Eurovision 2019, quinta giornata di prove: in 15 sul palco. L’Australia convince ancora


Report Live da Tel Aviv | Quinta giornata di prove in Israele: di scena quindici artisti che si esibiranno nella prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2019. Di seguito il resoconto della giornata, comprensivo di anteprima di ogni performance e le impressioni della sala stampa di Tel Aviv. Dall’Italia, potremo seguire queste esibizioni il 14 Maggio, in diretta su Rai4.

Kate Miller Heidke | Credits: Andres Putting | EBU

Si comincia con Cipro, che nessuno ha potuto udire nella prima prova. Questa volta l’audio c’è, e l’interpretazione di “Replay” effettuata da Tamta potrebbe essere migliorabile. Sola sul palco all’inizio, viene raggiunta da due ballerini di nero sul primo ritornello. Telecamere più precise nella seconda run (l’ultima effettuata, a causa di un ritardo dell’artista). L’opener perfetta, in buona sostanza.

A stretto giro entra in scena il Montenegro, con “Heaven” dei D mol. La canzone non è esattamente la preferita dei molti fan in giro per l’Europa, ma sulle voci non si può dire nulla. Migliorato decisamente il lavoro delle telecamere rispetto alla prima prova, anche se rimangono delle cose da sistemare: il gruppo pare quasi divertirsi.

Terzi a farsi vedere in quel di Tel Aviv, per la Finlandia, sono Darude e Sebastian Rejman. Il dj fa il dj, il cantante esegue “Look away“: le telecamere si spostano qualche volta su Darude e molte di più su Rejman e sulla ballerina, i veri protagonisti. Le performance migliorano con le run, ma rimangono i dubbi sulla consistenza della canzone e, in qualche modo, anche sulla personalità dell’uomo che presta la voce.

Per quel che riguarda la Polonia, con “Pali sie” delle Tulia, il discorso è tutto particolare. Il quartetto canta, e lo fa bene, con delle armonie che semplici non sono. Tornano i problemi tecnici della prima prova, risolti nuovamente. Si sente una specie di feeling quasi mistico. Impossibile prevedere cosa succederà.

Zala Kralj e Gašper Šantl tornano a provare la loro “Sebi” in rappresentanza della Slovenia. C’è un’intensità fatta di intimità che è difficile da riscontrare altrove, e c’è una ragione chiara che sta nel loro rapporto sentimentale. Qualche variazione sul tema in fatto di regia, però, sembra un po’ azzardata. Molto godibile la galassia sul ledwall.

I Lake Malawi, in concorso per la Repubblica Ceca, ripropongono “Friend of a friend“, una delle entries più particolari dell’annata. La performance è particolarmente piena di energia, con il lato vocale che funziona perfettamente. Curiosità: il gruppo ha reso noto che nello show per le giurie punterà sulla perfezione vocale, in quello per il pubblico sugli elementi più coinvolgenti.

Joci Papai lo conosciamo, e anche questa volta non tradisce. L’Ungheria lo ritrova nell’intensa “Az en apam“, in cui tutto è concentrato sulle emozioni dell’artista, che è solo sul palco. La parte più bella si vede anche nel video rilasciato dal canale YouTube dell’Eurovision, con l’albero che cresce dietro l’artista. Sul fatto che si qualifichi non c’è discussione.

Per la Bielorussia c’è Zena con “Like it“: l’outfit è totalmente diverso rispetto alla prima prova, con una netta prevalenza del rosa. Molto audace la coreografia dei danzatori, cui si aggiungono nel finale un paio di coristi. Le inquadrature migliorano. Potrebbe qualificarsi, ma potrebbe anche non farlo. Borderline.

Arriva il momento della Serbia, con “Kruna” di Nevena Bozovic. Migliora l’overlay sullo schermo, ed è un’interazione molto efficace che potrebbe dare una grossa mano all’artista, già precisa di suo nell’interpretazione al ritorno in Europa dopo sei anni. La performance, nel complesso, c’è, e con questo genere di canzoni di solito i Balcani non deludono.

Outfit con tinte più scure, sebbene l’arancione rimanga, per Eliot, che rappresenta il Belgio con “Wake up“. E’ stato aggiunto del fumo all’inizio del ritornello finale. L’artista interagisce molto meglio con le telecamere. Triangoli a parte, per certi versi la messa in scena ricorda quella di Freddie (Ungheria 2016).

Oto Nemsadze, per la Georgia, porta “Keep on going“, che però è del tutto in georgiano (il titolo in lingua sarebbe “Sul tsin iare”. Qualche cambiamento di inquadratura per rafforzare quel poco che ancora era da rafforzare, visto che l’artista non sbaglia un colpo a livello vocale. La scenografia ha perso qualcosina in “aggressività”, ma tutto sommato ci sta.

Si ritorna a vedere la più chiacchierata delle prove della prima semifinale, quella di Kate Miller-Heidke per l’Australia in “Zero Gravity“. Poche novità rispetto alla prima sessione, con lei e le sue danzatrici sospese oltre una Terra. La qualificazione non dovrebbe essere in dubbio; la questione riguarda, semmai, il come. E’ la più apprezzata dalla stampa.

Gli Hatari, con “Hatrið mun sigra“, portano l’Islanda su un livello diverso, e cambiano una parte piuttosto importante della scenografia. Tornano, infatti, alla finale nazionale, rimettendo il simil-martello sopra la gabbia. A parte questo, nient’altro da segnalare, se non un leggero “ammorbidimento” (se di tale si può parlare) della performance. Dopo quattro anni di nulla, l’Islanda pare di nuovo in pista.

Una nuvola fantozziana sembra svolazzare sulla testa di Victor Crone, lo svedese che rappresenta l’Estonia con “Storm“. Diversi problemi si presentano senza mai smettere durante le sue prove, in particolare con gli effetti preregistrati. A livello vocale di preoccupazioni non ce ne sono, anche perché lui fa il suo.

Chiude la giornata il Portogallo, con “Telemoveis” di Conan Osiris. L’eccentrico artista lusitano si tiene i vestiti verdi, al pari del suo seminudo compagno di palco. L’aggiunta di luci gialle non fa certo danno, e tutto il pacchetto è nel complesso migliorato rispetto alla prima prova, benché rimangano ancora delle piccole incertezze da superare (video della prova al minuto 5:13).

 


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