Eurovision Song Contest 2020 cancellato: il broadcaster NPO spiega come è andata


Continuano ad arrivare spiegazioni relativamente al processo che ha portato alla cancellazione dell‘Eurovision Song Contest 2020. Dopo quelle ufficiali dell’EBU, a parlare sono Sietse Bakker, produttore esecutivo dello show ed il capo di NPO, una delle emittenti coinvolte,  Shula Rijxman.

Rotterdam | Credits: Iris van den Broek / EBU

Parlando al talkshow Op1, la sera stessa di quel 18 marzo in cui è stata annullata l’edizione 2020, Rijxman spiega come il processo decisionale sul futuro dell’Eurovision sia andato di pari passo con l’accelerazione della crisi sanitaria e che già dai giorni dello Head of Delegation Meeting era chiaro che sarebbe stato complicato andare avanti col progetto al quale stavano lavorando da Maggio 2019, cioè da subito dopo la vittoria di Duncan Laurence:

Le restrizioni sono aumentate nel corso del passato fine settimana, in differenti paesi, non solo nei Paesi Bassi. E lentamente, ma chiaramente ce ne siamo accorti, perché per esempio, non tutti i Paesi sono venuti all’Head of Delegations meeting a Rottedam, molti erano in videoconferenza.

La preoccupazione della gente si notava. Alle 14.15  ho ricevuto la chiamata dalla EBU nella quale mi si annunciava che l’Eurovision quell’anno non sarebbe andato avanti.

Una decisione, aggiunge Rijxman, presa dalla EBU per proprio conto, senza consultare i broacasters, in quanto “decisioni di questo tipo devono prendere i vertici, per via ufficiale”

L’opzione ‘evento senza pubblico’, aggiunge, non è di fatto mai stata presa in considerazione:

Oltre a considerare comunque i rischi (per la sicurezza, se l’emergenza non fosse finita ndr), non puoi pensare e desiderare uno show senza pubblico. L’Eurovision è una festa musica per il Paese, con arene esaurite, per la quale la gente ha acquistato i biglietti.

Anche Sietse Bakker, come egli stesso ha spiegato durante il programma, ha gradualmente perso la speranza proprio in virtù delle restrizioni alla circolazione:

Come ha detto Shula, negli ultimi giorni è diventato sempre più chiaro che non l’evento era più sostenibile. L’EBU ovviamente prende atto della situazione nei Paesi Bassi, ma osserva anche la situazione negli altri paesi, sono 41 quelli in concorso, ricordiamolo.

Ci sono migliaia di persone che si sarebbero messe in viaggio,  artisti da tutto il mondo ed in questa situazione non era davvero possibile. Tutto questo è molto triste perché c’è un squadra che  ha lavorato duramente per mesi per costruire uno straordinario biglietto da visita dei Paesi Bassi. “

L’EBU in queste ore sta discutendo con la città di Rotterdam: l’obiettivo è quello di confermare location e sede per l’edizione 2021, per la quale nel frattempo stanno arrivando anche diverse riconferme degli artisti selezionati per il 2020.


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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa

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