Sanremo 2018, i preascolti: brillano Ron, Meta-Moro e Lo Stato Sociale, male Elio, sorpresa Canzian


Anche quest’anno, come di consueto, c’è stata la possibilità per un gruppo ristretto di cronisti, ad invito, di preascoltare le canzoni dei 20 Big del prossimo Festival di Sanremo.

Presso la sede RAI di Milano sono stati riuniti gli esponenti delle principali testate e noi, come lo scorso anno, cerchiamo di capire quali sono gli ‘umori’ e cosa ci attende, attraverso un sunto delle loro pagelle o valutazioni.

Abbiamo preso in considerazione 20 testate: l’agenzia ANSA, i quotidiani nazionali Il Messaggero, Quotidiano Nazionale (dorso unico de La Nazione, Il Giorno e il Resto del Carlino), Il Giornale, Corriere della Serala Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Avvenire, La Stampa, Gazzetta dello Sport; due quotidiani regionali di aree specifiche ovvero Il Secolo XIX di Genova e Il Mattino di Napoli.

Inoltre TGCOM 24, due radio nazionali come RTL 102.5 e Radio Italia; il nuovissimo sito italiano di Billboard (ovvero la maggior rivista musicale al mondo); due testate online specializzate vale a dire Rolling Stone e All Music Italia; la testata on line Fanpage e due settimanali di attualità come Amica e Cosmopolitan.

Mancano purtroppo Sorrisi e Canzoni e Rockol che per il momento non hanno fornito valutazioni sui brani.

Ron che canterà un inedito di Lucio Dalla esce dal preascolto con il bottino pieno: tutte e sole valutazioni positive. Il cantautore piacentino almeno da questi primi ascolti sembra destinato a ripercorrere la strada di Fiorella Mannoia lo scorso anno.

Ne esce benissimo anche il trio costruito attorno ad Ornella Vanoni mentre le operazioni nostalgia hanno esiti diversi: convincono i Decibel, se la cava anche Red Canzian, mentre appare di minor appeal la proposta di Facchinetti e Fogli.

Ma la vera sorpresa dovrebbero essere Lo Stato Sociale, il cui pezzo ritmato e di denuncia è stato anche definito “perfetto per l’Eurovision”. I grandi favoriti Ermal Meta e Fabrizio Moro sembrano anche loro destinati ad un posto al sole, mentre i critici hanno bocciato The Kolors e non particolarmente apprezzato Mario Biondi.

ANNALISA – Il mondo prima di te. Della cantante savonese convince in generale più la voce e l’interpretazione che il pezzo, ma le valutazioni sono complessivamente positive e per qualcuno è anche “la miglior Annalisa di sempre”.

Si tratta comunque di una ballad, che quindi la ripropone su sonorità con ogni probabilità melodiche: “Siamo fiori, siamo due radici che si dividono per ricominciare a crescere”.

  • Positivi: 16
  • Negativi: 2
  • Neutri: 2

ENZO AVITABILE e PEPPE SERVILLO – Il coraggio di ogni giorno. Fanno quello che uno si aspetta da loro, ovvero world music in salsa napoletana, con testo fortemente centrato su Napoli e le sue sfide. Complessivamente, la critica premia l’indubbia classe dei due, ma ad alcuni resta il dubbio su quanto questa possa funzionare a Sanremo.

  • Positivi: 13
  • Negativi: 5
  • Neutri: 2

LUCA BARBAROSSA – Passame er sale. Storia d’amore cantata completamente in romanesco: è la prima volta assoluta nella storia del Festival di Sanremo.

Un po’ valzer lento, un po’ stornello, il paragone immediato è con un signore che si chiamava Lando Fiorini ed ha fatto la storia della canzone popolare romana. Giudizi unanimi sul coraggio ma molto divisi sull’effetto.

  • Positivi: 13
  • Negativi: 4
  • Neutri: 3

MARIO BIONDI – Rivederti. Critici concordi sul fatto che sarà sicuramente un pezzo particolare, che rimanda ad atmosfere da night club, intime e raffinate, ha anche una intro con 20 secondi di solo pianoforte.

Qualcuno lancia paragoni con Tony Bennett e Frank Sinatra ed è proprio questo che sostanzialmente divide, ovvero: basterà la voce di Mario Biondi, al debutto in italiano per far decollare un pezzo così soft?

  • Positivi: 10
  • Negativi: 6
  • Neutri: 4

GIOVANNI CACCAMO – Eterno. Ne esce meno bene del previsto Caccamo il cui pezzo è costruito, secondo quanto emerge, quasi esclusivamente sulla sua voce e sulla sua interpretazione. Per alcuni il pezzo è pieno di ‘Tizianismi’ e ‘Jovanottismi’. Molti voti alti ma anche parecchi voti bassi.

  • Positivi: 13
  • Negativi: 7
  • Neutri: 0

RED CANZIAN – Ognuno ha il suo racconto. A sorpresa, l’unico vero pezzo rock è del sessantasettenne cantautore trevigiano, ex componente dei Pooh. Rock anni ’80, inno all’unicità del percorso umano perché “ogni uomo ha un suo preciso istinto, un suo esclusivo canto“.

  • Positivi: 10
  • Negativi: 6
  • Neutri: 4

DECIBEL – Lettera dal Duca. Il Duca è David Bowie e il pezzo è una immaginaria lettera che il ‘Duca Bianco’ scrive all’umanità. Un pezzo del testo pare sia in inglese.

Se così fosse, tornerebbe in concorso dopo ben 34 anni di assenza. In generale, i giudizi sono positivi soprattutto perché si sente la mano del primo Ruggeri, quello dei Decibel di Sanremo 1980. Ma per lo stesso motivo, alcuni sono meno convinti.

  • Positivi: 14
  • Negativi: 1
  • Neutri: 5

DIODATO e ROY PACI – Adesso. “Dici che torneremo a guardare il cielo, alzeremo la testa dai cellulari” è il pezzo forte del testo di questo brano che ha diviso molto i critici. Lontano dalle melodie sanremese, per molti la scelta è rimasta incompresa. Roy Paci compare solo nel finale.

  • Positivi: 13
  • Negativi: 7
  • Neutri: 0

ELIO E LE STORIE TESE – Arrivedorci. Gli Elii sono forse la maggior delusione per i critici che per il ‘passo di addio’ della band si aspettavano il ‘botto’, e invece sembra si tratti di un brano non fra i migliori della loro produzione.

L’ispirazione è quella di Stanlio e Ollio, il testo è una autocelebrazione, perché parla di “una storia unica, singolare, atipica, completamente antieconomica, a propulsione elica” e di “una carriera artistica dolcemente stitica, ma elogiata dalla critica“.

  • Positivi: 7
  • Negativi: 8
  • Neutri: 5

ROBY FACCHINETTI e RICCARDO FOGLI – Il segreto del tempo. Due ex Pooh che cantano – a quanto pare – una canzone che avrebbero potuto cantare gli stessi Pooh negli anni ’80. I critici parlano dunque di un pezzo senza sorprese e dal ritornello che non resta in testa.

  • Positivi: 8
  • Negativi: 8
  • Neutri: 4

MAX GAZZE’ – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno. Non si tratta di un pezzo ritmato bensì di un brano soft, che nasce all’interno di un più ampio progetto dell’artista, Alchemaya, che unisce orchestra sinfonica e sintetizzatori. Diversi applausi per lui in sede di presentazione del pezzo, molti voti parecchio alti.

  • Positivi: 17
  • Negativi: 1
  • Neutri: 2

LE VIBRAZIONI – Così sbagliato. “Ritmo e vitalità, alla Modà”, si legge in una delle recensioni sul brano. Giudicate a vostro gusto come ritenerla. In generale, è un pezzo nello stile de Le Vibrazioni. Le valutazioni positive sono molte, ma non altissime.

  • Positivi: 15
  • Negativi: 0
  • Neutri: 5

LO STATO SOCIALE – Una vita in vacanza. I mestieri di oggi, il candidato, l’estetista, il caso umano, il pubblico in studio, il cuoco stellato, l’influencer, il disoccupato, il rottamatore della nostra politica (si, quello lì).

Sognando un mondo dove non c’è “nessuno che dice se sbagli sei fuori e nessuno che rompa i coglioni“: è l’unico pezzo veramente ritmato della rassegna e per questo è apprezzato da quasi tutti, qualcuno lo candida anche all’Eurovision. I giudizi negativi sono quasi esclusivamente legati ad un concetto di “populismo”.

  • Positivi: 17
  • Negativi: 3
  • Neutri: 0

ERMAL META e FABRIZIO MORO – Non mi avete fatto niente. Cantano del terrorismo e di come reagire, mettendo in fila tutti i recenti fatti di sangue che hanno colpito l’Europa: “Tutto va oltre le vostre inutili guerre“.

Farà senz’altro molto discutere l’approccio da loro proposto, soprattutto in un momento in cui si sta strumentalizzando la guerra anche a fini politici. A parte un paio di voci fuori dal coro, sono dati praticamente per vincitori annunciati da tutti.

  • Positivi: 17
  • Negativi: 1
  • Neutri: 2

NOEMI – Non smettere mai di cercarmi. Giudizi discordi, c’è chi la trova debole e chi ‘potente e da podio’. In generale  comunque sembra non si distacchi molto dalle sue produzioni e che quindi anche qui dovrebbe essere chiaro cosa attendersi.

  • Positivi: 10
  • Negativi: 6
  • Neutri: 4

RON – Almeno pensami. Vittoria o più probabilmente premio della Critica. Ron pare destinato comunque a fare gara di testa con questo inedito di Lucio Dalla, che solo uno come lui che con Dalla ha lavorato avrebbe potuto probabilmente interpretare con la stessa intensità. Venti su venti positivi, c’è poco altro da dire.

  • Positivi: 20
  • Negativi: 0
  • Neutri: 0

RENZO RUBINO – Custodire. A sentire le valutazioni dei critici, pare che questa sia una delle maggiori delusioni del Festival e che il brano non sia all’altezza delle cose migliori dell’artista tarantino. I giudizi positivi sono comunque non altissimi, i voti negativi molto bassi.

  • Positivi: 7
  • Negativi: 6
  • Neutri: 7

THE KOLORS – Frida. La sensazione comune è che abbiano fallito la prova dell’italiano. Pezzo che sarebbe molto radiofonico ma costruito pressoché interamente sul ritornello e sulla parola “Mai”. Frida è la pittrice Frida Kahlo, nota per i suoi autoritratti.

  • Positivi: 7
  • Negativi: 8
  • Neutri: 5

ORNELLA VANONI con BUNGARO e PACIFICO – Imparare ad amarsi. Siamo sui livelli di Ron, più che altro evidentemente per il rispetto che si porta ad una delle maggiori interpreti della musica italiana.

Bungaro e Pacifico sono validi cesellatori della melodia italiana e i due voti neutri sono in realtà due sufficienze, più che altro dovute al fatto che anche questa sarebbe una canzone assai melodica.

  • Positivi: 18
  • Negativi: 0
  • Neutri: 2

NINA ZILLI – Senza appartenere. Non ne esce molto bene, soprattutto perché la si propone in una veste soft, molto diversa da quella con cui l’abbiamo conosciuta. È un testo molto forte e femminista, di una donna che parla alle donne e della violenza sulle stesse.

  • Positivi: 9
  • Negativi: 6
  • Neutri: 5

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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