Il Volo rifiuta l’invito di Donald Trump. Dov’è il problema?


Non solo i tanti fan de Il Volo avranno ormai letto e riletto della polemica (un po’ sterile) che ha coinvolto il gruppo che ha rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest 2015 (con un ottimo terzo posto su 27 finalisti). Ma come sono andate realmente le cose e perché in Italia ha avuto tutto questo risalto?

I fatti.  Il trio riceve un invito da Donald Trump – nuovo presidente degli Stati Uniti – in occasione dell’insediamento del tycoon alla Casa Bianca (il prossimo 20 gennaio) e lo rispediscono gentilmente al mittente. Questa in sintesi la realtà dei fatti, su cui ci sarebbe davvero poco da scrivere, ma ingigantita dai media (italiani ovviamente) e da alcune affermazioni davvero poco “carine”nei loro confronti.

Va detto subito, sui media americani – dove il trio è popolarissimo – questo “rifiuto” non ha avuto l’enfasi mediatica ricevuta invece da noi, dove la “notizia” è stata ripresa quasi fosse un dramma di chissà quale entità.

Il Trio (composto da Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone) risponde alle critiche con un “Abbiamo rifiutato il suo invito perché non siamo mai stati d’accordo con le sue idee: non possiamo appoggiare un uomo che ha basato la sua ascesa politica sul populismo oltre che su atteggiamenti xenofobi e razzisti. Se anche la politica americana può apparire lontanissima da noi – hanno affermato in una intervista al Corriere della Sera – il risvolto sociale di quello che succede lì ci interessa e ci riguarda”.

Il loro non è stato tra l’altro l’unico rifiuto (la lista è lunghissima e vede anche un altro italiano, Andrea Bocelli…), ma a quanto pare c’è voluto poco per far riscaldare gli animi e portare anche Sgarbi a dire la sua (tramite la propria pagina Facebook), con un linguaggio appena appena colorito:

“Tre cogl…celli inutili. Il Volo erano tre bambini carini, come i tre porcellini. Trump, metti su un cd e mandali a fare in c…”, proseguendo poi con un “Non andate a cantare perché lui è un populista. Bravi. Vorrei ricordarvi che siete stati lanciati dal mio amico Tony Renis, xenofobo e populista, bravissimo e simpatico”.

Piero Barone

A rispondere, senza citare il critico d’arte, questa volta è Piero Barone, anche lui via Facebook:

“Siete cantanti, vi hanno chiamato per cantare, dunque cantate, con questo semplice ragionamento personaggi pubblici, leoni da tastiera ed odiatori seriali si stanno accanendo contro le nostre recenti affermazioni. Dunque per la logica che loro rivendicano, un cantante “deve” cantare, non deve avere un pensiero critico.

Sono sicuro che nel caso avessimo detto di si, cantando alla cerimonia di insediamento, le critiche sarebbero state le stesse, forse peggiori. Ecco quindi che siamo stati solo la quotidiana dose di odio di cui si nutre il dibattito social, domani toccherà ad altri o altre cose. Rimango del parere che un cantante non è un cd ma una persona libera di scegliere “come”, “quando”, “per chi” cantare”.

Come già scritto, ad oggi sui media americani, dove il trio è davvero molto popolare, nessuno ne parla, nessuno ne è rimasto scandalizzato o ha gridato ai “cogl…celli inutili”. E allora, perché tutto questo accanimento? Sono delle persone, dei cantanti (famosi) con un cervello e un’anima, come tutti. Sarà o meno loro diritto decidere SE, COME, QUANDO e soprattutto per CHI cantare?


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Una risposta

  1. Peter Stoyvesand ha detto:

    …no vorrei che mi spiegassero perché da Trump no e in Arabia Saudita invitati da quei macellai della casa reale nella cuiterra applicano la Sharia calpestando i diritti dell donne con annessi e connesse infamie di ogni sorta, si…IPOCRITI! SEPOLCRI IMBIANCATI!!

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