Eurovision 2016, retromarcia EBU: riammesse le bandiere contese


Si chiude nel modo migliore la vicenda delle bandiere “bandite” dalla Globe Arena, sede dell’Eurovision Song Contest 2016. È di un paio d’ore fa la decisione dell’EBU di togliere i limiti messi alle bandiere nella “flag policy” che era stata pubblicata (e poi rimossa) qualche giorno fa sul sito dell’AXS, il partner del concorso per la parte della biglietteria.

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Il noto tabloid svedese Aftonbladet ha riportato, sul suo sito internet, il testo della dichiarazione in partenza dal Reference Group, destinazione EBU: “Dopo aver riflettuto e parlato in modo costruttivo con diverse delegazioni partecipanti, l’EBU ha proposto al Reference Group (l’organo che governa l’Eurovision Song Contest, ndr) di avere un approccio più liberale nelle regole sulle bandiere introdotte la scorsa settimana, e di ammettere le bandiere nazionali, regionali e locali dei partecipanti. Questo in aggiunta alle bandiere di tutti i membri delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e della bandiera rainbow, come stipulato nelle regole originali. L’EBU ha inoltre proposto al Reference Group di avere un approccio più tollerante verso le altre bandiere, finché il pubblico rispetti la natura non politica dell’Eurovision Song Contest e non tenti di ostruire di proposito la visuale delle telecamere, come richiesto. Il Reference Group ha approvato la proposta”.

È arrivato anche il commento di Sietse Bakker in merito. Queste le parole del supervisore dell’Eurovision: “Siamo gradualmente arrivati a un approccio più mite. Tutti, nel Reference Group, hanno seguito le vicende degli ultimi giorni”.

Nei giorni scorsi, la polemica sulle bandiere era infuriata perché gli esempi di bandiere bandite raffiguravano, tra gli altri, Kosovo, Paesi Baschi, Palestina. Venivano inoltre poste limitazioni a bandiere come quella gallese e quella lappone (non sono esempi casuali: fra i cantanti in gara, Joe Woolford degli inglesi Joe & Jake è del Galles, mentre la norvegese Agnete è di origini lapponi). Tutto questo non ha fatto altro che alimentare una serie infinita di polemiche, accuse, dita puntate, interventi parlamentari e chi più ne ha più ne metta, senza contare che c’era il comune denominatore di sentirsi affiancati all’ISIS, la cui bandiera era egualmente indicata tra quelle sconsigliate.

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