Eurovision 2019, le prove degli altri paesi “Big 5” e di Israele: spicca Bilal Hassani


Report Live da Tel Aviv | Giornata di prove non solo per Mahmood e la sua “Soldi“, ma anche per le altre 4 big ovvero Francia, Germania, Regno Unito e Spagna ed ovviamente per il Paese ospitante finalista di diritto, Israele, chiamato ad aprire il sestetto.

La ballata del padrone di casa è intepretata con intensità ma continua a dividere. Grande eleganza di lui, in completo nero come i suoi coristi. Cantare canta bene, non c’è dubbio. Tutto molto classico: voce forte e potente,  supportata ottimamente da validissimi backing. Sullo sfondo ci sono immagini di Kobi Marimi che canta e che si ripetono in loop. Anche lo sfondo ad un certo punto si anima a linee bianche e nere. Sul finale compare una tenda a piramide dorata. Nel complesso, non pare destinato a fare gara ai piani alti.

Seguendo il mood della sua canzone, Bilal Hassani accompagna la sua “Roi” con messaggi forti sull’autodeterminazione di sè stessi e la lotta alle discriminazioni. Tutto ricorda questo concetto: lui ha una lunga parrucca bionda che sul retro gli scende sin quasi sul sedere ed è vestito con un abito di foggia femminile che gli lascia scoperto l’ombelico. Al suo fianco due ballerine, una oversize e l’altra a quanto sembra sorda.

Dallo sfondo alle sue spalle compaiono parole ed il loro opposto, insieme a pezzi del testo in inglese. C’è un chiaro riferimento alla sua persona quando compare la frase “people judge me on a picture, but they don’t know my story”. “We are all kings” diventa “Queens” nel finale. Lui è molto migliorato nel canto rispetto alle ultime uscite, il pezzo resta non fortissimo, ma la costruzione dello staging potrebbe fargli ottenere un piazzamento migliore del previsto.

Come previsto, Miki e la sua “La venda” regalano tre minuti ad alto tasso di allegria e di divertimento. L’ambientazione è una festa a casa del cantante. Una grande scatola con sei caselle, arredata con una scala e dei tavoli campeggia alle spalle del cantante catalano e dei suoi cinque ballerini-coristi, vestiti tutti in maniera molto casual, con colori pastello.

I coristi e Miki lasciano le caselle a metà canzone e si vede un pupazzo elettronico animato bianco. Miki filma la folla con una go-pro, con le immagini che scorrono poi dietro di lui. Come per Hassani, il pezzo non è fortissimo, ma l’operazione ‘villaggio turistico’ (ad un certo punto si vedono Miki e i coristi cantare agitando le mani in alto) potrebbe funzionare da boost.

Micheal Rice e la sua “Bigger than us” sono molto “underrated” ma lui ci sa fare e lo dimostra in prova anche se lo staging che si vede lascia parecchio a desiderare e la sensazione è che possano esserci aggiustamenti perché appare spoglio. Il cantante britannico è vestito casual in total black, i coristi rispondono in total white.

Una dei cinque backing  è Anna Sahlene, svedese ma terza in quota Estonia all’Eurovision 2002. Galassie colorate, stelle cadenti, effetto eco nella voce. Il pezzo è migliore di molta altra roba inglese recente. Non corre per i piani alti, ma se conferma di cantare bene potrebbe finalmente portare il Regno Unito lontano dalle secche.

Con enorme fantasia, la Germania, che ci propone un duo chiamato S!sters che canta “Sister” accompagna la performance con uno schermo nel quale scorrono indovinate un po’? Immagini di sorelle da tutto il mondo… Carlotta Truman indossa un completo di pelle nera, Laurita Spinelli  un vestito corto nero con ricami dorati. Un simbolo di pace compare a fine canzone. Il pezzo resta modesto, loro hanno un buon affiatamento. La sensazione però è che il quarto posto dell’anno scorso sia parecchio lontano.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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