Eurovision 2019, sesta giornata di prove: convincono Svezia, Grecia e Svizzera


Report Live da Tel Aviv | Sesta giornata di prove in Israele: di scena gli ultimi tre artisti della prima semifinale e i primi nove della seconda dell’Eurovision Song Contest 2019.

Di seguito il resoconto della prima parte della giornata, comprensivo di anteprima di ogni performance e le impressioni della sala stampa di Tel Aviv. Dall’Italia, potremo seguire queste esibizioni il 14 e il 16 Maggio, in diretta su Rai4.

John Lundvik | Credits: Andres Putting / EBU

Katerine Duska, che presenta “Better love” per la Grecia, porta in scena una performance un po’ diversa da quella della prima prova, se non altro per i cambi di inquadrature (che, infatti, risultano ancora una specie di “work in progress”). Il risultato, comunque, è apprezzato dalla sala stampa, che premia anche la nuova mise dell’artista, comparsa con più make up.

Serhat, nella sua seconda esperienza per San Marino con “Say na na na“, è accompagnato da due ballerini e tre coriste: in mezzo al ledwall colorato il performer turco comincia a immaginare quello che farà quando ci sarà la gente dentro l’arena. Problema con il microfono di una delle coriste, regolato con il volume troppo alto. Potrebbe andare in finale? Nel caso non ruberebbe nulla.

Il novero delle canzoni della seconda semifinale si apre con l’Armenia, che porta in gara “Walking out” di Srbuk. Cambia radicalmente l’outfit, con capelli che ora sono avvolti in trecce e uno scialle; nella terza run arriva il fuoco per una performance che si dimostra solida e che, per aprire la serata di giovedì, andrà più che bene.

La prova dell’Irlanda non è proprio delle migliori (e ricorda per larghi tratti quanto visto qualche giorno fa), ma in questo caso la giustificazione Sarah McTernan ce l’ha: ha interpretato la sua “22” con un’infezione a un dente del giudizio in corso, che non è esattamente la cosa più augurabile al mondo. Si spera di ritrovarla in condizione migliori di questa per poterne giudicare appieno le potenzialità.

Si è scoperto che nella performance di Anna Odobescu, in gara per la Moldavia con “Stay“, quella che sembrava essere sand art era in realtà snow art. Arte della neve. Quello che fa Kseniya (colei che applica tale arte) è simultaneo a quel che si vede dietro di lei, che sembra registrato. La prestazione vocale dell’artista si conferma di livello.

Luca Hänni si ripresenta per verificare come rappresentare al meglio la Svizzera in “She got me“. Gli stacchi di regia arrivano praticamente a ogni passo dell’uomo sul palco. L’energia è la stessa della prima prova, e Hänni appare messo meglio a livello vocale rispetto alle imperfezioni precedenti. La sala stampa approva.

I Carousel, molto probabilmente, avrebbero qualcosa da dire sulla mania di tutte le regie delle esibizioni di utilizzare gli stacchi su tutta l’arena. In una canzone come “That night“, in rappresentanza della Lettonia, semplicemente non ce n’è bisogno, perché l’ambientazione, in questo caso, è per forza di cose verso l’intimistico. Alcuni cambi di atmosfera si realizzano da cambi di luci all’interno della performance.

Si passa alla Romania, con Ester Peony impegnata nell’esecuzione di “On a Sunday“. Sembra esser stato sostanzialmente deciso che, intorno alla principale protagonista della canzone, i due coristi debbano stare su un ponte, il chitarrista sull’altro, i due ballerini intorno a Ester. Fuoco, fiamme e qualunque effetto pirotecnico possibile concludono i tre minuti di questo pezzo.

La Danimarca riporta Leonora sul palco con “Love is forever“. Praticamente tutto uguale sia al Dansk Melodi Grand Prix che alla prima prova: la sedia gigante è sempre lì, le cinque persone coinvolte sono anch’esse sempre presenti, la precisione è sempre quella. In sostanza, una performance che funziona. Da finale.

Paenda, per l’Austria, ci riprova in questa seconda prova con “Limits“. Si tratta di un miglioramento chiaro rispetto a pochi giorni fa, con l’artista pienamente a suo agio e soprattutto con una scenografia che, finalmente, sembra essere da competizione. In sala stampa (per quel che può contare) il pacchetto piace, e molto.

John Lundvik si presenta ancora una volta in gran forma, assieme alle sue coriste. “Too late for love“, l’entry della Svezia, si giova di un’ottima coordinazione del lavoro di telecamere e di un’aggiunta, rispetto alla prima prova, di luci dorate sul ledwall che differenziano ulteriormente questa esibizione da quella del Melodifestivalen. In molti cominciano a vedere la Svezia parecchio alta, ma soltanto il tempo dirà se sarà una sensazione reale.


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