Eurovision 2017: Direttrice EBU “Comportamento Ucraina inaccettabile”, possibili sanzioni


Da diversi giorni tiene banco, sulla scena eurovisiva, la durissima querelle che vede contrapposte da una parte l’Ucraina, che organizza l’Eurovision 2017, dall’altra la Russia, che ha selezionato un’artista, Julia Samoylova, finita sotto divieto di ingresso in territorio ucraino per tre anni perché due anni fa è entrata in Crimea (territorio conteso) senza il necessario permesso speciale.Julia Samoilova Crimea Russia

A dire la sua sulla situazione è ora Ingrid Deltenre, Direttrice Generale dell’EBU, dalle pagine del quotidiano svizzero Blick. La Deltenre ha definito il comportamento dell’Ucraina “assolutamente inaccettabile”.

Ha inoltre, ed è questa la maggior novità di questi giorni, prospettato delle sanzioni sull’Ucraina in caso di mancata risoluzione positiva della situazione: tali sanzioni potrebbero allargarsi fino addirittura alla squalifica, sebbene non sia stato precisato quando applicarla.

Nelle sue parole, “mi disgusta molto il fatto che l’Eurovision sia utilizzato per azioni politiche. L’Eurovision Song Contest dovrebbe deliziare e riunire insieme milioni di persone; non dovrebbe essere usato per incitarle ad andare le une contro le altre”.

Ingrid Deltenre, in teoria, da febbraio non sarebbe più alla direzione generale EBU (European Broadcasting Union), ma al momento le sue dimissioni sono solo nominali: abbandonerà ufficialmente il ruolo in estate.

A seguire una timeline degli ultimi aggiornamenti sulla situazione tra i due Paesi:

25 MARZO – Dopo il fallito tentativo dell’EBU di far esibire Julia Samoylova via satellite dalla Russia (opzione respinta, per ragioni differenti, sia dall’Ucraina che dalla Russia), Jon Ola Sand, supervisore esecutivo dell’Eurovision, ha dichiarato ai microfoni della tv di Stato danese DR che l’obiettivo principale restava quello di portare la Samoylova a Kiev e che si sperava di convincere premier e governo ucraini a rimuovere il divieto di viaggio verso la Russia dell’artista, o quantomeno di spostarlo fino a dopo l’Eurovision.

Nel frattempo, si sono posti su diversi piani critici alcuni esponenti delle varie tv: il direttore generale di San Marino RTV Carlo Romeo si è detto in disaccordo sul comportamento dell’Ucraina; Jan Lagermand Lundme, a capo della sezione entertainment della DR, ha definito “practically unbearable” il fatto che l’Eurovision sia stato trasformato in un campo di battaglia politico.

Allo stesso settore, in quota ARD (Germania) appartiene Thomas Schreiber, ha osservato che “quello che sta succedendo è così simbolico da suggerire che le televisioni non siano così indipendenti come lo sono nell’Europa occidentale”. Proprio da queste ultime, secondo Schreiber, dipenderebbe la possibilità di appianare il conflitto in corso.

Schreiber, inoltre, riflette su un punto che sembrerebbe essere quello focale della situazione: “L’emittente russa sapeva con certezza chi stesse selezionando, e le autorità ucraine sanno anch’esse cosa stanno facendo”.

Non è finita qui: Dave Goodman, annunciatore dell’EBU, che come Schreiber era stato interpellato dalla tv tedesca Deutsche Welle. Il suo pensiero si riassume così: si chiede all’Ucraina di considerare il caso speciale, e se questo non è possibile c’è un’ulteriore proposta (non meglio specificata). Poi si domanda a Channel One Russia di riconsiderare la sua decisione, il che è probabilmente da ricondursi a una richiesta di cambio di artista. La speranza, per Goodman, è di trovare una soluzione che salvi la faccia di entrambi e mostri che l’Eurovision è un concorso di canzoni, e solo canzoni.

26 MARZO – Vyacheslav Kyrylenko, vicepremier ucraino, fa sapere che si è avuta più di una richiesta di far cambiare cantante alla Russia, vista la situazione. A questa proposta la Russia ha sempre risposto, almeno in via ufficiale, di avere solo la Samoylova.

La scelta di quest’ultima ricade, per Kyrylenko, nell’ambito delle provocazioni per rendere ancora più difficile di quanto già non lo sia il rapporto tra Russia e Ucraina (che, va ricordato, sono entrate in stato di guerra nel 2014; pur se attualmente non vi è conflitto ufficiale, da una parte e dall’altra parecchie cose, anche tragiche, stanno succedendo anche in questi giorni).

27 MARZO – Prende la parola il presidente del reference group dell’Eurovision, Frank-Dieter Freiling, che dal 2009 occupa questa carica. Freiling, dalle pagine del Der Tagesspiegel, spiega che non ha ricevuto alcuna notifica in merito al travel ban imposto sulla testa di Julia Samoylova.

Da una parte viene ribadito il rispetto delle leggi ucraine, dall’altra il fatto di aspettarsi tutti i partecipanti nel luogo del concorso. Ha inoltre specificato che nessun hotel sarebbe stato prenotato dalla delegazione russa nei giorni dell’Eurovision.Libano

28 MARZO – Il tabloid russo Life, citando fonti interne a Channel One, afferma che sarebbero state riservate una trentina di stanze “in uno degli hotel più fashionable di Kiev”.

La notizia della minaccia di esclusione dell’Ucraina è, come accennato, il secondo grosso scossone di questa che sembra una storia senza fine. Finora in due sole occasioni è stato squalificato un Paese: nel 2005 il è stato bannato per tre anni perché le sue leggi impediscono la trasmissione di contenuto israeliano; nel 2016 la Romania è stata, per dirla più correttamente, esclusa dall’Eurovision per pesantissimi debiti della TVR nei confronti dell’EBU.

Quest’ultima decisione ha suscitato particolare sgomento nella comunità eurovisiva anche per la tempistica (si era al 22 aprile, con i preparativi ormai agli sgoccioli e Ovidiu Anton che aveva fatto promozione in giro per l’Europa negli eventi pre-Eurovision).

Diversi sono i casi: Georgia 2009 (a richiesta di cambio del brano rispose con la rinuncia al concorso) e Armenia 2012 (uscita di scena a inizio marzo perché non c’erano state assicurazioni sulla sicurezza in Azerbaigian).


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