Eurovision 2018, intervista a Vanja Radovanović: “Nel video mi ispiro a “Gli amanti” di René Magritte”


Abbiamo intervistato il nipote di uno dei più grandi artisti del Montenegro ovvero Vanja Radovanović, nato a Belgrado, 35 anni,  in gara quest’anno con Inje dopo aver vinto Montevizjia. A lui toccherà la seconda parte della seconda semifinale il 10 maggio con diretta Rai4 dalle 21 e l’Italia avente diritto di voto.

Ciao Vanja, intanto grazie per l’intervista e complimenti per la vittoria al Montevizjia. È da circa sedici anni che canti e componi musica. Quando hai scoperto un talento per la musica? Quali consideri i momenti salienti della tua carriera artistica?

Sono nella musica da tutta la vita, mia madre era solita cantare e suonare la chitarra, mentre mio ​​zio Miladin Šobić  era un famoso cantante e cantautore quindi è stata una vocazione naturale per me. Ogni nuova canzone è un higlight per me, perché comporre è la ragione principale per realizzarla.

Parliamo di Inje. È vero che non intendevi portarla all’Eurovision? Cosa ti hanno detto tua moglie e tua figlia per convincerti?

Sì, è vero, ma erano mia moglie e mia sorella. Mia figlia ha solo due anni (sorride ndr). La musica è la massima libertà per me dove posso fare tutto ciò che voglio, senza alcuna regola da rispettare. Una canzone all’Eurovision non può sforare i tre minuti quindi non volevo nemmeno provarci. Ma mi hanno persuaso a cambiare leggermente la mia percezione, così ho fatto, ed eccoci qui.

Dici che Inje è probabilmente la canzone più “seria” che tu abbia mai composto. Spiegaci in che senso la più seria.

Quando la guardi come un’unità di musica, testi, arrangiamenti ed emozioni al centro di tutto, ovviamente. Ho qualche altra canzone che puoi chiamare “seria”, ma questa è la numero uno per me adesso. Forse anche Prvi pik e Odri degli VIII2 sono nella top 3.

Hai raggiunto la superfinale di Montevizjia con un terzo posto su cinque, ma poi al secondo turno sei riuscito a superare tutti in una sera. Com’è stata l’emozione? Te l’aspettavi?

È stata una competizione imprevedibile perché gli spettatori erano gli unici a decidere. Potevi inviare venti SMS da un numero di telefono nel primo turno e solo uno per numero di telefono nel secondo, quindi nessuno poteva sapere cosa sarebbe accaduto, ma alla fine è successo che ho vinto. Ero molto felice che la gente mi avesse scelto, ma mi piace pensare che è la canzone ad aver vinto, non io.

Quanto ti ispiri a tuo zio Miladin Šobić , considerato da molti il ​​miglior cantante montenegrino? Come ti ha supportato? Tornerà a cantare dopo l’ictus del 2013?

Mi ha aiutato a trovare la Musica in me, sin da quando ero bambino. Quella era l’idea principale che aveva. Non gli affari musicali. Era una cosa da scegliere, non era importante come diventare un artista in un vero senso. Spero che ritornerà e che ci lascerà godere delle sue canzoni geniali che ha realizzato per tutti questi anni lontano dal pubblico.

Già nel 2006 avevi tentato di partecipare all’Eurovision, ma raggiungesti il terzultimo posto al Beovizjia per rappresentare l’ex confederazione di Serbia e Montenegro. Che cosa andò storto?

All’epoca non avevo ambizioni competitive, anche la canzone non era competitiva. Alcuni dei miei amici erano entrati, quindi volevo andare con loro. E l’ho fatto.

Quali sono i tuoi modelli musicali della musica balcanica? Il richiamo alle melodie di Joksimovic, Cetkovic e Knez sembra forte. È vero? E i tuoi modelli musicali in generale quali sono?

Non separo la musica per generi o niente di simile, l’unico criterio per me è la qualità. Sto solo cercando di essere me stesso e cerco sempre di fare una canzone migliore della precedente e basta. La musica non è una competizione, e se lo è, gli unici concorrenti sono te e te stesso. Basta solo tentare di essere migliore di quello che eri ieri. Tutto qui.

In un’intervista hai dichiarato di essere molto soddisfatto dell’arrangiamento di Inje di Bole Martinovic. Chi è lui?

È un mio amico di lunga data, produttore musicale. La nostra prima collaborazione è stata nel 2009 sulla mia canzone Ne pitaj za mene. Ci intendiamo molto bene, abbiamo suonato insieme per anni, e abbiamo un progetto parallelo ovvero la nostra grande band chiamata VIII2.

La canzone Inje parla dell’amore non corrisposto e della forza che ne trae chi ha il coraggio di amare. Qual è il messaggio che vuoi lanciare?

Inje significa “brina” in italiano. È una brina che si posa su cose immobili, ma nel caso della canzone entra in contatto con essa posandosi sulle relazioni della gente. Il messaggio che voglio lanciare è che l’amore può soddisfarti anche quando non va in un’unica direzione, cioè quando non è corrisposto. Puoi sempre trovare un modo per guardare il lato positivo della vita, anche in una relazione interrotta. Devi solo cambiare la percezione, come ho fatto io prima di scriverla.


Nel video ufficiale del brano penso ci sia un riferimento al dipinto Gli amanti di Magritte, famosissimo artista surrealista del secolo scorso: c’è una coppia di innamorati con la faccia bendata da un panno bianco, che secondo una delle interpretazioni rappresenta la difficoltà di comunicazione tra i due. È  così?

Sì, nel video mi sono ispirato al famoso dipinto di René Magritte Gli Amanti. E ‘stato diretto da Gojko Berkuljan (regista montenegrino ndr) e mi piace molto com’è venuto fuori. È molto artistico e significativo; migliora la canzone in tutti i sensi e vanno di pari passo. Come gli amanti perfetti. La bellezza di un’opera d’arte è che ognuno può trovare la propria interpretazione, e tutte sono corrette, così com’è la tua.

Il quadro di Magritte ispirazione del video

Ma poi ci sono altri uomini bendati che inseguono e circondano la donna. Cosa rappresentano?
Qualsiasi cosa che pensi che dovrebbero essere è giusta.

C’è anche un gigantesco tavolo da scacchi. Rappresenta la lotta tra chi vuole amare (e vince) e chi fugge?
Ok, posso aiutarvi in questo enigma. Quella donna rappresenta un possibile destino e sta facendo muovere le pedine degli scacchi, a simboleggiare il modo in cui è in controllo delle loro vite, ma alla fine è l’amore a vincere.

Cosa significa per te rappresentare il Montenegro? A quale posizione ambisci?
Non penso affatto alla posizione, non è così importante come tutti pensano. La musica non è una gara dei 100 metri in cui puoi vedere chi è in una forma migliore. Riguarda qualcos’altro, cose che puoi provare e cose che potrebbero avere un significato per te.

Hai già ascoltato le canzoni degli altri concorrenti? Quale ti ha colpito di più? E della canzone di Ermal Meta e Fabrizio Moro, cosa ne pensi?
Non ho ancora ascoltato tutte le canzoni, ma ci sono molte canzoni grandiose e diverse, e questa è la bellezza dell’Eurovision. Mi piace molto la canzone italiana perché mi è sempre piaciuta la musica socialmente impegnata ed è una grande cosa che ci siano di nuovo canzoni come quella all’Eurovision.

Sei mai stato in Italia? Ti piace?
Non sono mai stato in Italia, ma non vedo l’ora di farlo. Amo tutto del vostro paese, il cibo, il calcio, la musica, la storia…

Hai già realizzato due album. A quando il prossimo?
Spero presto.


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