Eurovision 2019, ottava giornata di prove: problemi tecnici per Malta, cresce la Norvegia


Report Live da Tel Aviv | Ottava giornata di prove a Tel Aviv, giornata dimezzata: dopo le 16 niente più spettacoli per rispettare lo shabbat, giorno festivo per le religione ebraica. Sensazioni della prima prova confermate, grossi problemi però emergono dalla regia, che a sentire molte delegazioni e parecchi inviati, appare dozzinale come quella dell’edizione austriaca.

Di scena i cantanti che si esibiranno nella seconda metà della seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest 2019. Di seguito il resoconto della giornata. Dall’Italia, potremo seguire queste esibizioni il 16 Maggio, in diretta su Rai4.

 La delegazione croata pare sia una di quelle che abbia lamentato problemi dal punto del vista della regia. Per il resto Roko e i suoi ballerini proseguono nella performance nel segno di cieli, angeli e ali dorate. Suona tutto un po’ pesante e fuori tempo massimo, soprattutto se cantato da un ragazzo di 18 anni.

Nessuna nuova in casa Lituania. Jurij Veklenko punta tutto sulle sue indubbie doti vocali e non sarà facile perchè la canzone è terribilmente generica e non riesce a colpire nemmeno un po’. Lo staging sembra ormai messo a punto, non resta che attendere la prova generale.

Giornata nera per la regia israeliana. Diversi paesi hanno protestato, Malta lo ha fatto anche pubblicamente in conferenza stampa, dicendo che non aveva tutto sotto controllo. Problemi tecnici emersi nella prima prova non sono stati risolti e sono stati costretti a cambiare la performance.

In uno show dove tutto è preciso al dettaglio questo non dovrebbe accadere. In particolare si sono lamentati problemi alle luci e alle inquadrature. Molto male.

Il gioco fra Lazarev e gli specchi che caratterizza la messa in scena è stato ancora migliorato. Tutto studiato al secondo, precisissimo, lui è una macchina da palcoscenico.

Il pezzo continua ad essere poco più che generico, ma se c’era ancora qualche dubbio sul fatto che la Russia giocasse per vincere, la seconda prova li ha fugati tutti: sarà senz’altro uno degli uomini da battere. A meno che le giurie non valutino l’aspetto prettamente musicale e allora chissà.

Cresce l’Albania, che ha insieme alla Polonia la performance maggiormente incentrata sulle produzioni tradizionali, a cominciare dal meraviglioso outfit nero e dorato che indossa con grande eleganza e portamento.

Voce potentissima, i suoi coristi la supportano egregiamente.  Tutto molto minimale, pochi led, il nero è il colore dominante, con alcuni sprazzi di arancione sulla destra del palco. Ma non è lo staging quello su cui puntano.

Più passano i giorni e più cresce la sensazione che il vero dark horse di questa edizione sia la entry norvegese (con i KEiiNO e la loro “Spritit in the Sky”): potente ed eurovisiva al punto giusto, staging spettacolare,  l’esecuzione sfiora la perfezione, è tutto molto coinvolgente.

La sensazione è che al televoto possano fare sfracelli e  possano addirittura concorrere per un posto in top 5, se non meglio. (foto di copertina @EBU Andreas Putting)

La performance di Duncan Laurence continua ad essere potenzialmente da vittoria, perché lui è intonatissimo e il suo pezzo è molto emozionale.

Tuttavia a livello puramente scenico lasciano interdetti alcune scelte, come per esempio il fatto che per 40 secondi non c’è una sua inquadratura ravvicinata, il che potrebbe un po’ danneggiare una ballata intensa come la sua. E’ stata rimossa dalla parte superiore del suo piano la sfera luminosa che gli illumina il volto, riposizionata più avanti.

Sulla Macedonia del Nord è probabile toccherà alle giurie nazionali decidere se il pollice sarà diritto o verso. Perché Tamara Todevska canta benissimo e tiene altrettanto bene il palco, anche grazie all’esperienza.

Il pezzo però suona molto vecchio, di maniera, e in generale anche tutto lo staging non è brillante. Semifinale tosta, se va in finale – e per l’interpretazione lo meriterebbe –  potrebbe far cadere qualche nome illustre.

Azerbaigian. C’è l’aggiunta di una sovrapposizione grafica verso la fine del secondo coro, che è sottile ma efficace. Chingiz aggiunge anche più mugham (canto etnico) al coro finale che dà a questa canzone pop quell’inconfondibile tocco caratteristico.

Per il resto, abbiamo visto probabilmente l’esibizione così come sarà in semifinale. La qualificazione pare una formalità. Poi probabilmente scivolerà a centro plotone.


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