Eurovision, i Naviband incidono “Devochka v belom”, l’inno della protesta in Bielorussia

Avevamo riferito nei giorni scorsi della protesta pacifica che sta animando le strade di Minsk dopo la contestata rielezione a presidente di Lukashenko, non riconosciuta dalle autorità internazionali. Un movimento di popolo che vede gran parte degli artisti che hanno rappresento la Bielorussia all’Eurovision schierati dalla parte di chi chiede #freebelarus come nell’hashtag che accompagna la pacifica rivoluzione.

In prima fila come avevamo detto ci sono i NAVIBand, ormai da oltre un mese al fianco dei manifestanti, anche  a tempo di musica. Ebbene, è di questi giorni l’annuncio che “”Devochka v belom”,  ovvero “Girl in white”, l’inno che sta accompagnando la protesta, scritto e composto dal duo, sarà presto disponibile negli store digitali.

La canzone, che vede in voce la sola Ksenia Zuk, con Arciom Lukjanienka alla parte strumentale, è una ode a tutte le donne che lottano contro le difficoltà della vita, sventolando la bandiera bianca e rossa della Bielorussia, che Lukashenko ha sostituito nel 1994 con quella di stampo sovietico rossa e verde. Un inno contro la paura che limita la voglia di affermare la propria libertà, declinato al femminile. Si legge nel testo:

Non ci sarà  più paura, credo/il potere  ci dà la forza/ una ragazza orgogliosa, vestita di bianco/Ora sono pura, libera/ Non sono più tua /Non c’è più sofferenza, nessun dolore/Ogni giorno e come ricominciare da zero, ricordando come ieri abbiamo cantato tenendoci per mano/ Il suono pulsa nelle mie orecchi/ Non chiudere gli occhi, niente sonno, c’è speranza

Lanciata su Instagram TV la canzone ora può davvero diventare un inno di speranza.

Nel frattempo la protesta va avanti e con essa anche le misteriose sparizioni degli oppositori. Nei giorni scorsi, l’altra leader donna, Maria Kolesnikova è stata prelevata da uomini incappucciati nel centro di Minsk e caricata su un van. Di lei si sono perse le tracce: si sa che è riuscita a strappare il passaporto per evitare l’espulsione forzata.

Come lei risultano dispersi nel nulla altri due leader delle proteste, Anton Rodnenkov e Ivan Kravtsov. Un terzo, l’ex ambasciatore e ministro Pavel Latushko è in Polonia ed ha confessato di essere stato messo davanti a un ultimatum: o lasci il Paese o ti processiamo. Degli altri, Serghej Dylevskij è ancora in carcere. Olga Kovalkova è stata accompagnata dalla prigione al confine polacco. Mentre la Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievich è sotto inchiesta e sotto protezione dell’Unione Europea.

Svetlana Tikhanovskaya, la candidata ufficialmente sconfitta ma che cronache indipendenti dicono sia la vera vincitrice, ha chiesto asilo politico in Lituania.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa