Eurovision 2019, terza giornata di prove: esordio della Svizzera tra gli scambi d’orario

Report Live da Tel Aviv | Terza giornata di prove in Israele: di scena i cantanti che si esibiranno nella prima metà della seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest 2019. Di seguito il resoconto della giornata, comprensivo di anteprima di ogni performance e le impressioni della sala stampa di Tel Aviv. Dall’Italia, potremo seguire queste esibizioni il 16 Maggio, in diretta su Rai4.

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Si comincia con l’Armenia: Srbuk interpreta “Walking out” in un ambiente sostanzialmente dedicato a lei sola, che entra sul palco di nero vestita e con stivali d’identico colore. C’è solo qualche luce rossa a illuminare una scenografia scura, mentre il ledwall mostra pezzi di vetro rotti durante la performance, che aumentano sull’acuto prima dell’ultimo ritornello, quando si inginocchia.

Gli stacchi della regia appaiono in qualche modo simili a quelli visti con Iveta Mukuchyan nel 2016 e con Artsvik nel 2017. Nella terza run appaiono fumo all’inizio e fuoco alla fine. Vocalmente l’artista c’è: si può dire che l’Armenia sia a una buona metà dell’opera.

Segue l’Irlanda, con Sarah McTernan e la sua “22“. Lo stile che porta in scena ricorda tantissimo le locande americane Anni ’50, mentre il vestito è rosso. L’artista comincia entrando direttamente dal ledwall rotante, per poi dirigersi verso il tavolo al centro del palco, dove ci sono due ballerine che la supportano. Nel finale un enorme numero 22 appare al posto delle labbra rosse.

E’ una scenografia che, a dirla tutta, c’entra ben poco con il testo e con lo stile della canzone. Qualche problema di troppo con la regia, che a volte non si concentra come dovrebbe sulla protagonista. Sulla voce nulla da dire. Le perplessità sulle chance di qualificazione restano.

La Lettonia arriva sul palco al posto della Moldavia, ed è il primo scambio di orari della giornata. I Carousel differenziano del tutto la loro performance rispetto a quella della finale nazionale: il gruppo (Sabine Zuga e i suoi tre compagni), stavolta, appare sullo schermo a colori, mentre scorrono degli overlay che mostrano scintillii.

Viene utilizzato l’effetto cinematografico con le bande nei bordi lunghi. I cambi d’inquadratura non sono molti e i movimenti sono lenti, quasi tutti effettuati da una persona che ruota attorno al quartetto per l’intera performance. Sulla tenuta vocale nessun dubbio, ma la sensazione finale di “That night” risulta un pochino di minor impatto rispetto ad altri pezzi.

Quarto a salire sul palco è Luca Hänni, che ha riportato la Svizzera al centro dell’attenzione con la movimentata “She got me“. Quattro ballerini, due maschi e due femmine, si aggiungono al principale protagonista di questa performance. Loro sono vestiti di rosso, lui di nero in una maniera tale da ricordare neanche troppo lontanamente Imri Ziv (Israele 2017). Anche il ledwall rispecchia l’essenza rossa della scenografia.

Nella terza run appare qualche elemento focoso. Molto interessanti le diverse scelte per quanto riguarda il lavoro delle telecamere. L’artista a livello di voce si destreggia bene durante la danza, mentre è la coreografia che inizialmente ha più di una pecca, per poi migliorare con il tempo. Probabilmente la nomea di “Fuego al maschile” qualche giustificazione ce l’ha. Nelle scommesse era al terzo posto prima di oggi: dopo le prove, “Soldi” ha preso possesso del gradino più basso del podio, scalzando “She got me“.

La performance della Moldavia, con Anna Odobescu che mette in scena la sua “Stay“, è anche legata alla sand art, messa in scena dall’artista che lavora sul tavolo dietro alla cantante, sul quale ci sono due candele, una gabbia per uccelli e una rosa all’interno di quest’ultima. La rosa viene poi tirata fuori e posta nell’opera di sabbia creata.

Nella prima run tutto viene ripreso con una sola telecamera, ma è solo un problema tecnico, risolto in seguito. La voce della rappresentante moldava funziona, ma fa parlare un po’ di più il vestito: bianco, con sembianze matrimoniali. Sulle reali possibilità di qualificazione resta un punto di domanda.

Una Romania senza fuoco sembra quasi inimmaginabile all’Eurovision, ed Ester Peony non tradisce le attese con la sua “On a Sunday“. Le atmosfere medievali del video ufficiale vengono riprese in tutto e per tutto all’interno della performance, come si evince da ciò che appare sul ledwall.

Due coristi, due ballerini e un (falso) chitarrista l’accompagnano sul palco. Si passa dalle colonne che collassano su sé stesse alle fiamme, per terminare con nuovi fiori che emergono da ciò che rimane della terra circostante. La scenografia potrebbe davvero fornire un aiuto alla canzone, che ad oggi più di qualche difficoltà a qualificarsi, secondo gli allibratori, ce l’avrebbe.

Per chi ha seguito il Dansk Melodi Grand Prix non dovrebbe essere difficile riconoscere la scenografia di “Love is forever“, interpretata da Leonora per la Danimarca. Lo staging, infatti, è identico. Dietro alla sedia e a Leonora, all’inizio della canzone, viene svelato il pubblico: la sedia, poi, si gira, e due coriste si aggiungono all’artista.

Tutte insieme, effettuano l’ondeggiamento caratteristico di questa canzone. Due ulteriori coristi salgono dalle scale per unirsi all’onda. Il vestito dell’artista è uguale a quello della finale nazionale, sulla tenuta vocale non ci sono dubbi. Potrebbe fare il suo effetto in semifinale.

Il secondo scambio lo effettuano Austria e Svezia: è così Paenda a entrare sul palco di Tel Aviv per penultima. La sua “Limits” è molto particolare, mentre lo staging è semplicissimo: lei vestita di nero, alcuni paletti luminosi, niente sul ledwall, un piccolo podio dal quale comincia la sua performance, per poi alzarsi in piedi.

Ci sono anche ulteriori voci umane, nascoste alla vista, ma non all’udito. Molto utilizzati anche i triangoli che costituiscono il pavimento del palco. Per quel che riguarda la voce, Paenda non sorprende: dovrà riuscire a trasmettere l’emozione della canzone con una lacrima che in prova s’è vista.

La Svezia conclude il giro odierno delle prove: John Lundvik esegue la sua “Too late for love” senza far per forza tardi a mettere in evidenza tutte le sue qualità vocali. L’artista si distacca leggermente dalla tradizione svedese di trasposizione completa della performance del Melodifestivalen.

In quest’occasione i suoi coristi hanno nuovi vestiti, la performance risulta più energica e, nel secondo ritornello, arrivano parecchie luci un po’ da qualunque parte, in particolare dal ledwall, anche se l’alternanza del bianco e dell’oro per il momento non sembra essere particolarmente convincente. Ciò non vale per la resa vocale di Lundvik, che funziona.


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