Eurovision 2016: il resoconto live della quinta giornata di prove


Resoconto live dalla Sala Stampa dell’Eurovision Song Contest 2016

Inizia il secondo turno di prove per i paesi semifinalisti. Le diciotto nazioni in gara nella prima semifinale del 10 maggio salgono nuovamente sul palco, una dietro l’altra. A chiudere la lunga giornata anche le prime prove di due big 5: l’attesa Francia e la Spagna.

Ecco le impressioni dei nostri due inviati a Stoccolma.

– Cristian Scarpone – 

FINLANDIA: Una performance trasparente per Sandhja. Complice, forse, l’orario di partenza (la prova è iniziata alle 9 del mattino) la voce della cantante finlandese non riesce a risultare incisiva e le note calanti si sprecano. L’outfit, una sorta di jumpsuit color ceruleo, a mio parere non si sposa affatto con il colore della sua pelle e il rossetto di un viola accesso. Lo staging non è la quintessenza dell’originalità. La finlandese canta e si muove accennando qualche passo di danza accompagnata dal cinque coriste/ballerine.

GRECIA: La versione studio di “Utopian Land” non aveva colpito il cuore degli eurofan e il brano è sempre passato piuttosto inosservato. Sul palco della Globen Arena, invece, il brano degli Argo emerge e si fa notare. Il pop del ritornello si mischia inaspettatamente bene con il rap e le parti coreografate che i componenti della band eseguono permettono al pezzo di acquistare una sua specificità. A migliorare il tutto, le ottime proiezioni scelte per l’esibizione che donano calore Bellissimo lo special tradizionale, malinconico e quasi commovente. La Grecia, a dispetto di quanti molti pensano, non affronterà la prima storica eliminazione.

MOLDAVIA: Lidia Isac è accompagnata sul palco da un ballerino vestito da astronauta. La sua “Falling stars” è troppo mediocre per sperare di passare in finale e lo staging pensato non migliora le chance di qualificazione. Total blue, vestito e luci scelti. A differenza di quanto già conosciamo, in questa prova la cantante moldava canta anche un verso in lingua francese.

UNGHERIA: Poco da dire sull’esibizione di Freddie. L’ungherese canta bene e l’esibizione non ha nulla di sorprendente per chi segue anche le selezioni nazionali poiché a parte il casualissimo costume di scena (jeans, camicia e giacchetta di pelle) non vi è nulla di diverso dalla performance che gli ha fatto vincere l’A Dal in patria. Non ci si strappa i capelli, anche se il pezzo ha la sua forza e non dovrebbe avere problemi a qualificarsi (d’altronde la bellezza del cantante aiuta).

CROAZIA: Che delusione! Scrivo queste parole con particolare sgomento dato che in versione studio “Lighthouse” è la mia numero uno. Una finalista certa, sulla carta, che in queste condizioni vedrà la finale col binocolo e, peggio, rischia davvero di sprofondare e raggiungere il fondo della classifica. Nina Kraljic canta malissimo in tutti i tre take a disposizione ed è incredibile pensarlo conoscendo le potenzialità della cantante. La sala stampa è imbarazzata, impossibile contare le stecche. A peggiorare il tutto, il bizzarro e gigantesco costume (difficile descriverlo) che la cantante indossa fino al primo ritornello.

PAESI BASSI: Si nota che Douwe Bob non è un cantante amatoriale. Ha esperienza live e la porta sul palco. Nulla di esagerato per la messa in scena della sua “Slow down”, tutto è coerente con il pezzo. Convince con semplicità. Sul pavimento a ledwall per tutta la performance c’è un grosso orologio, verso il finale Douwe si muove per spostarsi verso un palchetto posizionato in mezzo al pubblico e lì, si materializza l’unico espediente “scenico” dell’esibizione. Circa dieci secondi di completo silenzio, che saranno riempiti dal calore del pubblico (si ipotizza!), dopo i quali il brano riparte per poi concludere. Una scelta che personalmente non mi convince poiché non aggiunge nulla.

ARMENIA: Iveta Mukuchyan ha presenza scenica da vendere. La rappresentante armena è serafica e molto sexy sul palco, complice il body indossato che le lascia le gambe nude, coperte solo dai collant. Offre un’esecuzione vocale impeccabile, che strappa applausi, e lo staging è stato costruito alla perfezione sul suo brano, la misteriosa “LoveWave”. La top 10 dovrebbe essere alla sua portata.

SAN MARINO: Serhat punta tutto sul divertimento senza grosse pretese. La sua canzone disco anni ’70, “I didn’t know”, non sarà supportata da particolari trovate sceniche. Il cantante turco, vestito con il suo ormai tipico outfit color vinaccia con cappello borsalino integrato, è sul palco con alcune coriste che gli ballano attorno. Chiudo affermando che il piazzamento in scaletta fra Armenia e Russia gli renderà le cose ancora più difficili in ottica qualificazione.

RUSSIA: Parliamoci chiaro, Sergey Lazarev rimane un serio contendente alla vittoria e questo non è possibile negarlo. La messa in scena della sua “You are the only one”, però, è caotica ed esagerata e stento a credere che le giurie impazziranno per lui: è eccessivo. La Russia quest’anno è entrata nella pericolosa modalità “primo della classe”, andando veramente oltre. Tanti artefici scenici che trasmettono freddezza. Ogni minuscolo gesto è calcolato, non arriva alcuna emozione genuina. E la sala stampa rimane impassibile.

– Michele Imberti –

REPUBBLICA CECA: Gabriela Guncikova parte dal centro del palco in quello che è uno degli staging più semplici ed eleganti. Sul pavimento e sullo sfondo viene proiettata la stessa composizione della copertina del singolo. L’impressione è che la Repubblica Ceca abbia capito che con un brano ed una cantante del genere tutto il resto è superfluo. La prestazione vocale è impeccabile. Una non qualificazione farebbe storcere il naso un po’ a tutti.

CIPRO: L’esibizione dei Minus One è la più energica di questa semifinale e viene piazzata tra la superballata ceca e la delicatezza del pezzo austriaco. In una scaletta come questa verrà sicuramente ricordata al momento del televoto e, seppur non moderna e attuale, resta una proposta molto convincente. L’ululato continua a far sorridere ma è un dettaglio non troppo influente. La finale pare abbastanza sicura.

AUSTRIA: Nello staging emergono dettagli che nella prima prova erano rimasti più in secondo piano. A differenza della selezione austriaca Zoë rimane ferma al centro del palco ma l’impressione è tutt’altro che statica. Lei interagisce con i fiori sullo sfondo, poi appare il percorso di mattoncini che porta dallo sfondo alla parte anteriore del palco con un ipotetico regno di Oz sullo sfondo. È tutto molto piacevole ma una qualificazione non è affatto scontata.

ESTONIA: Jüri Pootsmann canta meglio oggi, è più preciso e pare pure più a suo agio con le telecamere. Sembra mettercela veramente tutta. È una proposta che piace molto ai più, il mio gusto personale non me la fa piacere ma obiettivamente resta un numero solido e ben pensato.

AZERBAIJAN: Nella prova di martedì Samra si è cambiata pettinatura tra la prima e la seconda prova, oggi cambia vestito. L’impressione è che dovrebbe concentrarsi sulla parte vocale che è traballante ed insicura. Non sappiamo ancora con cosa la vedremo in scena martedì. La prima opzione è un abito bianco e glitterato con gambe scoperte, il secondo una tutina dorata sempre glitterata e aderente. Tutti e due molto belli e lo staging è semplice ma d’effetto. Nella prima prova pare molto tesa, nella seconda più a suo agio.

MONTENEGRO: La protagonista del numero montenegrino è principalmente la ballerina. È un esibizione fuori da ogni schema, caotica, confusa. Il brano non aiuta, la parte cantata nemmeno. Lascia perplessi… e gli Highway dovranno combattere per non arrivare ultima.

ISLANDA: Anche Greta Salòme canta meglio oggi. Sono stati fatti dei leggeri cambi e la delegazione islandese ha deciso di tornare agli sfondi originali utilizzati nella selezione nazionale. Resta un’esibizione che ha del già visto ma comunque d’effetto.

BOSNIA & HERZEGOVINA: La proposta bosniaca continua ad essere rassicurante e rappresenta un genere che quest’anno non ha avversari. È tutto molto teatrale, a tratti lo è troppo… ma Deen e Dalal cantano bene e lo staging è ben studiato anche se non particolarmente originale.

MALTA: Ira Losco cambia outfit e si presenta in scena con un abito nero lungo che la rende più protagonista. Sul pavimento il viso gigantesco di Ira che canta la prima parte della canzone. Senza la cappa di martedì è evidente la gravidanza non appena si mette di profilo. Canta bene e l’effetto è quello di una diva di altri tempi, forse l’unica di questa edizione. Lei è sicura di sé, l’esperienza alle spalle si fa notare. La qualificazione dovrebbe arrivare senza particolari intoppi.

– Cristian Scarpone –

FRANCIA: Amaro in bocca dopo la prima prova di Amir. Il paese era molto atteso, considerato l’unico – ad oggi – in grado di battere la Russia. Il brano non perde certo d’orecchiabilità e immediatezza ma la performance sul palco non brilla particolarmente e non fa pensare assolutamente una vittoria. Gli effetti scenici ruotano attorno al tema dello spazio, con vari pianeti. Il colore principale è il blu. Qualche problema vocale e con le inquadrature non convincono. Dopo questi primi tre take ipotizzerei un posto a metà classifica.

SPAGNA: Un triangolo luminoso e pulsante sul pavimento a ledwall caratterizza lo staging di “Say Yay!”. Barei canta bene, le sue coriste sono inascoltabili. Outfit sportivo, lei indossa scarpe da ginnastica sotto a un vestitino dorato. A un certo punto cade a terra, boato di sorpresa dalla sala stampa, ma poi si scopre che si tratta di un arteficio scenico studiato (la motivazione è ignota). La canzone non mi ha mai convinto particolarmente in versione studio, continua a non convincermi nonostante la sala stampa reagisca con positività e applausi. Non riesco a ipotizzare il piazzamento dei nostri cugini spagnoli.


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