Eurovision 2019, meeting EBU in Israele: “No a Gerusalemme se i paesi la boicotteranno”


Le polemiche che stanno montando in questo periodo circa l’opportunità di ospitare l’Eurovision Song Contest 2019 in Israele ed in particolare a  Gerusalemme un primo effetto l’hanno già avuto: nella prima riunione che la EBU ha tenuto infatti nel paese mediorientale dopo la vittoria di Netta si è parlato soprattutto di questo.

Da un lato, la capacità di KAN, la nuovissima tv pubblica israeliana di ospitare al meglio un evento di questa portata e dall’altro la scelta della città ospitante. Subito dopo la vittoria di Netta, il primo ministro Benyamin Netanyahu aveva di fatto ‘lanciato’ Gerusalemme come sede ma le vicende geopolitiche – leggi il conflitto israelo-palestinese recentemente riacutizzatosi – hanno messo in dubbio quella che sembrava un scelta già fatta.

Abbiamo già raccontato della proposta arrivata dall’Irlanda di boicottare la rassegna  e della petizione partita dall’Islanda che mettevano sul piatto della bilancia le condizioni del popolo palestinese, peraltro in un conflitto complesso nel quale nessuno rischia di uscire davvero vincitore. Nelle ultime ore, identiche proposte sono arrivati dai LibDem, il partito liberale britannico e dal Vänsterpartiet, il partito svedese di sinistra.

A questo si aggiungono le forti pressioni che continuano invece ad arrivare sul fronte israeliano e che secondo i paesi che hanno lanciato il boicottaggio mettono il concorso a rischio di strumentazioni politiche: dopo Netanyahu anche il Ministro della Cultura Miri Regev e quello per le comunicazioni Ayub Kara parlano già come se la decisione fosse già presa (il secondo ha anche ‘invitato’ i paesi arabi a partecipare).

Una situazione che – secondo quanto emerge dai quotidiani israeliani – avrebbe indotto l’EBU a dire che “L’Eurovision 2019 non si terrà a Gerusalemme se i Paesi negheranno la partecipazione“. Sottolineando inoltre che “Qualunque dichiarazione rilasciata prima che la scelta della sede sia stata fatta non ha alcuna valenza“.

Sempre l’EBU ha invitato gli eurofan a non prenotare per il momento alcun volo per Gerusalemme.

Nel frattempo, si vagliano soluzioni alternative: Tel Aviv resta per il momento defilata, ma non ufficialmente fuori gioco, mentre si è fatto avanti il sindaco di Petah Tikva Itzik Braverman, candidando la città, che dista solo 10 chilometri da Tel Aviv: “Non abbiamo un’arena adeguata, ma non è un problema: se gli azeri ne hanno costruita una in sei mesi, possiamo farlo anche noi“, ha dichiarato.


Non perderti nemmeno una notizia, unisciti al nostro canale Telegram oppure scarica la nostra Web App o seguici sui social: Facebook Twitter Instagram Google+

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

Una risposta

  1. Pierluigi ha detto:

    Bah sinceramente tutte ste polemiche su Gerusalemme non le ho ben capite… Israele ha ospitato a Gerusalemme eventi sportivi (mi ricordo recentemente un europeo under 21 di calcio) senza che nessuno dicesse niente nè boicottasse oltre a 2 eurovision in passato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: