farà parte della ensemble armena Genealogy. Complessivamente sono nove gli artisti australiani saliti in concorso, per 10 partecipazioni, più un’artista fuori gara.

I primi in ordine di tempo furono The New Seekers nel 1972. Il gruppo, secondo in quota Regno Unito con “Beg, steal or borrow” nasceva dalle ceneri degli australiani The Seekers, famosi negli anni 70 e mescolava britannici e australiani.  Il loro leader Keith Poitgers, è stato anche insignito della più alta onorificenza australiana.  Dei cinque componenti saliti sul palco di Edimburgo, erano australiani anche Peter Doyle e Marty Kristian.

Va considerata australiana a pieno titolo, perchè vive lì da quando aveva sei anni Olivia Newton John, nata nel Regno Unito da mamma tedesca e padre inglese: nel 1974 chiuse quarta con “Long live love”, dando il via ad una carriera che l’ha vista diventare fra le maggiori artiste australiane di sempre, alternando musica e cinema (su tutti il celebre film “Grease“).

E’ nato a Melbourne anche se vive in Irlanda da quando aveva 3 anni Johnny Logan, l’unico ad aver vinto per due volte la rassegna come interprete (1980 con What’s another year? e 1987 conHold me now) e una come autore (1992 con “Why me?” cantata da Linda Martin), successi che gli sono valsi il soprannome di “Mister Eurovision”.

Bisogna attendere poi 9 anni per ritrovare un’altra australiana in concorso, sempre sotto bandiera britannica: è Gina G, che nel 1996 manca la vittoria con “Ooh aah just  a little bit” (è appena ottava) ma sforna un successo capace di guadagnarsi una candidatura al Grammy Award e soprattutto lancia la carriera internazionale della sensuale artista.

Poi si arriva al 2006, quando in quota Germania sale sul palco eurovisivo il gruppo dei Texas Lightning, alla prima prova con un inedito dopo una carriera passata a coverizzare successi del pop in chiave country: la cantante Jane Comerford è australiana. No no never” è quattordicesima. L’anno scorso l’EBU riservò l’interval act di una semifinale all’Australia, che presentò all’Europa Jessica Mauboy. Ora il Paese è pronto alla nuova sfida di un rappresentante in gara sotto la propria bandiera.

 

 


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

2 Risposte

  1. Alessandro Sanna ha detto:

    Indubbiamente una partecipazione costante dell’Australia potrebbe rappresentare grossi problemi, soprattutto se vincessero e dovessero costringere tutta l’Europa a spostarsi nel lontano continente. Eppure è certamente una situazione di grande fascino. Eppoi, in fondo, costa di più organizzare la manifestazione o mandare una rappresentanza dall’altra parte del mondo? Certo, la manifestazione si chiama Eurovision e non Worldvision, pure le radici dell’Australia risiedono massicciamente in Europa. Sarei recisamente contrario ad una partecipazione americana mentre sento molto più vicina a noi europei, come modo di pensare e sentire comune il bel popolo australiano. In fondo anche Israele è geograficamente un paese asiatico ancorché molto vicino, pure partecipa perché la sua popolazione, nel bene e nel male (tutto il male che l’Europa gli fatto in 2.000 anni) è figlia dell’Europa, popolazione Sabra compresa. Insomma, non ci devono essere posizioni irreversibili ma bisogna parlarsi per vedere di trovare la soluzione migliore per un ESC sempre più bello. Devo dire di essermi molto emozionato, nel 2014 a vedere lo splendido intermezzo australiano e tutta la loro genuina voglia di partecipare. Siamo seri, dopo millenni che ci ammazzavamo senza sosta siamo riusciti a far pace e ci poniamo problemi a far partecipare l’Australia all’ESC?

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