Eurovision 2019, la prova giurie della seconda semifinale: il liveblogging


Report Live da Tel Aviv | Archiviata già la prima semifinale, con vincitori e sconfitti, occhi puntati sulla seconda semifinale.

La stampa eurovisiva, compresi i nostri inviati in Israele Antonio Scordino e Alessandro Maio, è nel press center all’interno dell’Expo Tel Aviv, pronta per seguire la jury rehearsal della seconda serata dell’Eurovision 2019, in onda domani (16 maggio) alle 21 su Rai 4.

Una prova molto importante poiché proprio stasera le giurie di qualità avranno il compito di comporre le loro classifiche riguardanti le nazioni in gara in questa seconda semifinale e influire sul 50% del risultato finale.

Vi ricordiamo che, purtroppo, non è possibile assistere alla prova destinata alle giurie, in tv o in streaming online, poiché per regolamento è vietata qualsiasi ripresa delle esibizioni.

Anche la giuria italiana è chiamata a votare. Vi ricordiamo che è formata da Elisabetta Esposito (Presidente di Giuria), 41 anni, giornalista per La Gazzetta dello Sport, Annie Mazzola, 28 anni, digital entertainer e agente nel campo della moda, Mauro Severoni, 51 anni, tecnico del suono RAI, Adriano Pennino, 57 anni, musicista, arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra e Paolo Biamonte, 59 anni, critico musicale, giornalista e autore televisivo.

Questa la scaletta della seconda semifinale:

  1. Armenia – Srbuk – Walking Out
  2. Irlanda – Sarah McTernan – 22
  3. Moldavia – Anna Odobescu – Stay
  4. Svizzera – Luca Hänni – She Got Me
  5. Lettonia – Carousel – That Night
  6. Romania – Ester Peony – On a Sunday
  7. Danimarca – Leonora – Love Is Forever
  8. Svezia – John Lundvik – Too Late for Love
  9. Austria – PÆNDA – Limits
  10. Croazia – Roko – The Dream
  11. Malta – Michela – Chameleon
  12. Lituania – Jurij Veklenko – Run with the Lions
  13. Russia – Sergey Lazarev – Scream
  14. Albania – Jonida Maliqi – Ktheju tokës
  15. Norvegia – KEiiNO – Spirit in the Sky
  16. Paesi Bassi – Duncan Laurence – Arcade
  17. Macedonia del Nord – Tamara Todevska – Proud
  18. Azerbaigian – Chingiz – Truth

A differenza della prima serata, che ha visto in apertura un commovente video riguardante Dana International e Netta Barzilai, con conseguente esibizione live di quest’ultima, la seconda semifinale non parte con una performance canora.

I quattro presentatori salutano subito il pubblico e introducono un video riassuntivo della prima semifinale.

© Andreas Putting

01. ARMENIA – Srbuk – Walking out

Opening energico per l’entry armena. Nonostante coreografia e luci si accordino perfettamente al ritmo del pezzo, la vocalità traballante mette in dubbio la buona riuscita dell’operazione di Srbuk, che risulta efficace per energia, ma scarsa per disciplina e memorabilità. Nel finale del pezzo, Srbuk rimuove i monitor dalle orecchie, dando l’idea di qualche problema tecnico. Farà fatica ad entrare in finale.

Antonio: IN BILICO – Alessandro: FUORI

© Thomas Hanses

02. IRLANDA – Sarah McTernan – 22

Premettiamo: non uno dei nostri preferiti. Ma il pezzo si dimostra semplice, godibile, orecchiabile dalla scarsa complessità vocale ma nel contempo ben gestita. Staging tutto coerente con il pezzo e ritornello piacevole. Potrebbe andar bene nel televoto. Con non poca fatica, pensiamo possa entrare tra i dieci pezzi della finale.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO

© Andreas Putting

03. MOLDAVIA – Anna Odobescu – Stay

Ballad pop per il pezzo moldavo che, dopo i fasti europop trash degli ultimi anni, si concentra su una produzione più matura ma al contempo più insipida. L’esecuzione è impeccabile, ma manca di trasporto e non riesce a contagiare le emozioni della stampa; la scelta del video di supporto, che vede un’artista riprodurre volti e scenari con l’uso della neve artificiale, tende a distrarre dall’esibizione, piuttosto piatta. Durante il pezzo di Anna Odobescu abbiamo pensato alla nostra infanzia, alle istruzioni della lavatrice e alla produzione di mais del Brasile.

Antonio: FUORI – Alessandro: FUORI

© Thomas Hanses

04. SVIZZERA – Luca Hänni – She Got Me

Grandissime aspettative per il pezzo di Luca Hänni: abbiamo ascoltato le prime note con grande fervore ed eccitazione, purtroppo in parte delusa. La vocalità non è ancora accettabile, in particolare durante le strofe, nelle quali i backing vocal non forniscono – chiaramente – sostegno. La coreografia risulta perfetta e convincente, così come il tune di questo estremamente semplice ma a tutti gli effetti catchy pezzo pop, che alla fine condurrà certamente la Svizzera in finale (almeno secondo uno di noi due), ma con meriti vocali molto scarsi.

Antonio: DENTRO – Alessandro: IN BILICO

© Andreas Putting

05. LETTONIA – Carousel – That Night

Pezzo semplice e delicato, staging ancora più semplice e piatto. Non siamo riusciti a a non pensare “Perché?”. Per alcuni potrebbe essere un bel filler durante una gita in campagna, ma da un punto di vista eurovisivo non riesce a conquistare attenzione né emozione. Non avrà difficoltà a lasciare il gruppo dei paesi contendenti.

Antonio: FUORI – Alessandro: FUORI

© Thomas Hanses

06. ROMANIA – Ester Peony – On a Sunday

La Romania quest’anno presenta uno di quei pezzi che qualcuno potrebbe definire “grower”. Al primo ascolto non ti colpisce, forse neanche ti piace: poi una mattina ti risvegli con il riff che ti gira in testa e non riesci a liberartene. Lo staff di Ester Peony è riuscito a creare una storia e uno staging convincente, tra il vittoriano e il bondage, giocando con la sensualità e garantendo una ottima tecnica vocale.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO

© Andreas Putting

07. DANIMARCA – Leonora  – Love is Forever

Al pari di altri pezzi quest’anno, anche la Danimarca gioca con un pezzo estremamente lineare e dalla semplicità melodica elevata. A differenza di altri competitor, tuttavia, riesce a raccontarlo con una coreografia pienamente allineata alle aspettative del pubblico ed infine il risultato è positivo.

Antonio: DENTRO – Alessandro: IN BILICO

© Thomas Hanses

08. SVEZIA – John Lundvik – Too Late for Love

Dopo un inizio con qualche problema tecnico al complesso sistema di luci presente sul palco, l’esibizione di John Lundvik parte con grandissima energia, confermando le alte aspettative in questa edizione per il paese scandinavo. L’ingresso dei backing vocal gospel, oltre che offrire un grandissimo effetto scenografico, rafforza la vocalità già molto solida dell’interprete, garantendo i brividi agli ascoltatori in sala. Senza dubbio in finale e meritevole di un posizionamento alto nella prima metà della classifica.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO

© Andreas Putting

09. AUSTRIA – PÆNDA – Limits

La proposta austriaca è molto particolare, intimistica, non per tutti i gusti: viene interpretata con una vocalità buona, non sempre eccellente, ma con una coreografia ben studiata che rende magica e sognante l’atmosfera. Nonostante questo, difficilmente in una semifinale così competitiva questa entry riuscirà ad ottenere l’attenzione e i voti del pubblico.

Antonio: FUORI – Alessandro: FUORI

© Thomas Hanses

10. CROAZIA – Roko – The Dream

Pop illirico ultradatato e coreografia “angeli e demoni” scarsamente coerente ed efficace. La Croazia quest’anno non riesce ad essere né abbastanza innovativa, né abbastanza trash per rappresentare un interesse sufficiente a superare le semifinali. Potrebbe essere pompata dai voti dei cugini ex jugoslavi non presenti alle semifinali, tuttavia non riteniamo sia abbastanza per salvarne le sorti.

Antonio: FUORI – Alessandro: FUORI

© Andreas Putting

11. MALTA – Michela – Chameleon

“Chameleon” di Michela presenta un riff interessante ed è interpretato con una buona tecnica vocale per tutta la durata del pezzo. La scelta dello staging è semplice – un pannello multicolor coerente al testo della canzone – ma fortemente allineato alle scelte artistiche della produzione. La coreografia è ben eseguita e riteniamo che lo staging nel complesso possa sostenere la buona riuscita della partita nella semifinale.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO

© Thomas Hanses

12. LITUANIA – Jurij Veklenko – Run with the Lions

Jurij Veklenko sale sul palco da solo, interpretando un pezzo molto commerciale e radiofonico, ma che non lascia impressionati sul palco per nessuna delle dimensioni dello staging. La resa vocale non sostiene pienamente la difficoltà del pezzo che crediamo possa avere poche chance di superare le forche caudine della semifinale.

Antonio: FUORI – Alessandro: IN BILICO

© Andreas Putting

13. RUSSIA – Sergey Lazarev – Scream

Star acclamata del 2016, Sergey ha conquistato il pubblico eurovisivo attraverso l’uso di una grande energia pop e di un’ottima apparenza fisica, che sfrutta a pieno nel corso della performance di “Scream”. Una ballad di grande pathos drammatico e ben interpretata anche nelle scelte scenografiche, rispettando le aspettative. Dopo lo scontato flop del 2018, la Russia non avrà difficoltà a tornare in finale.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO

© Thomas Hanses

14. ALBANIA – Jonida Maliqi – Ktheju tokës

Il pezzo albanese, in lingua originale, è interpretato da Jonida Maliqi con grandissima energia e vocalità perfetta. Staging che si concentra molto sulla dimensione del “fuoco” per rappresentare la sensazione di sofferenza espressa nel testo della canzone, che comunque rischia di non essere apprezzata dal grande pubblico. Nonostante ogni elemento si leghi in maniera coerente con l’altro, riteniamo che sia difficile rivederne la performance sabato in finale.

Antonio: IN BILICO – Alessandro: FUORI

© Andreas Putting

15. NORVEGIA – KEiiNO – Spirit in the Sky

Eredi – dopo 20 anni di storia della musica scandinava – degli Aqua, i KEiiNO sono gli unici in questa semifinale ad usare in maniera completa il palco e lo spazio offerto dalla produzione, risultando – a parità di pezzo godibile, ballabile e sfacciatamente pop – incisivo nel risultato finale. Abbandonata la metafora animalesca del video ufficiale, crediamo che non avranno difficoltà a superare lo scoglio delle semifinali.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO

© Thomas Hanses

16. PAESI BASSI – Duncan Laurence – Arcade

Il grande favorito – Duncan – conferma le alte aspettative per i Paesi Bassi. Intimistico ed emozionale nell’approccio, esplode con energia durante i ritornelli grazie anche ad una buona costruzione armonica dei backing vocal che, nel live, rendono davvero molto bene. Unica pecca: poca relazione con il pubblico e moltissima con le telecamere, anche se il risultato finale è garantito per uno show televisivo.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO

© Andreas Putting

17. MACEDONIA DEL NORD – Tamara Todevska – Proud

Buona performance vocale per la macedone Tamara Todevska, con una scenografia che “replica” la performer sullo sfondo e offre un buon riscontro nel pubblico. Tuttavia il pezzo, infilato in mille cliché abusati e sorpassati, non offre nessuna connotazione di specialità né memorabilità, che in una semifinale così ricca di protagonisti e alte aspettative non ha molte chance di sopravvivere.

Antonio: FUORI – Alessandro: FUORI

© Thomas Hanses

18. AZERBAIGIAN – Chingiz – Truth

Finale sicuramente memorabile per questa seconda semifinale, con uno Chingiz che – con uno staging essenziale ma convincente – riesce ad attrarre l’attenzione e rendere il pezzo, già pop e godibile in studio, ancora più interessante grazie alle ricche armonie costruite dai coristi. Nelle prove, tuttavia, si è evidenziato un problema di bilanciamento con i lead vocal del cantante, che sono risultati alquando deboli. Crediamo che il problema verrà risolto nella resa live di giovedì sera.

Antonio: DENTRO – Alessandro: DENTRO


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