Via all’Eurovision 2017: tifiamo Gabbani in un festival molto “tricolore”


Bando alle polemiche, spazio alla musica. Da stasera (ore 21 italiane) si accendono le luci sui tre show televisivi dell’Eurovision Song Contest 2017 con la prima semifinale.

L’International Exhibition Center sarà fino a sabato il centro della musica europea, con il concorso che torna a Kiev 12 anni dopo l’ultima volta, quando al palazzetto dello sport si impose per la prima (e sin qui) unica volta la Grecia con Helena Paparizou. C’è un reduce di quella edizione: è lo sloveno Omar Naber, che allora chiuse dodicesimo in semifinale e oggi torna da big affermato in patria per cercare di prendersi la finale che gli è sfuggita nel 2005.

Francesco Gabbani

Senza Russia. Sarà il primo Eurovision dopo 17 anni senza la Russia, ritiratasi dopo le note vicende relative alla cantante prescelta, Yulia Samoilova, a cui è stato vietato l’ingresso in Ucraina.

Al di là della enorme perdita per il concorso a livello di bacino di ascolti e di introiti (la Russia paga una fee di ingresso quasi pari a quella delle big 5) il vero motivo di interesse è scoprire come e se saranno divisi i voti che normalmente il blocco ex sovietico destina normalmente alla Russia.

Speranza Italia. Mai come stavolta, in casa Italia c’è winner feeling. “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani arriva in concorso da strafavorita sia per i bookmakers che per i fan, ma soprattutto con una scia di record già battuti prima del via: 100 milioni di visualizzazioni del video (mai successo per nessuno), triplo disco di platino prima del concorso, battage imponente nelle radio di mezzo Continente e anche già un ingresso su Itunes in tutta Europa sin dai tempi di Sanremo.

Logico che sia l’uomo da battere. E chissà che non riesca a raccogliere il testimone delle vittorie azzurre da Toto Cutugno, che con lui condivide la provincia di nascita e che nel 1990 vinse nella magica notte di Zagabria, contro ogni pronostico, compreso quello della tv italiana. Stavolta no, stavolta è diverso. La Rai ci crede, in primis il direttore di Rai Uno Andrea Fabiano, che non ha mancato di esternare pubblicamente il proprio endorsement per l’artista toscano.

Il bulgaro Kristian Kostov

Strada in discesa? Come in tutti i concorsi, non si può mai dire, ma certo ad oggi gli avversari del cantautore carrarese sembrano ridotti ad un pugno. Su tutti Kristian Kostov: il sedicenne bulgaro è il preferito di tutta quella fetta di fan che non tifa Gabbani e la sua “Beautiful mess, così tanto al sapore di Justin Bieber è un prodotto svedese di livello internazionale ben confezionato, ma che certo non ha la presa per restare in testa. Molto dipenderà da cosa farà sul palco il giovanissimo performer ma è probabile che se non sarà landslide azzurra, sarà con lui che l’Italia dovrà fare i conti.

Poi c’è la Svezia. Perché la Svezia non gioca mai per partecipare, soprattutto adesso che è ad un passo dalle sette vittorie dell’Irlanda.  “I can’t go on non è all’altezza delle precedenti entries scandinave, ma Robin Bengtsson ha già mostrato di essere un ottimo performer e come sempre la Svezia punterà molto, se non tutto, sulla resa televisiva. E allora è bene non fidarsi.

Altra favorita della prima ora era la belga Blanche, complice la sua voce scura e un brano, City lights” che è fra i più contemporanei in concorso. Ma le prove stanno mostrando sin qui che la giovanissima interprete non sembra avere l’esperienza per compensare con l’interpretazione (apparsa piuttosto fredda) l’andamento monocorde del brano.

L’esatto opposto di quanto sta succedendo con Salvador Sobral, la cui intensa “Amar pelos dois” pare aver conquistato il pubblico e anche una bella fetta dei critici sin dalla sua vittoria nella selezione portoghese. I lusitani sono ancora mai andati oltre il sesto posto (Lucia Moniz,O meu coração não tem cor, 1996) e chissà che l’assoluto disinteresse di Sobral per il risultato non possa in realtà essere il suo propellente. La sensazione è comunque che possa combattere per un posto ai piani altissimi.

Tanta Italia. Ma sarà anche, più che mai, il Festival dell’Italia. Perchè c’è un’altra canzone eseguita in parte nella nostra lingua, “My friend“, del tenore croato Jacques Houdek, perchè c’è “Verona“, cantata dagli estoni Koit Toome e Laura, ispirata da un viaggio dell’autore nella città di Romeo e  Giulietta, la cui storia d’amore è peraltro citata nel testo e perchè ci sono due cantanti con sangue italiano nelle vene.

Vale a dire l’austriaco Nathan Trent, la cui mamma è discendente degli antichi signori di Milano ed originaria del Friuli e la maltese Claudia Faniello, di padre campano emigrato a Torino. Infine, anche la francese Alma, come raccontammo nella nostra intervista, oltre a parlare italiano, ha vissuto e lavorato a Milano per un anno in una agenzia di abbigliamento come assistant manager.

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San Marino, svolta dance. L’Italia, già ammessa in finale, dovrà comunque votare nella prima semifinale di stasera (ore 21 su Rai 4 e Radio 2, commento Andrea Delogu e Diego Passoni). San Marino invece entra in gara giovedì sera, nella seconda semifinale, con Valentina Monetta che timbrerà la quarta storica partecipazione, stavolta in coppia con il cantante statunitense Jimmie Wilson: “Spirit of the night” segna una svolta dance per il microstato, che si è affidato nuovamente alle esperte mani di Ralph Siegel puntando stavolta su un duetto che unisce voci diverse ma molto bene assortite e due artisti di provata esperienza. Corsa in salita, come sempre, ma sul Titano sono abituati alle scalate.

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Pronti, allora. Non resta che alzare il volume del televisore e tifare per Francesco Gabbani. Buon Eurovision a tutti. Namastè, alè!


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Eurovision Inside

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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